Berlusconi non cede: in piazza, è solo l’inizio

È un crescendo rossiniano quello scelto da Silvio Berlusconi che parla alle tv Mediaset. Prima risponde alla Telefonata di Maurizio Belpietro su Canale5 poi si fa intervistare da Studio Aperto, il tg di Italia1. Un’offensiva per spiegare agli italiani quali rischi starebbe correndo il Paese con la sua decadenza da senatore e, soprattutto, un modo per fare sentire la sua voce perché da domani la sua capacità comunicativa potrebbe essere ridimensionata per effetto della decisione dell’aula di Palazzo Madama. E così preannuncia ciò che, di lì a qualche ora, sarà ufficializzato dai capigruppo Brunetta e Romani, ovvero il passaggio di Forza Italia all’opposizione. Un passaggio, sostiene, dettato dal fallimento dell’esecutivo di larghe intese. «Al governo Letta, che io ho fortemente voluto—ricorda—abbiamo dato tre obiettivi fondamentali: la pacificazione nazionale, finalmente le grandi riforme istituzionali che sono necessarie a modernizzare questo Paese e che non sono nemmeno riuscito a fare con il mio partito e poi la ripresa economica che non si può agganciare con la politica di sinistra del “tassa e spendi” confermata con questa Legge finanziaria. Tre obiettivi tutti falliti». Berlusconi si rivolge, soprattutto, al suo popolo. È incerto se attaccare il gruppo che ha seguito Angelino Alfano, benché la tentazione sia forte perché, davanti a deputati e senatori riuniti per decidere come comportarsi sulla legge di Stabilità, si lascia andare a una battuta: «È meglio essere di meno, si ha un bel vantaggio. Almeno ora mi trovo davanti a persone tutte simpatiche. È bello essere qui, siete tutti simpatici, prima non potevo dirlo…». In ogni caso, il Cavaliere denuncia ancora una volta di essere vittima di una persecuzione giudiziaria. «Sono assolutamente innocente — afferma riferendosi alla condanna per frode fiscale in conseguenza della quale oggi l’assemblea di Palazzo Madama ha in programma di votare la sua decadenza—sto subendo un tentativo di eliminazione politica attraverso la via giudiziaria che trasforma la nostra democrazia in una democrazia dimezzata e viola il significato ultimo di Stato di diritto». Difende la decisione di tenere un sit-in sotto la sua residenza. «Una manifestazione assolutamente pacifica e legittima» e promette che «sarà solo l’inizio », lasciando così intendere che altre ne seguiranno. Cosa che questa che fa scattare il Pd. «Stiamo assistendo a un’escalation con toni sempre più violenti», commenta Danilo Leva. «Invocare la piazza — aggiunge — contro una sentenza emessa da un tribunale rappresenta un punto di rottura con la storia della Repubblica: è una strategia che mira a produrre tensione logorando il Paese e che rende Berlusconi sempre più anti-Stato». Il Cavaliere conferma che non lascerà la politica e che continuerà a difendere la libertà. «Io ho lavorato bene per il mio Paese come imprenditore e poi come uomo di Stato e sono italiano al 100 per 100. Sono sceso in campo nel 1994 per ridare al mio Paese un destino liberale contro una deriva giustizialista e la sinistra al potere. Continuerò a difendere il primo dei diritti, la libertà, e lo farò con orgoglio di italiano ». Il canovaccio dei suoi interventi prevede poi un duro attacco alla magistratura. «Alla corte non interessava nulla dei testimoni perché avevano l’obiettivo di eliminarmi», ricorda citando poi l’arrivo delle carte americane che a suo dire potrebbero consentirgli di richiedere la revisione del processo sui diritti tv. E aggiunge: «Mi sono sempre trovato davanti apmdi sinistra. Sono arrivati al risultato cambiando il sistema, cioè mettendo tre giudici su tre di estrema sinistra nei vari collegi, ribaltando così la realtà con una sentenza politica»