Bassolino assolto sui rifiuti perché «il fatto non sussiste»

Bassolino

Dalle 13 di ieri sappiamo che non è in un’aula di giustizia che può essere ricostruita la tragedia dell’emergenza rifiuti in Campania. Non ancora, almeno. E non come l’aveva ricostruita la Procura di Napoli in quasi cinque anni di indagini che avevano portato sotto processo— un processo durato altri cinque anni — l’ex governatore della Campania Antonio Bassolino, i suoi più stretti collaboratori al commissariato straordinario istituito per fronteggiare l’emergenza, e i vertici di Fibe, il consorzio di imprese controllato da Impregilo che nel 2000 si aggiudicò l’appalto per la gestione dell’intero ciclo di raccolta e smaltimento dei rifiuti in Campania. In totale 28 imputati, accusati di reati che andavano dalla truffa al traffico illecito di rifiuti alla frode in pubbliche forniture. Sono stati tutti assolti. In alcuni casi «perché il fatto non sussiste», in altri «perché il fatto non costituisce reato», come recitano le ultime due righe del breve dispositivo della sentenza emessa ieri all’ora di pranzo dalla quinta sezione penale del Tribunale di Napoli. Una sentenza che va oltre le attese e le speranze degli imputati, che pure erano tutti abbastanza tranquilli perché ormai i reati erano caduti in prescrizione, e quindi di condanne non ce ne sarebbero state in ogni caso.Mail collegio giudicante ha scelto di non accogliere le richieste di prescrizione avanzate dallo stesso pubblico ministero Paolo Sirleo (titolare dell’inchiesta insieme con il collega Giuseppe Noviello), e di entrare nel merito delle accuse per assolvere tutti. Bassolino, e poi Pierluigi Romiti, ex manager di Impregilo, Armando Cattaneo, Angelo Pelliccia (rispettivamente ex amministratore delegato ed ex direttore generale di Fibe), Raffaele Vanoli (ex subcommissario), solo per citare gli imputati principali. L’impianto dell’accusa — che partiva dal sostenere l’illegittimità dell’appalto affidato a Fibe, perché basato su presupposti che il consorzio, privo di specificità nella gestione industriale dei rifiuti, non avrebbe potuto rispettare — durante il processo non ha retto. Dalle motivazioni che saranno depositate entro novanta giorni si comprenderà che cosa ha spinto il Tribunale ad assolvere tutti gli imputati, ma il dato certo sin da ora, è che responsabilità penali per il disastro dei rifiuti in Campania al momento non ce ne sono. Restano quelle politiche, che qualcuno avrà pure, ma oggi Bassolino si gode l’uscita immacolata dal processo e dice che questi sono stati «anni di sofferenza e di dolore», e che «la gioia di oggi si mescola con la tristezza per le prove che ho dovuto affrontare». Più freddo, e perciò anche più diretto, invece, il commento dell’avvocato Massimo Krogh, che insieme al collega Giuseppe Fusco ha difeso l’ex governatore. Per lui l’esito del processo dimostra che «l’innocenza era di grande evidenza, e dunque l’accusa assolutamente ingiusta ed infondata». Gli anni che ci sono voluti per arrivare fin qui (la lunghezza del processo è stata dovuta anche alla ricostituzione del collegio giudicante dopo il trasferimento di alcuni giudici che ne facevano parte in un primo momento) non sono però serviti a far risolvere definitivamente tutto ciò che l’emergenza rifiuti ha provocato e ancora si porta appresso. Anzi, la sentenza apre un capitolo importante: il Tribunale ha anche dissequestrato tutti i siti bloccati dalla Procura disponendone la restituzione alle Province. Tra questi siti c’è anche la montagna formata da 60 milioni di tonnellate di ecoballe che appesta da anni la campagna di Giugliano. Ora quella spazzatura dovrà essere smaltita. E chissà davvero da chi e come.