Belen e Stefano: Per il matrimonio si candida Don Mazzi

Belen! Credo che se il diavolo dovesse essere donna, i cattolici, quelli seri, finirebbero con il chiamarlo Belen. Ed è così vero che Belen si vuole sposare e i preti, preoccupati, avvisati e telecomandati, si sono dileguati. Dai giornali mi stanno cercando da qualche giorno, telefonano giorno e notte. La mia segretaria, per trenta volte, ha detto che non c’ero. Non voleva dire dov’ero: ero al Policlinico per visite e controlli. I giornalisti, che sono più rognosi delle zanzare del parco, hanno messo in piedi tutte le trappole per incastrami e per scovarmi. Poi, tutto è finito, non so come. E, per partire sempre da Belen, domenica mentre stavo a Cassino in comunità dai miei ragazzi, mi è arrivata una telefonata tra il sarcastico e il drammatico. «I preti si rifiutano di sposare Belen. Don Antonio Mazzi, cosa ne pensi?». Cosa dovrei pensare? Per me, abituato a sfruttate ogni occasione per arrivare a parlare, vedere, ragionare con tutti, la cosa mi ha in parte sorpreso e in parte no. «Io ho battezzato, sposato, cresimato un sacco di gente. Se Belen non trova nessuno, io ci sono». Però quattro chiacchiere val la pena di farle. Capisco che il Signore perdona settanta volte sette, che il primo ad arrivare in paradiso è stato un ladrone, ma il matrimonio dovrebbe essere una cosa seria, soprattutto se fatto in chiesa. E qui viene il punto critico. Ma Belen ha preso sul serio il matrimonio? Si porterà dietro il carrozzone dei putti trentenni? Come arriverà vestita? Si è preparata degnamente? E avanti, chi più ne ha più ne metta. Negli anni ho sposato ragazze dell’Azione Cattolica che hanno finito a malapena il viaggio di nozze. Ho sposato galeotti ai quali non davo un mese di tempo e sono, dopo quindici anni, belli, insieme, con due figli, una piccola azienda. Alcuni responsabili di comunità, tossiconi persi, si sono recuperati, hanno messo su famiglia e sono migliori di molti credenti, preparati con tanto di corso. Insomma, facciamo che Belen sia una creatura come altre, che ha un figlio da crescere ed educare e un marito da amare. Smontiamo il palco e lasciamo intatto questo momento straordinario che si chiama: «Vuoi prendere per legittimo marito il qui presente… Datevi la mano destra e dite “Ti amo, ti amerò, nella buona e nella cattiva sorte”». E che Dio li benedica. Spero almeno in una lacrimuccia e in qualche farfalla di meno. Unico impegno: vederci almeno una volta all’anno.