Berlusconi, la scelta di Toti e Tajani E c’è il caso Brunetta

Nessun incontro, nessuna definizione dei tanto attesi vertici azzurri, regionali e nazionali. Silvio Berlusconi resta ad Arcore, incontra i suoi avvocati, e progetta la rivoluzione. Matura idee, organigrammi, nuovi schemi il Cavaliere, con in testa un obiettivo: «Ci serve gente autorevole, capace in ogni ruolo». Gente «fidata » e non destabilizzante per un elettorato che comunque resta quello moderato e che non si può sballottare a ogni pie’ sospinto, con una linea troppo di destra e aggressiva che non paga. Conscio che gli amati dei sondaggi registrano un piccolo ma pericoloso — perché tendenzialmente graduale—arretramento, il Cavaliere è deciso a dare un volto nuovo a Forza Italia. Promuovendo volti sia nuovi che antichi, purché graditi al vasto pubblico potenziale del centrodestra. Per questo la sua intenzione in queste ore è quella di fare nomine complessive in una logica di rinnovamento. L’idea è quella di nominare tre vice presidenti «dialoganti» e sostanzialmente dal volto moderato, con specifiche e distinte funzioni: uno per l’Italia, uno per l’Europa e i rapporti internazionali e uno per i rapporti con il Parlamento. Due nomi su tre, a quanto sembra, sarebbero pressoché decisi, almeno nelle intenzioni del Cavaliere: Giovanni Toti, direttore di Tg4 e Studio Aperto e ad oggi luce degli occhi di Berlusconi, sarebbe il responsabile del partito «per l’Italia». Antonio Tajani, commissario europeo, vice presidente della Commissione e del Ppe, fondatore di FI delle origini nonché in ottimi rapporti con Alfano, che guarderebbe con molto favore alla sua nomina in vista di un riavvicinamento agli ex colleghi, diventerebbe il vice presidente per l’Europa, con l’incarico di mantenere i rapporti internazionali, ora pregiudicati. Infine, per la terza carica si pensa a una donna anche se in questo caso nulla è deciso: la Bernini forse, con esperienza parlamentare, ma la scelta non sarebbe ancora fatta. Agitatissimo anche il quadro delle nomine regionali, dell’ufficio di presidenza e in Parlamento, se la rivolta dei deputati che si sono in questi giorni sfogati con Berlusconi contro la gestione del gruppo da parte di Brunetta porterà a risultati. L’ex premier ha ascoltato le lamentele allargando le braccia: «Che volete che faccia? Se non lo volete più, sfiduciatelo», ha concesso. E l’ipotesi di una raccolta di firme per defenestrare Brunetta è sempre più concreta. In questo caso, potrebbe essere Mariastella Gelmini, oggi sua vice, a prenderne il posto, altrimenti per lei ci sarebbe il ruolo di coordinatrice in Lombardia. In ogni caso, Berlusconi sa che non potrà fare tabula rasa di tutti i fedelissimi, falchi compresi. Verdini, per dire, manterrà di fatto — se non di carica—la gestione della macchina del partito. Perché è vero che l’ex premier sa che i volti «nuovi, della società civile» che potrebbero entrare in FI sono «spaventati» dagli estremismi, e vanno «rassicurati». Ma sa anche che al partito serve tutto, e bisognerà trovare «la giusta quadra».