Bale: vivo per i ruoli estremi ma il ciclo di Batman è chiuso

Bale

Batman è stato un personaggio interessante, utilissimo… Ma un ciclo si è chiuso». Christian Bale non ha rimpianti, spiega così il gran rifiuto dell’eroe dark che gli ha regalato la celebrità in tutto in mondo. Ora è sugli schermi con il thriller Out of Furnace ma soprattutto torna da protagonista con American Hustle (presto in Italia), storia di mafia e intrighi. «Il film è ambientato nel 1978, allora io avevo quattro anni — racconta —. È stato appassionante per me studiare quell’epoca che è stata anche di corruzione, segnata da una voglia sfrenata di successo. Un periodo che però è coinciso con l’inizio della fine di tante ideologie. Il mio personaggio, Irving Rosenfeld, viene da un ambiente difficile e impara da ragazzino a diventare un truffatore». Condensa così i temi della storia diretta da David O. Russell: «In American Hustle tutti i sogni americani sono sporchi, destinati a infrangersi nel caos di tante truffe. La vita non è certo meravigliosa, come sognava Frank Capra». Il divo premio Oscar che ci ha abituati a tanti trasformismi sul grande schermo (dal palestrato American Psycho allo scheletrico Uomo senza sonno) è sorprendente nel nuovo ruolo. È ingrassato di venti chili. «Mi interessano i personaggi in qualche modo estremi e mi considero per gli anni futuri un vero trasformista del cinema. Saranno in tanti a non riconoscermi ». Nel film c’è la nuova generazione delle star hollywoodiane: Bradley Cooper (l’infido agente della FBI), Jeremy Renner (il politico corrotto) e le molto sexy Amy Adams e Jennifer Lawrence. Non manca il veterano Robert De Niro (il boss). Sempre indicato tra gli attori più affascinanti, Bale è sincero e orgoglioso nel dire: «Non è stato affatto un problema mettermi un parrucchino, avere la pancia, essere afflitto da problemi di cuore che mi fanno camminare curvo e guardingo. Ho studiato molto la mia andatura e ogni particolare di un uomo che considero anche un ingenuo artista delle truffe». Ride ricordando che sul set tutti hanno usato lacca per i capelli: «E Bradley Cooper per avere i ricci si è messo i bigodini, un vero spasso. A turno ci guardavamo, facendoci beffe del nostro presunto glamour. L’agente Cooper costringe me a collaborare con lui per smas che rare politici corrotti in ascesa, rappresentanti di un mondo finanziario senza scrupoli e fatto da cascami, una Wall Street di mezze tacche». L’intensità del copione lo ha catturato in ogni scena e dice senza ironie: «Tra l’azione dei film come Batman e l’emotività psicologica di American Hustle c’è una linea di connessione. C’è chi fa gesta mirabolanti come Batman o Terminator e c’è chi le fa per ottenere, in modo non onesto, quello che tutti sembrano volere. Ho sentito la responsabilità di un personaggio che è una metafora della confusione e del mito del successo costruito come un castello di carta. Sono sparito non solo fisicamente dietro un uomo che non ha il costume di Batman ma ben altre maschere: uno sconfitto che sfrutta tutto e tutti per essere un vincente. Ognuno vuole sopravvivere nel film anche se non fa cose nobili. In tempi in cui si evade nella fantasia io voglio storie reali. E dietro questo copione c’è anche la verità del padre del regista che negli anni Settanta fu vittima di molti traffici di una nascente multinazionale e corporazione finanziaria. Mi auguro che il pubblico di American Hustle rifletta sui falsi e ruggenti anni Settanta e il difficile mondo di oggi».