Barbara De Rossi: “Anch’io vittima dell’amore malato”

Barbara De Rossi è una bella, bellissima signora, come mostrano queste foto esclusive. Gli anni che passano, ne ha appena compiuti 54, non l’hanno segnata, anzi, le hanno donato un nuovo fascino, una nuova giovinezza. «Sarà la vita che ho vissuto», sorride lei. Eppure, se guardi bene in fondo a quello sguardo, scopri una punta di tristezza, come un pozzo nero che ti risucchia, un segreto indelebile di cui non ha mai parlato. «So che cos’è la violenza», ci confida in un sussurro. Da due anni Barbara conduce su Raitre Amore criminale, un viaggio all’interno delle tante, troppe storie di violenza estrema e spesso mortale sulle donne in Italia. Le racconta con garbo, delicatezza e partecipazione e per questo il 28 settembre, a Venezia, riceverà il premio Margherita Hack per la comunicazione sociale. «Credo che il motivo sia che riesco a entrare nel cuore della storia», dice Barbara, «a far capire il meccanismo malato che si innesca a volte tra un uomo e una donna. E continuando a parlarne, la gente sta prendendo consapevolezza.

Lo vedo dalla partecipazione su Facebook e su Twitter e dagli ascolti: anche in agosto, andando in onda in seconda serata, abbiamo fatto quasi il IO per cento di share». Molti spettatori sono uomini che si indignano per il comportamento di altri uomini, quelli violenti. «Viviamo in un Paese dove fino a pochi anni fa esisteva il delitto d’onore. Al di là delle patologie psichiatriche, ancora parecchi maschi hanno una bassa considerazione della donna, non la rispettano». Anche lei lo sa, molto bene. Perché ha conosciuto questo tipo di uomo. «Mi è successo di essere maltrattata», ci rivela. «È qualcosa che toglie vita, autostima e non si supera. Può succedere a tutte le donne, ma io ero più predisposta perché sono una che dà moltissimo, sono molto generosa in amore. E le donne colpite sono così: indipendenti, con una forza incredibile per gli altri, ma fragili per sé». Barbara Catturaconosce la spirale di violenza che si instaura in certi casi. «Un uomo ti isola dagli amici e dalla famiglia», racconta, «ti impedisce di lavorare e tu scambi la sua gelosia e la sua morbosità per amore. Ma l’amore non è denigrazione e sofferenza. L’amore è altro: esaltazione delle qualità positive, protezione, sostegno. Ma poche, pochissime, se ne rendono conto.

Fino all’ultimo si tende a dare ragione al proprio aguzzino, a sentirsi sbagliate, a dare spazio e ascolto. Molte muoiono all’ennesimo appuntamento, quando lui chiede l’ultima possibilità». Barbara non vuole fare nomi, né entrare nei dettagli. «Dico solo che sono stata fortunata», sussurra. «Poteva andarmi molto peggio». Quando le chiedo se la violenza fosse anche fisica, non risponde. Lascia passare qualche secondo. Dice solo: «Mi sono isolata per mesi, non riuscivo a parlare con nessuno». Spiega di essersi salvata da sola. «Mi sono aggrappata a mia figlia e al mio lavoro». E non ha perso, per fortuna, la fiducia negli uomini. «Esistono anche quelli per bene, certo», dice. Da un anno Barbara ha una relazione con il giornalista sportivo Manuel Parlato. «Stiamo bene, spero che continui così, ma vivo alla giornata», racconta. «Non riesco a pensare al futuro». L’attrice ha imparato a ritagliarsi spazi per sé. «Una volta vedevo la solitudine come un limite, ora è una conquista che fa bene anche al rapporto di coppia.

Vivo fuori Roma con mia figlia Martina e stiamo benissimo», spiega. «Ho un bellissimo rapporto con lei che ora ha 18 anni. Cerco di trasferirle le mie esperienze, ma è impossibile e anche sbagliato impedire che i figli facciano errori. Lei è molto protettiva nei miei confronti. La sua domanda costante è: “Mamma sei felice?”». Glielo domandiamo anche noi. Ma la risposta è ancora condizionata dalla delusione: «Non credo esista la felicità», dice Barbara De Rossi. «Si può stare bene». L’esperienza dolorosa che ha provato è ancora viva dentro di lei. «Non credo che se ne andrà mai quel dolore, è diventato come un punto di sensibilità dentro di me. Quando si subisce un rapporto violento è impossibile trasformarlo in esperienza, in qualcosa di concreto e positivo. Mi rimane un grande senso di amarezza e impotenza». E una grande sensibilità con cui riesce a raccontare le storie delle altre donne, quelle meno fortunate di lei. «Quando vedo una donna maltrattata per la strada», prosegue, «intervengo sempre, è qualcosa che non sopporto». Nel frattempo, tra un set e un altro (ha appena finito di girare il film a episodi Dirsi addio, sta per firmare per una fiction Mediaset e pensando al ritorno a teatro), Barbara ha scritto la la sua autobiografia, che uscirà in autunno. «Ci pensavo da un po’, avevo bisogno di fare il punto della mia vita fino a ora, riappropriarmi della mia identità», spiega. «Racconterò della mia infanzia, dei miei inizi lavorativi. Anche dei miei amori». Quelli più importanti, quelli che, nel bene e nel male, l’hanno segnata. «Oggi mi sento una sopravvissuta».