Berlusconi insiste: se decado non si va avanti

Berlusconi-sorridente

La convocazione del consiglio nazionale del Pdl è partita il 6 novembre e porta la firma di Silvio Berlusconi. Rientrato nella Capitale ieri, ha una serie di incontri tra i quali uno con Raffaele Fitto. In serata partecipa a una cena con un gruppo di «baby» falchi, organizzata da Daniela Santanchè e Annagrazia Calabria. A chi gli chiede della legge di Stabilità l’ex premier risponde: «Qualcuno ironizza sia una legge di Stabilità del governo… » e ammette di essere «preoccupato dal voto di decadenza, perché dopo sarei in balia delle procure». Su questo insiste, ribadendo il suo punto di vista: «È incredibile che un partito alleato al governo con noi voglia far fuori il leader di questo partito. Come possono chiedere ai nostri ministri di continuare a collaborare al governo quando loro si rendono responsabili di un assassinio politico, dell’omicidio politico del leader del Pdl? Vogliono eliminare chi è stato un ostacolo per vent’anni alla presa definitiva del potere da parte della sinistra». Il suo stato d’animo sembra molto critico verso i governativi. «Da noi — scandisce — ci sono i cinque ministri che amano fare i ministri “diversamente”. Ci sono i senatori che godono del titolo nobiliare di senatore e dopo sette mesi temono di non essere rimessi in lista o di non avere i voti. Tutto è comprensibile ». Tuttavia, rimarca il Cavaliere, «immaginate il dolore che mi attanaglia. Faccio di tutto per tenere uniti i moderati da vent’anni che sono la maggioranza. Poi arriva qualcuno che divide». E aggiunge di aver ricevuto ieri una telefonata dal nuovo presidente del Ppe Daul che l’ha invitato a non togliere il sostegno al governo per scongiurare danni in Italia e in Europa. L’assemblea, sempre che si svolga perché ci sono al riguardo anche voci di una possibile cancellazione all’ultimo momento, è fissata per le 10 di sabato presso l’Auditorium del Palazzo dei congressi all’Eur. E proprio per questo si cerca di pervenire a una intesa mentre continua la conta. I margini sono esigui. Tuttavia, a segnalare uno sforzo in questa direzione, nel primo pomeriggio di ieri è giunta una lunga nota della senatrice Maria Rosaria Rossi. La parlamentare è una delle più strette collaboratrici del Cavaliere. Che cosa auspica? Si dichiara «certa che ancora una volta il presidente Berlusconi saprà convertire le differenze in una nuova e ritrovata unità». E fa poi presente che «è l’unico leader attorno al quale si possono ritrovare uniti tutti coloro che credono in libertà e democrazia». Queste parole sono giudicate dal giro alfaniano soltanto «un gesto di buona volontà». Non modificano, pertanto, l’atteggiamento dell’ala governativa che si riunirà nel primo pomeriggio di oggi alla Camera. Il gruppo che fa capo al vicepremier inoltre non ha ancora deciso se partecipare o no all’assemblea di sabato. Cicchitto propende affinché non si vada. «Nelle ultime ore — osserva — c’è stata la radicalizzazione dello scontro da parte di fuochisti, lealisti e falchi per cui ci sembra che vengano meno le condizioni per un dibattito sereno. Inoltre, non è chiaro l’ordine del giorno e neanche il contesto nel quale una riunione così delicata dovrebbe svolgersi. Ecco perché i dubbi sulla nostra partecipazione sono meritevoli di approfondimento ». Lupi, invece, auspica che si vada: «Dobbiamo lavorare per l’unità». Poi si domanda: «Il Paese può permettersi una crisi al buio? Dobbiamo arrivare al consiglio nazionale di sabato con l’idea che Forza Italia sia un grande partito. No agli estremismi ». E Quagliariello mostra l’ottimismo della volontà: «Sabato il campionato fa una giornata di sosta. Vedrete