Beppe Fiorello: “Io ex ragazzo di strada mi sono salvato grazie alla famiglia”

Dopo il successo ottenuto con la fiction di Raiuno Volare – La grande storia di Domenico Modugno, Beppe Fiorello è tornato sul piccolo schermo. Nel film Loro di Scampia – ispirato a una storia vera – l’attore, fratello del celebre showman Rosario, ha interpretato il maestro di judo Gianni Maddaloni. «Ora amo il judo: | sono cintura nera» Un uomo che, con tenacia e orgoglio, grazie alla passione per lo sport, è riuscito a sottrarre alla camorra tanti giovani e a portare suo figlio Pino sul gradino più alto del podio, alle Olimpiadi di Sydney. Una realtà che “Fiorellino” conosce bene, essendo cresciuto in un quartiere alla periferia di Catania, una zona dominata dalla mafia. In questi giorni, però, Beppe torna a un vecchio amore: quello per Domenico Modugno. Penso che un sogno così è lo spettacolo teatrale dedicato al grande mito della canzone italiana, ma è anche un pretesto per ricordare suo padre Nicola scomparso quando lui era giovane. Sono lontani ormai gli anni in cui “Fiorellino” sognava di fare il cantante. Oggi è cresciuto, non solo professionalmente ma anche come uomo grazie alla moglie, Eleonora, che gli ha dato due bellissimi figli, Anita e Nicola. Ma è rimasto comunque il ragazzo timido e riservato di sempre. Dopo una lunga parentesi in teatro, sei tornato alla Tv. Ci voleva un film come L’oro di Scampia per riportarti sul piccolo schermo? «Questo è un progetto che avevo in mente già durante le riprese della fiction su Modugno. Ho scoperto questa storia grazie a una mia amica che, qualche anno fa, mi aveva parlato di Gianni Maddaloni e di suo figlio Pino. Prima di allora ricordavo soltanto le immagini viste alla Tv, durante le Olimpiadi del 2000, di un ragazzo salito sul podio con la medaglia che esultava piangendo. Una scena che non ho mai dimenticato e che ha commosso non soltanto me, ma tutta l’Italia». Qual è il messaggio più importante della fiction? «Il film, che prende spunto da una storia vera, è dedicato a tutti quelli che hanno voglia di una vita normale e di farcela con onestà, pur trovandosi a contatto con una realtà come quella di un quartiere denigrato quale Scampia». Una realtà che, in qualche modo, ti è familiare: anche tu sei nato dove c’era la mafia ed era diffìcile farsi strada onestamente… «Sì, in effetti è una storia che conosco bene. Sono nato in un quartiere alla periferia di Catania. Si chiama Paradiso, un nome che non aveva proprio nulla a che fare con la realtà delle cose, visto che era una zona martoriata dalla mafia. Anch’io ero un ragazzino di strada e potevo scivolare dalla parte sbagliata». Come sei riuscito a non sbandare? «È stato merito della mia famiglia e dei valori che mi ha trasmesso. Devo dire grazie a loro, che mi hanno sempre seguito in tutto quello che ho fatto. E oggi, dopo anni di lavoro, posso dire che qualche medaglia l’ho vinta anch’io». Qual è il tuo rapporto con lo sport? «Faccio molta palestra per mantenermi in forma. Per un attore è importantissima la prestanza atletica, altrimenti sarebbe impossibile reggere fisicamente ogni sera due ore di spettacolo. Adesso, grazie a questo film, ho scoperto anche una disciplina come il judo». Come te la cavi? «Ora bene. Per rendere credibile il personaggio di questa fiction sono andato a lezioni di judo per cinque mesi, tutti i giorni. Oggi sono felice perché sono diventato cintura nera: un bel risultato e una bella soddisfazione. Solo che, visti i tempi, invece di mettere l’attestato in cornice, sarebbe meglio metterlo sul parabrezza dell’automobile». Con tutto questo sport sarai dimagrito? «Purtroppo no. Durante le riprese, ho dovuto prendere otto chili per avere il fisico da judoka di Gianni. Sul set, già alle 8 di mattina, mi portavano la frittata di maccheroni. Adesso fortunatamente col teatro riesco a smaltire con più facilità i chili presi». Saranno tutti muscoli, però. A proposito di riprese, non avete avuto paura a girare in un quartiere come Scampia? «No. Abbiamo avuto il supporto delle forze dell’ordine ma non per paura o per salvaguardarci, semplicemente perché non è facile entrare nel quartiere per girare un film. Questa esperienza mi è servita a capire che non ci sono solo il degrado, la camorra e la droga a Scampia. Per fortuna esiste anche un’altra realtà meno conosciuta al grande pubblico, fatta di attività sociali e culturali che servono a regalare uno spazio a chi ce la vuole fare onestamente». Interpretare il ruolo di un uomo così coraggioso, che cosa ha aggiunto alla tua esperienza di padre? «Intanto ho trasmesso al maschietto la passione per il judo e l’ho iscritto a un corso che ha frequentato per un po’ anche se poi, come fanno tutti i bambini, si è stancato». In un momento politico così diffìcile che cosa ti senti di dire ai nostri governanti? «Mi sento di ripetere una frase detta recentemente da papa Francesco: “La realtà sta nelle periferie”. Proprio per questo, dopo aver interpretato tanti eroi del passato, ho pensato che era arrivato il momento di raccontare le “gesta” di persone ancora vive. Il cinema è in grado di dare loro yn posto al sole, prima che sia tjroppo tardi». A teatro sei tornato al tuo grande amore, quello per Modugno, vero? «Raccontare Mister Volare è un pretesto per parlare della Sicilia, della mia infanzia, dei tanti ricordi e di mio padre Nicola: è lui il vero protagonista dello spettacolo. Ed è anche un modo per raccontare tante facce del mio carattere. Una sorta di sfida con me stesso per cercare di vincere la timidezza che mi porto dietro fin da bambino». Molta Tv, ma poco cinema: come mai non ti si vede spesso sul grande schermo? «Mi propongono ruoli interessanti più sul piccolo che sul grande schermo. Quindi preferisco interpretare fiction di successo piuttosto che personaggi cinematografici che non mi convincono».