Berlusconi: «Noi da soli se c’è il Mattarellum» E lancia il partito leggero

Torna a parlare in pubblico Silvio Berlusconi per la prima volta dal giorno del voto sulla sua decadenza. E dimostra di non aver affatto assorbito il colpo. Davanti ai suoi parlamentari riuniti nella sede del partito, il Cavaliere parla per oltre un’ora, e quasi sempre di giustizia. Per dire che cacciarlo dal Senato è stato «un colpo di Stato», per prendersela con Magistratura democratica organizzata «per scalare il potere e simile alle Br» (frase poi smentita), per annunciare che sarà lui a fare «una grande riforma della giustizia», e per invitare i suoi a prenderlo come esempio: «Io rischio la libertà, e sono qui a lottare: ogni mattina mi sveglio temendo di avere i carabinieri alla porta». Dal Pd c’è anche chi in qualche modo prende le sue parti, come Luciano Violante: «Berlusconi aveva il diritto di difendersi davanti alla Giunta per le immunità. Un partito come il Pd che non è capace di garantire i diritti dei suoi avversari non è credibile». Parole che faranno piacere all’ex premier, convinto che «in Europa non si capacitano del voto sulla mia decadenza », ma in fondo anche convinto che si debba comunque andare avanti, senza arrendersi. Chi gli parla in questi giorni lo vede sicuro che al voto si andrà presto, e assieme consapevole che non sarà comunque lui a determinarlo. In verità, ieri indicazioni su quale comportamento debba tenere Forza Italia in Parlamento — dalle riforme all’economia — non sono arrivate, ma su come affrontare la campagna elettorale per «tornare alla vittoria» molto si è speso Berlusconi. La principale novità è l’assetto che ha deciso di dare al partito: da capo assoluto quale è, ha spazzato via liti e competizioni e polemiche che stavano accompagnando le scelte dei nuovi coordinatori regionali e delle cariche apicali nel partito inventandosi un modello «all’americana » per recuperare il contatto con il territorio e mantenere una struttura leggera. L’idea è di avere in ogni regione, che si potrà organizzare autonomamente, una sorta di comitato formato dagli eletti ma anche da figure della società civile che, assieme ai giovani del movimento e ai Club Forza Silvio che dovranno aiutare a far nascere, decidano le iniziative da portare avanti ed eleggano magari un loro coordinatore. Non ci saranno invece, almeno per l’immediato, nomine a livello nazionale: in stand-by l’ufficio di presidenza come gli altri incarichi: «Dobbiamo uscire dalla casta per vincere». Una scelta che ha sorpreso e deluso molti, ma che apparentemente ha il plauso dei tanti—da Fitto a Bernini, da Carfagna a Gelmini a tanti altri—che ieri si sono complimentati per la svolta. In «cambio», Berlusconi ha promesso a tutti i parlamentari che saranno «ricandidati, e se quelli che sono andati via vi erano davanti in lista, prenderete il loro posto». Quelli che, dice salvando solo Alfano che «è l’unico che ho scelto io come ministro », non si capisce ancora come facciano a «stare con chi mi uccide: noi non tradiremo mai». Un solo accenno, ma importante, al tema del giorno, la legge elettorale. «Se tornerà il Mattarellum, potremmo correre da soli come Forza Italia», è il messaggio recapitato a Renzi e allo stesso Alfano. Come a dire che non è con le minacce di una legge elettorale tradizionalmente a lui sfavorevole che lo faranno uscire di scena, perché lui e il suo movimento — che immagina tutto nuovo e pieno di linfa vitale—daranno battaglia. Anche creando «nuovi movimenti che possano affiancarsi a noi e attrarre la gente: Michela Brambilla potrebbe organizzarne uno animalista, e io vorrei crearne uno per la difesa delle vittime della malagiustizia».