Berlusconi a ministri e «innovatori»: state attenti, ricordatevi di Fini

Angelino Alfano tiene duro sul governo, invitando pure il Cavaliere a continuare a sostenere in ogni caso l’esecutivo di Enrico Letta, ma Silvio Berlusconi chiarisce subito che su legge di Stabilità e voto al Senato sulla sua decadenza lui è pronto a rompere. Lo scontro nel Pdl ormai è a tutto campo. Sulla leadership non c’è discussione, attacca l’ex premier senza usare mezzi temini alla vigilia del Consiglio nazionale: «Se si contraddicono i nostri elettori non si va da nessuna parte. Anche Fini e gli altri ebbero due settimane di spazio sui giornali, ma poi è finita come è finita». E ai dubbiosi, Berlusconi dice: «Se rimarrete, non vi rottamerò ». Dunque, davanti all’accelerazione imposta dai «governativi» del Pdl guidati dal vicepremier Alfano, Berlusconi usa toni ruvidi e argomenti forti, come l’espulsione di Fini dal Pdl: «Ripeto, è nel loro interesse ascoltare cosa dicono i nostri elettori, per non commettere errori che li segnerebbero per tutta la vita». E così, se Alfano chiede al Cavaliere di continuare a sostenere il governo Letta anche se venisse espulso dal Senato, il diretto interessato non ci sta a essere dato politicamente per morto: «Piuttosto — argomenta Berlusconi in un’intervista all’HuffPost — voglio domandare a tutti i senatori come possono votare la mia estromissione dal Parlamento sulla base di una sentenza politica fondata sul nulla». E avverte: «Come può pretendere il Pd che i nostri senatori e ministri collaborino con chi compie un omicidio politico?». Ormai nel Pdl i toni sono quelli che precedono una rottura definitiva. Alfano — intervistato da Maria Latella su «SkyTg24» — aveva invocato l’unità del partito e il sostegno al governo anche in caso di decadenza di Berlusconi: «Chi invoca le elezioni, che sarebbero un danno per il Paese perché se cade questo governo ne arriverebbe uno di sinistra, non dice che Berlusconi è comunque incandidabile». Un’accusa di strumentalità ai «falchi» . Che però hanno reagito accusando di «tradimento» Alfano: Raffaele Fitto, Daniela Santanchè, Sandro Bondi, Marta Carfagna, Stefania Prestigiacomo si sono scatenati per duellare con la squadra dei «governativi» composta dai ministri in carica oltre che da Fabrizio Cicchitto, Roberto Formigoni, Maurizio Sacconi e altri. I tiri incrociati in casa del Pdl sono durati tutta la giornata ma poi, in serata, è arrivata la bordata sparata da Berlusconi che ha spiazzato un po’ tutti. Argomenta il Cavaliere: «Sono sicuro che presentando la revisione del mio processo, con nuove testimonianze e documenti esclusivi, io riuscirò ad uscire da questo incubo. E riuscirò anche a portare Forza Italia ancora sulla via del successo elettorale, a partire da maggio con le elezioni per il Parlamento europeo». Il riferimento a Strasburgo non è casuale perché in quel caso l’incandidabilità alle Politiche sancita dalla legge Severino non dovrebbe valere (mentre in caso di interdizione dai pubblici uffici scatterebbe il divieto di esser inserito in lista). In ogni caso Berlusconi non ha intenzione di fare un passo indietro anche se lo stesso Alfano aveva anticipato la mossa difensiva del Cavaliere: «Noi abbiamo posto il punto che nel 2014 Silvio Berlusconi possa dimostrare la propria innocenza e, poi, al prossimo giro, possa essere lui il nostro candidato premier». Ma Berlusconi in poche ore ha organizzato la sua controffensiva mediatica, cercando di oscurare gli argomenti proposti da Alfano. Il Cavaliere avverte anche i ministri del Pdl, su un doppio fronte: «Li inviterei a fare molta attenzione sia sulla legge di Stabilità sia sulla mia decadenza. E ricordino che il tema non è tanto quello di essere leali a Berlusconi ma quello di essere leali ai nostri elettori e ai programmi». Infine il Cavaliere si rivolge ai dubbiosi, a quelli che nel Pdl temono di essere spazzati via: «Dicono che voglio rottamare il partito? È una pura fantasia fondata sul nulla. Mi hanno anche dato dello “sfasciacarrozze” ma nel mio lavoro ho sempre fatto il contrario». Eppure Alfano — a 17 giorni dal voto in Senato sulla decadenza del Cavaliere—aveva indicato al suo partito una strada: il caso giudiziario di Silvio Berlusconi «non è chiuso, il Cavaliere ha ancora cartucce da sparare». Con la richiesta di grazia? «No, mi riferivo al fatto che l’ordinamento prevede ancora delle possibilità per il cittadino Berlusconi», aveva risposto Alfano riferendosi alla richiesta di revisione del processo Mediaset. Ma così il Cavaliere sarebbe stato di nuovo in pista solo al «prossimo giro». Un azzardo che aveva costretto Alfano a indossare l’elmetto: «Non ho nessuna paura del metodo Boffo, ma lo abbiamo messo nel conto.