Bartolomeo Gagliano: Ha ucciso tre persone è evaso 6 volte

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Erano passate le 6 da pochi minuti.Mi stavo fumando una sigaretta accanto alla mia auto. Stavo ultimando le consegne per conto del panificio per cui lavoro a Savona, quando sono stato avvicinato da quell uomo che, sotto la minaccia di una pistola, mi ha costretto a risalire sulla mia auto. Mi ha detto che dovevo portarlo subito a Genova. Mi ha obbligato a caricare in auto tre borse e quindi siamo partiti. Durante il viaggio ha parlato molto, mi ha confidato, come per scusarsi, che aveva bisogno di un passaggio fino a Genova proprio per far rientro al carcere di Marassi entro le 9. Poi, però, quando siamo arrivati alla periferia di Genova, ha detto: “Ho fatto tanti anni di galera, là dentro non ci torno”. Mi ha fatto scendere e si è allontanato a bordo dell auto, una Fiat Panda verde. Avevo capito che era un delinquente, ma non che fosse un serial killer. Ora che ho letto cos’ha fatto e mi hanno spiegato i suoi precedenti, be’, penso di essere stato molto fortunato. Mi posso considerare vivo per miracolo. Con il senno di poi dovrei quasi ringraziarlo quel tipo: mi ha fatto tornare a casa sano e salvo”.

“SONO VIVO PER MIRACOLO” A parlare è il panettiere di Savona che è stato sequestrato da Bartolomeo Gagliano, 55 anni, savonese, un serial killer con alle spalle tre omicidi e un tentato omicidio. Gagliano era libero perché aveva ottenuto un permesso per andare a trovare la vecchia madre a Savona, Giuseppina, di 90 anni. Prima di partire per i suoi due giorni di libertà, Gagliano si era recato al dipartimento di salute mentale di Genova dove era seguito da tempo in quanto giudicato seminfermo di mente, quindi via verso Savona, rincontro con l’anziana madre e infine la decisione di evadere, non tanto improvvisa se l’uomo prima è riuscito a procurarsi unarma, la pistola con cui ha minacciato il malcapitato panettiere. Quel che è certo è che i due giorni di permesso a casa non erano stati facili: i vicini hanno sentito le sue urla, la lite con il fratello Natale che si era offerto di riportarlo a Genova, in carcere, le male parole alla madre Giuseppina spossata e stanca da una vita davvero dura. Non solo quel figlio disgraziato che lei descrive a tutti come “gravemente ammalato”, ma anche un nipote dissennato, Andrea, il figlio di Natale, che è finito nei guai sette anni fa, per traffico di anabolizzanti. Evidentemente era così nervoso e arrabbiato perché Bartolomeo Gagliano stava pensando alla sua evasione, l’ennesima della sua lunga carriera criminale. Ma chi è Bartolomeo Gagliano? E soprattutto perché uno come lui aveva ottenuto un permesso? La risposta è semplice e allucinante nello stesso tempo. Il direttore del carcere di Genova dov era detenuto, Salvatore Mazzeo, non sapeva che fosse un serial killer. Eppure Tanno scorso, il 12 dicembre 2012, Gagliano tentò il suicidio in cella proprio per un permesso negato e tutti i giornali ne parlarono, descrivendo con dovizia di particolari gli atroci crimini che aveva commesso. Ma andiamo con ordine e cominciamo spiegando chi è e che cosa ha fatto. Gagliano è nato a Nicosia, in Sicilia, nel 1958, ma la sua famiglia si trasferì quand era ancora piccolo a Savona, dov e vissuto con il fratello Natale, una mamma casalinga e un padre camionista. Ha alle spalle tre omicidi e un tentato omicidio: fu soprannonimato dalla stampa “il vendicatore” perché disse di aver ucciso per punire chi diffondeva l’Aids, malattia allora giudicata incurabile e di cui si aveva il terrore. Era convinto di averla contratta anche lui, appassionato di prostitute sin da ragazzino, ma non risulta sieropositivo. Il primo delitto risale al 1981 quando uccise a Savona, sfondandole il cranio con una pietra, Paolina Fedi, di 29 anni, prostituta. Lei voleva rivelare alla fidanzata di Gagliano la loro storia: lui Fha eliminata spiegando poi che gli avrebbe rovinato le nozze ormai prossime. Venne assolto perché infermo di mente, ma spedito per dieci anni nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino. Qui conobbe il suo complice e amico del cuore Francesco Sedda con il quale formò una coppia assassina battezzata dai giornali con il soprannome di «Fratelli di sangue». I due, assetati di sangue e maniaci del sesso, evasero insieme F ll gennaio 1989 e neppure un mese dopo, F8 febbraio, fecero la loro prima vittima: un transessuale uruguayano, Nahir Femandez Rodriguez. Gli spararono in piena faccia e abbandonarono il cadavere nei boschi. Sei giorni dopo, a San Valentino, la seconda vittima: Francesco Panizzi, tossicodipendente, 34 anni, transessuale conosciuto come “Vanessa”. Era appartato con un cliente, gli spararono in bocca e se ne andarono. Il giorno dopo ancora aggredirono Laura Baldi, 23 anni, prostituta. L’intenzione era ancora quella di uccidere, ma nonostante il collo trapassato da un proiettile e la mascella frantumata, la donna sopravvisse. Poche ore dopo “i fratelli di sangue” furono fermati. Gagliano fu arrestato a un posto di blocco e Sedda si costituì. Entrambi spiegarono i delitti dicendo che volevano punire chi diffondeva FAids, tant e che la firma dei loro omicidi era un proiettile sparato in bocca. Raccontarono di quanto fosse divertente vedere le loro vittime stupite, poi terrorizzate, infine, morenti, in mezzo a un mare di sangue che “zampillava dalle ferite come una fontana”. Bartolomeo Gagliano disse: «Sono uno strumento divino. Agisco e decido chi vive e muore».

I FRATELLI DI SANGUE Per un caso dawero strano, ma che conferma, se ce ne fosse stato bisogno, quant e strana la giustizia italiana, i due assassini e sodali furono entrambi trasferiti nella stessa struttura psichiatrica in Emilia-Romagna e incredibilmente messi nella stessa cella, dove cementarono la loro amicizia: evasero insieme e separatamente più volte, compiendo farti, atti di violenza e rapine. Nel marzo 1990, durante un permesso, Bartolomeo Gagliano ferì la sua fidanzata, Sabrina Ammannati. Disse: «Mi è scappato un colpo durante un gioco erotico». II suo amico Sedda morì a 36 anni nel 1994 per colpa delTAids. Nel frattempo Gagliano ha continuato a dare problemi e a compiere crimini. In totale, escludendo quest’ultima fuga, nella sua carriera criminale ha totalizzato ben sei evasioni, tutte avvenute durante licenze premio. Nel dicembre 1983 cercò di guadagnarsi la libertà a colpi di pistola, nel 1990 fu protagonista di un inseguimento con i carabinieri per le vie di Imperia. È stato trovato in possesso di esplosivi, durante una delle sue evasioni ha ferito un metronotte che lo aveva sorpreso a rubare. Nel febbraio 1998 è stato anche sospettato di omicidio perché durante una sua licenza una donna fu uccisa a Cogoleto, nel Genovese, ma riuscì a difendersi dalla accuse. Infine nel 2006 è stato condannato per una decina di rapine a supermercati perché in possesso di droga. L’ultima volta che si è parlato di lui è stato Tanno scorso, quando si ferì in carcere perché gli fu vietato di passare le feste natalizie con la madre. E ora spieghiamo come possibile che quell’uomo, un criminale giudicato molto pericoloso e non certo cambiato dagli anni di carcere, fosse libero. La spiegazione è davvero surreale. La fornisce lo stesso direttore del carcere di Marassi a Genova, Salvatore Mazzeo: «Noi non sapevamo che aveva quei precedenti penali da serial killer, per noi era un rapinatore. Abbiamo valutato Gagliano in base al fascicolo di reato per cui era detenuto, che risale al 2006 e lo indica come rapinatore. Anche il magistrato di sorveglianza che ha firmato le ordinanze per i permessi a quanto mi risulta ha valutato il profilo del detenuto sulla base di quel fascicolo, in cui sono indicati diversi». Mazzeo ha poi aggiunto: «Non ce lo aspettavamo, negli ultimi tempi il suo atteggiamento era molto migliorato». “DETENUTO MODELLO” Il direttore del carcere ha continuato spiegando quanto bene si sia comportato Gagliano negli ultimi tre anni: «La sua decisione di evadere ci ha stupiti. Negli ultimi tre anni aveva tenuto una condotta esemplare tanto che avevamo pensato di inserirlo in uno dei progetti lavorativi». E perché il direttore del carcere non sapeva del suo incredibile curriculum criminale? Semplice e assurdo: per i suoi tre omicidi e mezzo, contando anche il ferimento di Laura Baldi, era stato, assolto per vizio totale di mente e affidato alle cure degli ospedali psichiatrici giudiziari. Dunque, per quei truculenti omicidi non è mai stato condannato e se nessuno è andato a guardarsi la sua storia criminale, per tutti Gagliano era solo un rapinatore. La scusa pare poco convincente, comunque. Quando nel dicembre dell’anno scorso si tagliò le vene in cella per protestare contro un permesso negato, i giornali lo scrissero, elencando proprio tutti i suoi crimini e le sue tendenze omicide. Lo definirono un criminale pericoloso, un serial killer, ma Mazzeo forse non legge i giornali.