Avviso dei Forconi: blocchiamo i Tir E a Genova il leader va via in Jaguar

E al terzo giorno venne (forse) un po’ di chiarezza: «I veri Forconi si trovano in Sicilia, dove la protesta è pacifica ». A rivendicare la primogenitura è il fondatore e leader del movimento, Mariano Ferro. Che aggiunge: «In una prima fase poteva anche farci piacere essere presi a simbolo dello sciopero, ma adesso la situazione è degenerata». Ecco, questo è il punto. Sparpagliandosi per l’Italia, l’etichetta è andata incontro a gemellaggi, apparentamenti, contiguità. Più o meno apertamente accettate o rifiutate. Conclude Ferro: «Dietro la nostra sigla c’è un movimento di agricoltori e autotrasportatori che da anni rivendica interventi contro la crisi». In questo filone di protesta «purtroppo si sono infiltrate frange eversive». Chiaro? Non proprio, perché una sintetica panoramica dei disagi registrati ieri racconta anche altro. Code, in mattinata, per le manifestazioni degli autotrasportatori alle uscite di Parma, sull’Autosole. Stessa situazione in serata intorno a Modena. Due camionisti, che si erano rifiutati di fermarsi ai blocchi, inseguiti e aggrediti nella notte dai manifestanti intorno a Foggia. È scivolata invece via senza intralci la Jaguar sulla quale uno dei leader del movimento, Danilo Calvani, 51 anni, imprenditore agricolo, ieri ha raggiunto Genova per un comizio. Secondo i molti che hanno rilanciato e stigmatizzato il fatto in Rete, non proprio l’auto che si addice alla guida di questa «rivolta popolare». In serata, lui ha replicato: «Su questa storia si è montata una polemica indegna. Sto girando l’Italia da giorni e ho avuto un passaggio da un amico camionista, partito da Massa Carrara. La Jaguar è sua». Da Genova, Calvani ha poi annunciato che il «Coordinamento 9 dicembre» (alter ego dei Forconi) è al lavoro per organizzare una grande manifestazione la prossima settimana a Roma. Mentre a Torino ha poi spiegato che oggi «i mercati saranno aperti» (e questo, dopo due giorni di blocco, è sembrato un segnale di allentamento della tensione). Mentre il movimento si guarda dentro, annuncia nuovi presidi per questa mattina (Torino, Genova, Roma, Milano e altre città), iniziano però ad arrivare le prime conseguenze giudiziarie. A Torino, la Procura ha aperto un’inchiesta con ipotesi di reato che vanno dalla devastazione, al saccheggio, alle lesioni. Cinque gli arrestati, tra i quali un camionista, un giovane che voleva impedire a un tassista di lavorare, due che hanno costretto dei negozianti a chiudere. Almeno trentadue le denunce. Anche i magistrati di Genova hanno avviato un’indagine per interruzione di pubblico servizio in relazione ai blocchi di autobus e treni. A Milano, invece, è stato interrotto soltanto il traffico. Il presidio di piazzale Loreto raggruppa qualche universitario, indignados di quartiere, alcuni immigrati. Da due giorni fanno un continuo «giro dell’oca» intorno alla piazza, fermando a singhiozzo la circolazione. Dopo essere stato «annusato» da vari gruppi politici, Forcone milanese ha accolto in tranquillità una quindicina di giovani di Forza Nuova. Unico incontro complicato, quello di ieri in mattinata con un pullman di tifosi dell’Ajax, appena arrivato a Milano per la partita di Champions. Gli olandesi equivocano (pensando a un’azione di ultras milanisti) e scendono brandendo le cinture. Urla, qualche spintone. I Forconi si disperdono in pochi minuti. Poi, passato il pullman, riparte l’urlo: «Si blocca».