Aumento Mps, Profumo chiede il verdetto dei soci

La richiesta di slittamento dell’aumento di capitale arriva sul tavolo del consiglio Montepaschi. Oggi il board esaminerà l’istanza presentata dalla Fondazione con cui ha chiesto di spostare a non prima di metà maggio la ricapitalizzazione da 3 miliardi euro necessaria a pagare 2,5 miliardi di Monti bond e gli interessi maturati, rispetto a gennaio come proposto dal consiglio, che ha già convocato l’assemblea per il 27 dicembre. Metà maggio coincide con la seconda finestra temporale che l’amministratore delegato Fabrizio Viola aveva indicato per l’operazione. Al momento tuttavia la garanzia sull’aumento scade il 31 gennaio e, per ora, le banche non hanno dato una disponibilità ad estendere l’impegno. Ieri ci sono stati nuovi contatti in cui sarebbe stata ribadita la garanzia fino a gennaio. D’altra parte dalla relazione depositata in vista dell’assemblea è emerso che la scelta di stringere i tempi sarebbe dettata anche dalle condizioni poste dal consorzio, tra cui la richiesta che le cedole al Tesoro non vengano pagate con nuove azioni. Oggi il board dovrebbe decidere di integrare l’ordine del giorno con la richiesta della Fondazione, senza però ritirare la propria proposta. Quindi saranno i soci a discutere su quale soluzione adottare. Il presidente di Palazzo Sansedoni, Antonella Mansi, ha già detto che voterà contro l’aumento a gennaio e ieri, in una nota emessa su richiesta della Consob, la Fondazione ha spiegato che la sua proposta è volta «a evitare un voto contrario a salvaguardia della propria integrità patrimoniale e, contemporaneamente, a consentire la buona riuscita dell’aumento di capitale». Lo slittamento al secondo trimestre 2014, consentirebbe inoltre «alla banca di avere comunque il tempo necessario per il pagamento della cedola» sui Monti bond, che scade il primo luglio, utilizzando i capitali freschi. L’ente sta cercando di fare cassa con la quota di Mps e ha dato mandato alla Lazard con l’auspicio, non solo della Fondazione ma anche dei vertici della banca, di trovare un compratore entro la data dell’assemblea. I tempi sono piuttosto stretti ma se l’operazione dovesse andare in porto la Fondazione potrebbe anche rideterminarsi in assemblea spianando la strada alla proposta di Viola.