Berlusconi torna al lavoro sui vertici ma è stallo sui volti nuovi di Forza Italia

Ha passato il Natale tra famiglia e telefono, a cercare di completare il difficile puzzle delle nomine nel partito che viene rimandato di giorno in giorno. Ma Silvio Berlusconi nemmeno sotto l’albero ha trovato in regalo una soluzione che lo soddisfi. Da oggi comincerà ad incontrare a Villa San Martino big del partito e consiglieri fidati, per trovare suggerimenti che lo aiutino a rilanciare quella Forza Italia che ai suoi occhi non riesce a trovare la freschezza. Perché questo è il punto che lo immobilizza e gli fa rimandare le scelte: Berlusconi non è riuscito a trovare la formula magica di integrazione tra volti nuovi ed esperti politici per dar vita a un organigramma che regga il confronto con quello, da lui molto invidiato, del Pd renziano. «Se nomino l’Ufficio di presidenza adesso non c’è un solo nome nuovo che posso proporre, e lo stesso vale per i coordinatori regionali», si è sfogato con i fedelissimi, stanco e scontento dicono, ma comunque al lavoro. E non ci sono volti nuovi perché anche l’operazione Club Forza Silvio, sulla quale comunque continua a puntare (ci sarà una Convention nazionale il 27 e 28 gennaio a Milano), ha funzionato solo a metà. È vero, ha confessato, che nuovi Club nascono, ma tra chi aderisce non ci sono quegli intellettuali, quei manager, quegli imprenditori che sperava arrivassero a dare una mano. «La verità — dice chi gli ha parlato —, è che questo tipo di personaggi oggi non è più attratto da noi, ma da Renzi. Noi non tiriamo, anche se abbiamo consensi ancora alti». E questo Berlusconi comincia a capirlo, anche se non si arrende. Resta ancora in piedi l’idea di un partito guidato da tre vicepresidenti, uno fuori dalla politica come Giovanni Toti, uno forte in Europa come Antonio Tajani e un volto femminile apprezzato (in corsa Gelmini, Bernini, Carfagna), così come è lui stesso a dire che «su 20 coordinatori regionali, 12 li ho in testa». E però un po’ le proteste di chi si vede escluso, un po’ la sua delusione per il quadro generale che non lo soddisfa, fanno prevedere che non si arrivi a decisioni almeno fino al nuovo anno. In stand-by resta anche il caso Brunetta. L’attivismo del capogruppo alla Camera, sommato a un carattere non facile, ha provocato una tale ondata di malumore fra i deputati da far traballare anche il Cavaliere. Che non è scontento di come Brunetta fa l’opposizione («È bravo, lavora tantissimo, conosce molto bene l’economia ed è efficace»), ma gli fa chiedere come sia possibile che «Renato non riesca a tenere un gruppo di soli 60 parlamentari…». Le voci del partito danno per ancora possibile che si chieda un voto segreto sui capigruppo (che sono stati eletti per acclamazione per volere di Berlusconi), voto che vedrebbe sconfitto Brunetta e riconfermato Romani. E questo nonostante il Cavaliere sia intervenuto tre giorni fa per smentire «qualsiasi repulisti» e riconfermare Brunetta che «non si tocca ». Macomunque finisca, la sofferenza in Forza Italia, senza decisioni, è destinata a crescere. Acuita dalla preoccupazione che alcuni nutrono rispetto all’ipotesi che al Cavaliere non vengano concessi i servizi sociali ma finisca agli arresti domiciliari. Sarebbe «una tragedia », dicono i suoi, perché «non avremmo più un leader, oltre che un candidato premier che ancora drammaticamente ci manca». Berlusconi, dicono, non sembra preoccupato dell’evenienza, ma non è chiaro se è perché la mette in conto o perché la esclude. In ogni caso, ad oggi la corsa verso il voto subito sembra interessarlo meno. Con un partito tutto da costruire e tante incognite, è bene essere cauti.