Berlusconi pronto alla svolta Ruolo di coordinatore unico a Toti

Silvio Berlusconi

Partito e legge elettorale. Da rilanciare il primo, da blindare con un accordo con Renzi il secondo. Silvio Berlusconi torna a Roma dopo la lunga pausa natalizia e subito mette mano ai due dossier per lui indispensabili per arrivare al più presto, e nelle migliori condizioni possibili, all’obiettivo al quale tiene più di ogni altro: il voto in tempi brevi, se possibile già a maggio con un election day che possa vedere premiato il suo massimo sforzo in una campagna elettorale che lui considera già iniziata. Per questo, potrebbe essere questione di ore la prima, vera rivoluzione nel partito: a meno di colpi di scena, il Cavaliere ha deciso di nominare Giovanni Toti, attuale direttore di Rete4 e Studio Aperto e oggi suo più ascoltato consigliere, coordinatore unico di Forza Italia. Lo ha detto all’interessato, lo ha detto a Verdini: «Dobbiamo dare un segnale di cambiamento, non possiamo più aspettare», nemmeno la Convention del 26 gennaio prevista a Roma per festeggiare il ventennale della sua discesa in campo. Fosse per lui, raccontano, l’annuncio potrebbe arrivare già oggi, ma una serie di motivi tecnico-politici potrebbero portare a un breve slittamento. Toti infatti dovrebbe dimettersi da direttore prima di ricevere il nuovo incarico, per una questione di opportunità, e la formalizzazione della nomina deve necessariamente avvenire alla presenza di alcuni organi di partito, primo fra tutti quel Sandro Bondi che è allo stato amministratore unico. Ma anche se marce indietro con Berlusconi non sono mai da escludere, ad oggi la nomina di Toti non pare in dubbio, nonostante il forte malumore tra molti big del partito per una scelta che giudicano inadatta. E che relega Verdini, da numero uno indiscusso, nelle retrovie. D’altronde l’idea dei tre coordinatori che pure Berlusconi aveva accarezzato è tramontata perché, come gli avevano peraltro detto proprio i notabili forzisti, per farlo sarebbe stato necessario modificare lo statuto del partito, e senza un congresso sarebbe tecnicamente impossibile. E dunque, ecco lo strappo: Toti è pronto a prendere in mano, si vedrà con quali deleghe, la guida di un partito del quale ovviamente non sarà l’unico condottiero. Primo, perché la palla resta sempre a Berlusconi, secondo perché lo stesso Berlusconi tenterà un riequilibrio negli altri organi — dall’Ufficio di Presidenza ai singoli dipartimenti — con l’inserimento di nomi nuovi (qualche ingresso dai Club, emergenti come Baldelli) ma anche con il recupero di chi, da Carfagna a Santanchè, dallo stesso Verdini alla Bernini, alla Brambilla a tanti altri, fa comunque parte della cerchia dei fedelissimi, mentre Fitto sembra sfilarsi dall’organigramma continuando a ripetere di voler restare «un deputato semplice». Certo gli effetti del terremoto sono tutti da valutare, ma è probabile che per mettere a punto tutte le caselle si attenda metà febbraio, quando si dovrebbe tenere l’assemblea Costituente di FI. Nel frattempo, l’obiettivo resta quello di stringere un patto con Renzi sulla legge elettorale. A sentire i bene informati azzurri, i contatti informali tra l’entourage del leader Pd e Verdini avrebbero già prodotto molti risultati, e l’accordo sul sistema spagnolo «è molto vicino», ma per ora incontri tra Renzi e il Cavaliere non sono previsti. Ieri si era diffusa la voce di un rendez vous a Firenze già questo sabato, ma dal Pd è arrivata la secca smentita: nessun faccia a faccia è in agenda. Versione confermata in casa azzurra, dove si spiega che l’incontro ci sarà sicuramente, ma solo quando il lavoro istruttorio sarà terminato. E soprattutto, quando con le motivazioni della Corte Costituzionale sull’annullamento del Porcellum si capirà se il modello sul quale «siamo ad un passo dal chiudere con Renzi», lo spagnolo, sarà percorribile. «Il nostro timore — dice infatti la Santanchè — è che la Consulta voglia imporci anche la legge elettorale…». Per questo, non servono incontri precipitosi, o comunque è inutile annunciarli molto prima: «Magari i due si vedranno di nascosto e lo verremo a sapere solo dopo…», creano suspense gli azzurri.