Berlusconi studia la svolta nel partito: passo indietro di Verdini, avanza Toti

Silvio Berlusconi

Qua bisogna rivoluzionare tutto, dalla linea politica ai nomi. E io vorrei chiudere questa partita subito». Alle sei di ieri pomeriggio, dopo una riunione con una cinquantina di «facce nuove» dell’Esercito di Silvio, il Cavaliere chiude idealmente dietro di sé il portone della villa di Arcore. L’incontro con le giovani leve forziste, che come tutti gli incontri più importanti ormai si tiene «in casa» e non più a Roma, lo ha galvanizzato. Le voci di chi lo descrive come «uno che non sa che pesci prendere», al contrario, lo indispettiscono sempre di più. Silvio Berlusconi guarda e riguarda la lista in cui sono appuntati i coordinatori regionali di Forza Italia che gli hanno proposto i lealisti di Raffaele Fitto e Denis Verdini. «Non mi piacciono per niente questi nomi», sussurra. Come non gli «piace per niente» neanche la bozza sui membri dell’ufficio di presidenza, anche questa preparata dagli uomini-macchina del partito. Da qui «la pazza idea» di muoversi immediatamente. E di varare, magari prima della fine dell’anno, gli organigrammi di una Forza Italia che sia in grado di competere con la ventata di freschezza arrivata nel Pd con l’arrivo di Matteo Renzi. Ha ventiquattr’ore di tempo, Berlusconi. Ventiquattr’ore per comporre prima di domattina, quando ha in programma una trasferta lampo nella Capitale, i tasselli di un puzzle che ha già in testa. Rivoluzionare il partito, ringiovanirlo, dotarlo non solo di volti nuovi. Ma anche di una linea politica che sia «moderata », «più vicina alla forza liberale che eravamo nel ‘94» e anche votata al dialogo con chi, come Alfano, ha scelto un’altra strada. La «rivoluzione» che il Cavaliere ha in mente, e che potrebbe realizzare anche prima della notte di San Silvestro, comincia dai tre coordinatori nazionali. Che, nello schema berlusconiano, saranno «due uomini e una donna». Tra questi, il nome dal quale Berlusconi non ha intenzione di retrocedere è quello di Giovanni Toti. Il direttore di Studio Aperto e del Tg4, in cui l’ex premier ha visto negli ultimi tempi un collaboratore «tra i più preziosi», non vorrebbe lasciare la plancia di comando delle due testate per un’avventura politica arrischiata. E i capi azienda del Biscione, a cominciare da Fedele Confalonieri, sono pronti a incoraggiare la sua uscita da Cologno Monzese verso Forza Italia soltanto a patto che abbia mani sufficientemente libere per prendere decisioni importanti nel partito. Una garanzia che Berlusconi in persona, e questa è una delle novità di ieri pomeriggio, sarebbe pronto a sottoscrivere. Non a caso, nel compilare la short list per il futuro triumvirato forzista, Berlusconi avrebbe già depennato il più ingombrante dei nomi. E cioè Denis Verdini. Che, pur rimanendo il plenipotenziario sulla riforma elettorale, non «dovrebbe avere più — sussurrano le “voci di dentro” di Arcore — l’incarico che aveva in precedenza». È la «rivoluzione», insomma. Il modo per sovvertire i paradigmi di una Forza Italia che, per Berlusconi, deve tornare ad assomigliare sempre di più a un partito moderato e in linea con lo «spirito del ‘94». Il Cavaliere ha l’appoggio degli amici di una vita — da Confalonieri a Doris, passando per Ermolli, senza dimenticare Gianni Letta — che avevano vissuto come una sconfitta il ritorno dei «toni duri» e la separazione delle colombe, poi approdate al Nuovo centrodestra. E l’amichevole telefonata prenatalizia con Angelino Alfano, con cui l’ex premier ha parlato venerdì sera, è un’altra spia della «nuova linea». Tolta l’incognita del lunedì romano, e al netto del blitz sugli organigrammi forzisti, all’ex premier non rimane che un piccolo cruccio. Passerà felicemente il secondo Natale insieme a Francesca Pascale, con tanto di pranzo familiare del 25 dicembre ad Arcore e con l’ipotesi di passare il capodanno in montagna, magari in Trentino. E, alla donna amata, probabilmente dovrà opporre un «no», relativo al regalo che la stessa sogna da tempo. Quella moto, per la precisione una Harley Davidson, che «Francesca» sogna da anni e che «Silvio», al contrario, considera «troppo pericolosa».