Arisa: “Quando vedo che un talento la sprono a dare al mondo ciò che ha ricevuto”

argument essay outline example By on 4 maggio 2014
arisa

click here Dopo aver vinto l’ultima edizione del Festival di Sanremo e aver sbancato | le hit-parade con l’album Se vedo te, Arisa è pronta per una nuova avventura professionale, ben diversa da quelle finora affrontate: prestare la sua voce a Gloria, un simpatico vermetto protagonista del film d’animazione Barry, Gloria e i Disco Worms. Abbiamo incontrato Arisa, reduce dalla vittoria dell’ultimo Sanremo, alla conferenza stampa di presentazione di questa nuova avventura cinematografica, a cui hanno preso parte, sempre nelle vesti di doppiatori, Gabriele Lopez, Gianluca Vitiello e Nicola Vitiello di Radio Deejaay. Arisa, come nasce il progetto di Barry, Gloria e i Disco Worms? «Mi hanno chiesto se volevo essere un vermetto stonato: mi sono incuriosita e sono andata un po’ più a fondo. Ho capito che valeva la pena di cimentarsi in questa avventura. Un’opportunità intelligente». Quale messaggio vogliono Lima a triplice azione. trasmettere i Disco Worms? «Questo progetto insegna che tutti possono sognare, indipendentemente dall’estrazione sociale, lottando senza arrendersi mai». Tu dai la voce a un personaggio stonato: avendo una bellissima voce, avrai fatto fatica… Veramente stono anch’io, solo che nelle produzioni discografiche non si sente. A volte, però, dovevo fare degli acuti davvero impegnativi… ». Restando in tema discomusic, qual è il tuo pezzo preferito degli anni Settanta? «Sicuramente I will survive, che ho fatto anche interpretare al mio personaggio. È stata per me una palestra, quella di cantare in inglese. Mi sono divertita un sacco». Questo film propone valori importanti come l’altruismo: tu sei altruista? «Non particolarmente. Ma quando capita di fare qualcosa che possa servire a qualcuno è bene farla». «Questi concetti vanno appresi» Che cosa ti aspetti da questo progetto? «Mi piace molto l’idea di divulgarlo nelle scuole. Certi concetti sarebbe bello che venissero naturalmente appresi dalle nuove generazioni senza che gli adulti salissero sempre in cattedra. Quando dobbiamo insegnare qualcosa a qualcuno non vediamo l’ora, perché è il momento in cui iniziamo ad atteggiarci con superiorità». Anche tu sei una che sale in cattedra? «A volte sì, ahimè. Salgo, scendo. Penso sempre di aver letto un libro di più quando poi alla fine non ne ho finito uno». Un motivo per cui grandi e piccini non dovrebbero perdersi questo cartone? «Bambini, dovete vedere questo cartone perché vi lascerà qualcosa dentro che vi servirà per la vita. Genitori, portate i vostri bambini a vedere i Disco Worms, e qui salgo in cattedra, perché potrà arrivare dove noi adulti molte volte non riusciamo ad arrivare». Che cosa ti senti di dire a tutti quei ragazzi che hanno del talento e magari è la sola ricchezza che hanno? «Il talento è un grande dono: a volte mi capita di sentire delle persone che hanno una bellissima voce e che non vogliono cantare. Io consiglio di non farlo per sé, ma per il dono che hanno ricevuto. Ognuno di noi riceve qualcosa: è importante identificare quello che riceviamo. Una canzone del mio primo disco recitava “Ognuno ha qualcosa dentro di sé e basta cercarlo, vedere di trovarlo e capire dov’è”. Può essere l’unica ricchezza, ma è davvero grande. Ci vuole il coraggio a supportare il talento: con questa formula si fa strada». È la chiave vincente? «Vincente, sì, per fare qualcosa nella vita visibile agli altri, ma non è detto che la chiave della felicità sia data dal dimostrare qualcosa a qualcuno». Il tuo percorso è stato curioso: al debutto a Sanremo eri in versione buffa, M mentre, strada facendo, ti sei rinnovata. Come vedi ^ questi tuoi passaggi? «Non li vedo: non mi faccio domande sul mio percorso perché preferisco viverlo in modo spontaneo».

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