Ben Stiller: Da presunto bipolare in calzamaglia a star

Ecco i segreti (e |e dicerie su certi suoi disturbi, smentite poi dall entourage) di una delle stelle di Hollywood nelle sale con I sogni segreti di Walter Mitty. Uno che non riesce a tenere i piedi per terra ed elogia la fantasia e… pure il suo skateboard.a ragazzino indossava la calzamaglia della sorella Amy per recitare Shakespeare in salotto: Ben Stiller deve avere i geni del dramma e della comicità mischiati nel sangue. Ha mollato presto l’università, proprio negli anni Ottanta quando avrebbe scoperto di soffrire di bipolarismo (notizia poi smentita dal suo entourage), per dedicarsi a tempo pieno alla regia e alla recitazione. Oggi Ben è soprattutto un sostenitore delPimmaginazione: ne I sogni segreti di Walter Mitty interpreta il ruolo di un moderno sognatore/viaggiatore in fuga dal presente. Proprio prendendo spunto dalla sua ultima fatica cinematografica, Fattore, tra i più richiesti a Hollywood, si racconta a Top. Tra aneddoti sullo skate e consigli per chi, come lui, non riesce proprio a tenere i piedi per terra. Ben, il tuo Walter Mitty è un sognatore. Lo sei anche tu? E quale consiglio daresti ai “dreamers” sparsi per il mondo? «Non credo di essere una persona capace di dare consigli. Però credo che gli uomini come Mitty, con la loro fervida immaginazione, siano davvero importanti. Per questo è giusto che venga loro permesso di continuare a sognare. Di conseguenza, quello che potrei consigliare è di continuare a sognare a occhi aperti, anche quando si fa un lavoro noioso o che non ci offre i presupposti per stimolare la nostra fantasia». Il personaggio sembra vivere un contrasto tra realta e fantasia: è così? «Sì, Walter è un uomo I normale, di quelli che cercano di capire come va il mondo. Tutto questo, però, alPinterno di una società dove è difficile adattarsi alla realtà». Oltre a interpretare il ruolo del protagonista, ti sei misurato per la quinta volta con la regia. Com’è stato? «Da questo punto di vista I sogni segreti di Walter Mitty è stata senza ombra di dubbio l’esperienza che mi ha regalato maggiori soddisfazioni. E anche stavolta ho voluto riportare sul grande schermo elementi tratti dalla mia quotidianità». Un bel tema che la pellicola affronta è quello del passaggio dalla carta stampata al digitale, che compromette il percorso professionale di Walter, impiegato come editor fotografico in una rivista. «Io sono una di quelle persone a cui piace toccare con mano le riviste e i libri e che detestano leggere sul tablet. Sono convinto che consultare una rivista datata è tutta un’altra cosa, perché ti regala la percezione di avere tra le mani un pezzo di storia. Mi spiace che molti ragazzi oggi siano così distratti da tutte le fonti virtuali. Nel mio piccolo, con questo film ho voluto celebrare la memoria del mondo analogico». Non a caso, il film è stato girato in analogico e non in digitale. «Girare su pellicola, lo ammetto, è sempre più complicato. Ma considerate le tematiche affrontate non avrei potuto girare un progetto di questo tipo in alcun altro modo». «No, non sono un acrobata… Uno dei simboli della j vita di Walter Mitty è il suo skate. Qual è il tuo rapporto con questa disciplina sportiva? «Ho cominciato a fare skateboard intorno ai dieci anni, quando vivevo a New York, e la tavoletta mi ha accompagnato per gli anni successivi. Conservo ancora dei bellissimi ricordi di quegli anni. Dalla scorsa estate, poi, ho cominciato a insegnare lo skate a mia figlia Olivia, ed è stato emozionante questo passaggio di testimone tra generazioni». Quindi sarai un mago sullo skate… «Mi piace moltissimo, ok, ma ci tengo a precisare che nella realtà non sono certo capace di fare le acrobazie che si vedono nel film…».