Berlusconi: con il premio di maggioranza vinco

http://www.serviceindustry101.com/funbrain-homework-help/ By on 12 gennaio 2014
Silvio Berlusconi

http://sacredsourcework.com/?help-writing-college-essays help writing college essays Con chi riformare la legge elettorale resta il pomo della discordia. Matteo Renzi vuole che si faccia con chi ci sta, Enrico Letta obietta che si deve cominciare dai partiti che formano la maggioranza. La questione andrà avanti fino a quando non sarà raggiunto un accordo politico ampio e saranno rese note le motivazioni della Consulta, attese nei primi giorni della prossima settimana. Intanto si continua con le schermaglie. Silvio Berlusconi fa alcune ammissioni sull’argomento, telefonando a una manifestazione del «Club Forza Silvio» di Forlì, senza però indicare il sistema che preferisce: «Abbiamo fiducia con il premio di governabilità del 15 per cento di arrivare da soli ad avere la maggioranza in Parlamento e per raggiungerla è necessario organizzarsi con un “porta a porta” o con una “catena di sant’Antonio”». Il modello che ha in mente (spagnolo o Mattarellum rivisitato) lo rivelerà solo nel faccia a faccia (se ci sarà) con Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze, in ogni caso, vedrà in settimana il vicepremier Angelino Alfano nel quadro dei contatti bilaterali che ha scelto come metodo di lavoro per arrivare a un testo condiviso, dopo avere lanciato le tre proposte (spagnolo, Mattarellum rivisitato e sindaco d’Italia). Ieri il leader del Nuovo centrodestra, facendogli gli auguri di buon compleanno, gli ha anche detto di non temere alcun sistema elettorale e di «fidarsi di lui quando dice di non volere la caduta del governo ». Alfano sottolinea che «l’obiettivo è ottenere un più ampio consenso parlamentare. È, però, altrettanto evidente che se vi è un nucleo di sostenitori in questo governo su un certo modello è più facile che legge elettorale ed esecutivo vadano serenamente insieme e non diventino un ostacolo l’una dell’altro». Il vicepremier preferisce «il modello del sindaco d’Italia non perché ci avvantaggia. Vogliamo un sistema nel quale il cittadino abbia un bel po’ di nomi di candidati tra cui scegliere e ai quali chiedere conto del voto in Parlamento qualora non corrisponda ai propri valori». Insomma, argomenta ancora Alfano, niente Mattarellum perché «ci sono collegi dove arrivano i cosiddetti paracadutati decisi dalle segreterie dei partiti». Ma non ci piace neppure lo spagnolo perché «è fondato sulle liste bloccate». Dietro la proposta del sindaco d’Italia in molti, non soltanto a sinistra, intravedono la volontà di aggiungere alla revisione del sistema di voto anche quella della Costituzione perché tale opzione comporterebbe l’elezione diretta del capo del governo, cosa non prevista nella carta fondamentale, e con essa, data la procedura rafforzata delle due letture, un allungamento dei tempi. «No — obietta il ministro Gaetano Quagliariello annunciando una novità importante — la riforma elettorale si fa immediatamente. Si può, però, inserire nel testo una clausola che lo adegui automaticamente quando sarà approvata la riforma del bicameralismo paritario». Già i tempi. Domani pomeriggio, martedì mattina e l’intera giornata di venerdì la commissione Affari costituzionali della Camera ascolterà gli esperti, ventiquattro tra giuristi e docenti, indicati dai partiti. «Saremo così pronti a discutere nel merito il 20 gennaio — afferma il forzista Francesco Paolo Sisto che guida l’organismo parlamentare — L’intento è di portare a termine il lavoro presto, ma senza l’ansia della prestazione. I presupposti affinché ciò avvenga sono conoscere le motivazioni della Consulta e l’esistenza di un accordo politico ».

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