Berlusconi, fine anno in casa La linea «soft» sul messaggio

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Tutti gli indizi lasciano immaginare che sì, alla fine lo guarderà. Seduto su una poltrona nella villa di Arcore, o al massimo in trasferta nella casa al lago della figlia Marina, questa sera Silvio Berlusconi sintonizzerà il proprio televisore sul discorso di fine anno di Giorgio Napolitano. Tra gli indizi ce ne sono in particolare due, che dimostrano il distacco dal Cavaliere dalle iniziative di «boicottaggio» che un piccolo pezzo della nomenklatura di Forza Italia sta portando avanti nei confronti del tradizionale appuntamento del presid e n t e d e l l a Repubblica con gli italiani. Il primo riguarda il Cavaliere in persona. Che, pur continuando a considerare l’inquilino del Colle alla stregua di un avversario, ha deliberatamente evitato di prenderlo di petto e di citarlo nelle ultime uscite pubbliche. Il secondo indizio rimanda invece alla scelta editoriale che i telegiornali di Mediaset diretti da Giovanni Toti hanno preso nella giornata di ieri. Quando, per commentare il dossier, hanno deciso di dare voce a Paolo Romani. Risultato? Il capogruppo di Forza Italia al Senato, pur mantenendo intatte le sue riserve sul Quirinale (soprattutto sulla storia degli ultimi due anni di governi di larghe intese), ha invitato a guardare il discorso del presidente della Repubblica «con spirito critico» ma anche col rispetto istituzionale che si deve alla prima carica della Stato. Napolitano a parte, Berlusconi si prepara a trascorrere la notte di San Silvestro in famiglia. E con un unico obiettivo. «Non ho mai pensato che il Capodanno fosse una ricorrenza da festeggiare. Per questo ne approfitterò per riposarmi in vista della ripresa», ha detto a chi l’ha sentito ieri pomeriggio. Di conseguenza, per quanto il colpo di teatro sia sempre dietro l’angolo, sembra difficile che il Cavaliere metta in piedi un suo «discorso di fine anno», come ieri ha lasciato intendere il senatore Augusto Minzolini. Non foss’altro perché, a ieri sera, nessuno nella sala macchine di Cologno Monzese era stato allertato rispetto a un’eventualità di questo tipo. Sembrano semplici dettagli, il tentativo di boicottaggio di un pezzo di Forza Italia contro il discorso di Napolitano e anche il pressing perché Berlusconi registri un suo messaggio agli italiani. Manon lo sono. Dietro, infatti, si nasconde il tentativo dei «falchi» di Forza Italia di portare «il movimento su posizioni estremiste». Un tentativo che però, tanto dal «ramo azienda» (da Confalonieri a Ermolli passando per Ennio Doris) quanto dai familiari dell’ex premier, sarebbe non solo visto con freddezza, ma anche osteggiato. Dietro tutto e sopra tutto rimane però lui, Berlusconi. «Sono un vecchietto ma non posso permettermi di finire la mia avventura umana, imprenditoriale, da uomo di sport e da uomo di Stato come un perdente», ha scandito ieri intervenendo telefonicamente alla riunione del club torinese «Forza Silvio» presieduto dall’ex sottosegretario Mino Giachino. Una rarità, sentire il Cavaliere darsi da solo del «vecchietto». Già sentito, invece, il contenuto della seconda parte del messaggio. Compresa quella promessa — «Mi butterò dentro questa follia con tutta l’energia di cui sono ancora capace» — di rimanere in campo, e coi galloni di leader, nonostante l’incandidabilità. «Possiamo arrivare a 4 milioni di voti. Sommare gli 1,6 milioni che non dobbiamo farci sottrarre con i brogli ai 2,4 che rappresentano un decimo dei 24 milioni di italiani che non vogliono andare alle une, o che lo faranno votando scheda bianca, o che hanno votato il Movimento Cinque Stelle ma sono delusi dalle persone che Grillo ha mandato in Parlamento», ha sottolineato. Oltre all’obiettivo di agganciare alle Europee gli italiani delusi da Grillo, c’è quello di aprire con Renzi il tavolo sulla riforma elettorale e sul «job act». L’invito al ritorno al bipolarismo puro e il refrain su un sistema elettorale che «consenta di arrivare a una maggioranza assoluta », confermati nel colloquio con il Tg5 di ieri mattina, vanno in questa direzione. Uniti a tormentoni sul «governo di scopo» e sul «voto a maggio» in contemporanea con le Europee. Che però, nell’ottica berlusconiana, sono soltanto un’esca. L’esca di chi è convinto che, in ogni caso, prima del 2015 non si riuscirà a ottenere le elezioni anticipate

1 Comment

  1. godog

    31 dicembre 2013 at 17:19

    come godog!