Autocertificazioni false per avere le borse di studio

Dichiaravano redditi irrisori per non pagare le tasse universitarie, beneficiare di borse di studio e sconti su posti letto, mense, buoni per l’acquisto di libri e per l’abbonamento ai mezzi pubblici, e altre agevolazioni. Un danno per le casse pubbliche stimato in qualche milione di euro ma soprattutto un duro colpo per i veri studenti universitari bisognosi, che sono rimasti senza contributi per avendone pienamente diritto. È il bilancio di centinaia di false autocertificazioni tra il 2012 e quest’anno scoperte dalla Guardia di Finanza: dopo avere costruito una fitta rete di controlli con la Regione Lazio e gli atenei capitolini La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre, anche incrociando le banche dati, le Fiamme Gialle hanno snidato gli studenti benestanti mascherati da poveri. «Abbiamo sottoscritto un patto anti-furbetti — spiega il generale Ivano Maccani, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Roma —. In questo periodo di crisi si moltiplicano i tentativi di godere illecitamente di sovvenzioni ». Ora, però, i «furbetti» dovranno restituire le somme indebitamente percepite, moltiplicate per tre come prevedono le sanzioni amministrative. Non solo: sono stati o stanno per essere denunciati anche dal punto di vista penale: rischiano da 6 mesi a 3 anni di carcere. I dati illustrati ieri dai vertici della Regione e della Guardia di finanza — affiancati dai rettori degli atenei — lasciano pochi dubbi: nel 2012, a fronte di 848 controlli effettuati, sono emersi 521 studenti con dichiarazioni truffaldine e 327 regolari. Analoga situazione quest’anno:dopo avere eseguito 546 controlli, sono stati riscontrati 340 casi «fuorilegge» e 206 a norma. Complessivamente quindi quasi due studenti su tre (il 62,8%) ha dichiarato redditi nettamente più bassi di quelli reali. «Gli studenti evasori sono ladri di diritti — sostiene Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, nel corso delle presentazione dell’indagine —. Chi inganna la Regione su una borsa di studio ruba un diritto a chi ne ha titolo e lo nega a chi invece ce l’ha. Non è un furto solo alla comunità». Legalità e trasparenza, convengono a tutti: «Non è normale un Paese con queste percentuali di illegalità, è un Paese che va curato — aggiunge Zingaretti —. Del resto, anche a parità d’investimento produrremo più giustizia perché butteremo fuori da queste forme di tutela persone che prendevano la borsa di studio ma avevano famiglie con Ferrari e villa con piscina, quando poi non abbiamo i soldi per darle a chi ne ha diritto». «Vogliamo affermare la cultura della legalità — sottolinea Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione e assessore all’Università — dimostrando che attraverso la collaborazione di diverse istituzioni dello Stato migliora la qualità della vita: così c’è più giustizia». Dal canto suo Luigi Frati, rettore della Sapienza, taglia corto: «Nel mio ateneo, gli evasori sono diminuiti dal 25 per cento a meno dell’1 per mille per i rigidi controlli fatti. Anche questo è uno dei nostri compiti educativi: così ho anche potuto non aumentare le tasse e diminuire le imposte del 30 per cento per chi ha iscritto anche il secondo e il terzo figlio». La Regione Lazio ha annunciato contro «gli affitti in nero» l’arrivo negli atenei dei «camper della legalità»: lì si potranno denunciare alla Finanza situazioni illegali e con l’aiuto di funzionari dell’Agenzia delle Entrate stipulare sul momento contratti regolari.