Asia Argento: basta recitare d’ora in poi farò solo la regista

Sembra proprio decisa: «Smetto di recitare e nel futuro mi dedicherò soltanto alla regia», dice Asia Argento. Ma perché? «Ho fatto l’attrice per trent’anni, mi avvicino ai quaranta e da almeno otto non mi diverto più, non provo piacere nello stare davanti alla cinepresa. Non credo di essere ormai utile ai registi e nemmeno tanto brava…».
Così dice Asia. Ma ad incoraggiarla nella sua decisione sono senza dubbio le critiche internazionali riscosse da Incompresa, il terzo film da lei diretto, appena uscito nelle sale dopo il passaggio al Certain Regard di Cannes: in America come in Francia, i giornali non hanno risparmiato elogi al film, venduto in tutto il mondo, e alla regista. Oggi la Argento sta scrivendo un nuovo soggetto. «Ma non anticipo nulla», ci ha detto ieri, in visita al Messaggero, «preferisco fare prima le cose e poi parlarne».
I MAESTRI
Nella sua lunga carriera, iniziata come bambina prodigio (esordio a nove anni con Sergio Citti, a tredici è sul set con Cristina Comencini e l’anno dopo con Nanni Moretti), Asia ha lavorato con i grandi registi internazionali: Patrice Chéreau, Abel Ferrara, Gus Van Sant, Sofia Coppola, Olivier Assayas, George A. Romero, tanto per citarne qualcuno, e naturalmente suo padre Dario.
Da chi ha imparato di più? «Ho imparato tutto dagli elettricisti e dai macchinisti», risponde l’autrice di Incompresa, «quando facevo l’attrice, non me ne stavo chiusa nella roulotte ma giravo per il set facendo domande a tutti: è stata quella la mia scuola di cinema».
Aggiunge di aver imparato tanto anche da Ferrara: «Non mi ha insegnato solo l’uso della doppia cinepresa, ma anche a creare un’atmosfera di caos apparente che può destabilizzare, ma aiuta a trovare la verità». E cosa ha recepito da papà Dario? «L’attenzione per i dettagli e una certa estetica dei colori».
LA STORIA
Ed è un film anche esteriormente a tinte forti (rosa, rosso, turchese in prevalenza) Incompresa che si svolge nel 1984 ed ha per protagonista una bambina di nove anni (interpretata dalla piccola Giulia Salerno) che viene sballottata tra la madre e il padre, artisti narcisisti e incapaci di occuparsi dei figli, che se le danno di santa ragione e alla fine si separano. «Ma anche se qualcosa ricorda la mia storia personale, non è un film autobiografico e tantomeno terapeutico», ribadisce Asia. «Se avessi voluto raccontare la mia vita, avrei realizzato un documentario o scritto un romanzo».
Spiega di aver scelto, per il ruolo della madre, Charlotte Gainsbourg perché «la ammiro da sempre, è la mia anima sorella». Garko, nel ruolo del padre che nessuno vorrebbe avere, tutto preso da sé e sordo a qualunque richiesta di affetto, «è pieno di talento ma umile, pronto a mettersi in gioco, divertente», si entusiasma Asia, che sul décolleté sfoggia una meravigliosa, enorme collana vittoriana tatuata dall’artista Marco Manzo. «Pochi attori sarebbero riusciti, come Gabriel, a creare quel personaggio ingrato regalandogli anche qualche momento comico».