Azioni, Btp e Polizze: Ecco quanto si paga

Crisi economica, borse in calo, crisi dell'euro

La minipatrimoniale sugli investimenti diventa più salata (2 per mille invece di 1,5 per mille) e un poco più equa. In discussione anche la Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie: si cerca di farla diventare meno esosa (0,01% invece di 0,1%) ma più larga, anche se il confronto maggioranza- governo ieri sera sul tema era incandescente. Nessuna delle novità già approvate o in discussione alla Commissione Bilancio della Camera prevede, ahimè, una diminuzione generalizzata del carico fiscale sugli investimenti. Nel caso del bollo sulle comunicazioni finanziarie siamo però di fronte a un tentativo di maggiore equità, visto che è stato cancellato il minimo fisso di 34,2 euro che rendeva particolarmente pesante (e ingiusta) la tassa per chi possedeva poche migliaia di euro. La tassa si applica a tutti gli investimenti in occasione del rendiconto annuale; si paga quindi su azioni, Btp, fondi, polizze unit linked, conti di deposito, gestioni patrimoniali e così via. Sono invece esclusi conti correnti tradizionali, polizze vita ramo 1, fondi pensione, fondi sanitari. Da quando è nata, con il governo Monti, si porta dietro lo spiacevole limite della regressività. Per ragioni di gettito aveva un limite di 34,2 euro che penalizza i piccoli investimenti. Chi infatti possiede un dossier titoli per un valore molto piccolo, poniamo 1.000 euro, fino al 2013 paga comunque 34,2 euro. Con un’aliquota assai esosa, pari a più del 3%. Nel 2013 la tassa comincia a essere proporzionale solo sopra i 22.800 euro, che rappresentano la soglia di invarianza oltre la quale l’aliquota dell’1,5 per mille ammonta a più di 34,2 euro. Nel 2014 si cambia. La commissione Bilancio ha cancellato i 34,2 euro rendendo la tassa semplicemente proporzionale. Se ho mille euro l’anno prossimo ne devo al Fisco solamente 2, ovvero il 2 per mille del mio risparmio. Certo con l’aliquota più salata il campo di chi viene tartassato di meno si restringe. Chi possiede 20 mila euro, per esempio, nel 2013 pagava il minimo di 34,2 anche se l’1,5 per mille calcolato sul suo patrimonio faceva solo 30. Nel 2014 con il 2 per mille ne verserà 40. La soglia oltre la quale si pagherà di più del 2013 è intorno ai 18 mila euro. E ai clienti degli intermediari diversi dalle persone fisiche (società & c.), che oggi pagano con un massimo di 4.500 euro, verrà invece chiesto di pagare fino a 10 mila euro. L’altra imposta sulla finanza in discussione è la Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie entrata in vigore nel 2013 che, finora, ha fruttato solo 160 milioni rispetto al miliardo stimato. Un emendamento a firma Luigi Bobba (Pd) e sostenuto ieri sera da tutti i capigruppo, M5s compreso, prova ad allargare la base imponibile (resterebbero fuori solo i titoli di Stato) a tutte le transazioni finanziarie, con un’aliquota pari allo 0,01% contro l’attuale 0,1%. Rientrerebbero nel perimetro, limitato oggi ad alcune categorie azionarie, anche fondi comuni, derivati e le obbligazioni private. Ma l’allargamento della base imponibile, ha spiegato ieri il viceministro Stefano Fassina, pur essendo «condivisibile al 100%» rischierebbe di trasformarsi in «una fuga in avanti» che metterebbe «l’Italia in una posizione negativa a Bruxelles». Di qui la richiesta di accantonare la proposta per «tornarci su» in futuro, giudicando il sistema in vigore «un intervento circoscritto e leggero ». In effetti, la Tobin tax è questione assai dibattuta in Europa. C’è chi dice: o tutti o nessuno. E proprio ieri la Bundesbank ha fatto sapere che è uno strumento da evitare perché può mettere in difficoltà le banche, rendendole più dipendenti dalla Bce. Quanto agli effetti della Tobin attuale, Assosim ha calcolato che da marzo le compravendite sul mercato italiano sono crollate del 17% in termini di volumi.