Berlusconi «tifa» per le urne a maggio

Silvio Berlusconi

Tre ore a Milanello, le altre—prima e dopo—a discutere di una campagna elettorale che sente nell’aria e nella quale vorrebbe immergersi fino al collo. Sa benissimo Silvio Berlusconi che quella del suo partito non sarebbe una cavalcata facile, privo ancora di un candidato premier spendibile, con alleanze magari obbligate ma da costruire, con avversari tonici. Ma, raccontano, per lui «l’aria del voto è già un toccasana: riprende tutte le sue energie e la sua voglia ». E così l’ex premier si muove per favorire un’evoluzione in questo senso, e per arrivarci preparato. Per questo ha sposato la linea di Brunetta sul sostegno al Mattarellum, sistema fino a poco fa inviso ma oggi, dice, «l’unico che potrebbe entrare in vigore subito e permetterci di votare a maggio », anche perché «a Renzi potrebbe andare bene e Grillo ha già detto che lo sostiene». E in questo senso sta riprendendo in mano tutti i dossier che gli serviranno per riempire le sue uscite pubbliche di contenuti che non siano solo quelli contro i nemici giudici che lo vogliono «assassinare». Raccontano che sia impegnatissimo nell’immaginare manifesti elettorali e slogan, con al centro la bandiera di Forza Italia. E che si sia convinto che sia ora di sostenere A Torino Umberto Bossi, Matteo Salvini e Roberto Maroni ieri le ragioni della protesta che sta infiammando l’Italia. «È vero —dice—che fra quella gente ci sono anche teste calde, gruppi estremistici. Ma quella piazza è fatta prevalentemente di gente nostra: negozianti, piccoli imprenditori a un passo dal fallimento, autotrasportatori, tutte categorie che dobbiamo ascoltare e con cui dobbiamo parlare: di Irap, tasse, Imu, di cose concrete». Esattamente quello che «questo governo non fa: Letta non si rende conto di quanto sia lontano dalla gente, ogni giorno che passa lo è di più. La piazza chiede lavoro e meno tasse e lui se ne va in giro per il mondo, appare freddo e vecchio, sta sbagliando tutto. E Alfano e compagnia sono ormai la sua stampella: anche Angelino si ingrigisce ogni giorno di più».Renzi, invece, è «bravo, capace di parlare alla gente, moderno e nuovo: magari riuscisse davvero a cambiare la sinistra, sarebbe un bene per tutti ». Ma resta pur sempre l’avversario da battere, anche se «sulla legge elettorale potremmo convergere, se solo capissimo cosa vuole davvero: se pensa all’elezione diretta del premier potremmo anche starci al doppio turno, ma è difficile che rinunci al voto subito: sarebbe un suicidio per lui». Sullo sfondo, resta la grana di un partito in ebollizione che Berlusconi vorrebbe vedere assieme esperto e nuovo, con gente abile ma fresca ed esterna. Un tutto e il suo contrario che prolunga un’attesa snervante: l’idea di varare la prossima settimana l’ufficio di presidenza di 34 membri resta, come quella di mandare un commissario in ogni Regione, ma ancora la decisione (ventilata) non è stata presa. Arriverà in settimana, forse.