Berlusconi rinvia l’incontro con i ribelli

La piazza scuote la politica, la divide, la spacca. E la preoccupa. Oggi il ministro degli Interni Angelino Alfano riferirà alla Camera sulle manifestazioni del movimento dei Forconi, anche sulla base delle allarmate informazioni dei servizi che vedono gravi rischi di infiltrazioni e di «atti eclatanti» nella protesta che sta creando disagi in molte città. «Abbiamo segnali chiari dall’intelligence, non stiamo qui ad aggettivare le ali estreme di questi movimenti, ma abbiamo gli occhi puntati su di loro e sapremo cosa fare se esagereranno. Useremo tutta la forza necessaria contro i violenti e i delinquenti» dice il vicepremier. Unmovimento difficile da inquadrare, eterogeneo, che viene blandito da chi cerca consenso dalla piazza ma anche tenuto a distanza da chi, come Enrico Letta, respinge l’idea che una protesta di parte sia interpretata come quella del Paese tout court: «Lisciare il pelo alla protesta sostenendo che chi rappresenta una minoranza di una categoria economica possa parlare a nome di tutti è uno stravolgimento delle regole della democrazia che non dobbiamo seguire», ammonisce il premier, spiegando che non si devono «scambiare le proteste degli autotrasportatori con un’altra cosa: il governo affronta la discussione con i rappresentanti delle categorie, se indica forme di accordo che tengono insieme più del 90% di quelle categorie, venire a dire che quello che sta accadendo è la rappresentanza del Paese non è vero». Parole che cambiano la percezione avuta ancora fino a 24 ore fa di una protesta che ha attirato la simpatia delle opposizioni. Prima Grillo (denunciato da un gruppo di deputati del Pd per «istigazione ai militari a disobbedire alla legge»), poi la Lega — che con il neosegretario Salvini auspica che dopo il voto di fiducia al governo «i Forconi entrino in Parlamento» — ma anche Berlusconi, in tanti hanno strizzato l’occhio ai manifestanti. Ma, almeno per il Cavaliere, con la sgradevole conseguenza di essere costretti a una marcia indietro precipitosa. Berlusconi martedì si era lasciato convincere da esponenti del suo partito come Daniela Santanchè a prestare orecchie attente alla protesta, ad una piazza nella quale «tanti dei nostri sono presenti». E aveva detto sì a un incontro da tenersi ieri nella sede del partito con una delegazione degli autotrasportatori. Ma ieri, raccontano, l’ex premier è stato travolto dalle richieste di annullare l’incontro arrivate da mezza Forza Italia, dagli autotrasportatori che il loro accordo con il governo lo hanno siglato, da Confcommercio, da Confindustria. Paolo Uggè, che fu sottosegretario nel suo governo e che oggi è vicepresidente di Confcommercio lo ha avvertito dell’ira che stava montando nelle categorie, Gianni Letta ha urlato — giurano — perché «con la piazza non si scherza, bisogna stare attenti a queste cose», tanto più nel momento in cui dal governo viene lanciato l’allarme su possibili incidenti. Berlusconi ha dunque fermato le macchine, mentre da parte sua la Santanchè riceveva una piccola delegazione degli autotrasportatori. Con un comunicato, l’ex premier ha annunciato di aver deciso di «rinviare l’incontro » per «evitare ogni possibile strumentalizzazione». E ha cercato di uscire dal cul de sac facendosi paladino di protagonisti e vittime della contestazione: «Da giorni il nostro Paese è bloccato dall’azione di protesta che vede insieme molte categorie produttive e che sta provocando disagi alla popolazione e al commercio: sino a ora il Governo è apparso poco reattivo. Cosa aspetta a convocare queste categorie? Forse che accada qualcosa?»