Antonella morta nel crollo di un palazzo a Matera

Undici. Un numero non meno famigerato in Italia di quanto lo sia l’11 settembre negli Stati Uniti (e nel mondo). Era l’11 novembre del 1999 quando a Foggia, in viale Giotto, crollò un palazzo che uccise 67 persone. Ieri, 11 gennaio, ma di quindici anni dopo, a Matera è crollata una palazzina di tre piani. Un «cedimento strutturale» — che poi non vuol dir nulla, perché è come dire che una persona muore per arresto cardiocircolatorio — molto simile a quello di Foggia. Solo che l’edificio di Matera, in vico Piave — zona centrale, a pochi passi dalla questura e dalla prefettura —, è più piccolo e quindi non ha fatto una strage. L’unica vittima è una donna di 31 anni, Antonella Favale, che lavorava come insegnante di sostegno in una struttura per disabili. Grazie all’incessante lavoro dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile nella rimozione delle macerie, sette persone sono riuscite a salvarsi. Nicola Oreste, 57 anni, ingegnere dell’ufficio tecnico comunale, l’ultimo ad essere stato estratto vivo, ha resistito dodici ore sotto i detriti dello stabile. E non ce la fece anche Guerino Alessandrino, che a Foggia si salvò dopo ben quindici ore da sepolto vivo? Ma dalle 7,10 di ieri mattina, quando la palazzina si è sgretolata, come se all’improvviso le fosse mancata la base di appoggio, fino alla tarda sera di ieri, le quindici ore di Antonella sono state solo ore di agonia. Alla fine l’hanno recuperata cadavere. Fosse successo in piena notte, come in viale Giotto a Foggia, non sarebbe sopravvissuto nessuno. La moglie e il figlio di Nicola Oreste non avrebbero avuto il tempo di precipitarsi fuori quando hanno visto il palazzo traballare. Annamaria Portarulo, cinquantenne gravemente malata, non avrebbe potuto essere salvata dal giovane romeno vicino di casa, che l’ha sollevata di peso e l’ha trasportata fuori dal palazzo che si stava sbriciolando in una nuvola di polvere. E nemmeno il settantenne ex carabiniere Vito Tortorelli e sua moglie ce l’avrebbero fatta, ma poiché a quell’ora erano svegli e circolavano per casa, sono «atterrati» in strada scioccati ma illesi, dopo un salto nel vuoto. «Mi ero alzato da poco quando tutto è crollato in un attimo: è stato l’inferno, una cosa davvero terribile», ha raccontato l’uomo. Sara Elia, invece, 36 anni, originaria di Bisceglie che vive a Matera per ragioni di lavoro, è stata salvata dai soccorritori e ora è in ospedale, ma in buone condizioni. La prima domanda, naturalmente, è sempre la stessa. Come è potuto accadere? Soprattutto dopo i ripetuti sopralluoghi di Vigili urbani e Vigili del Fuoco — l’ultimo, la sera prima del crollo —, che in queste settimane e in questi ultimi mesi erano stati allertati dagli inquilini del palazzo, i quali avevano notato come alcune strane lesioni nei muri si erano rapidamente trasformate in vere e proprie crepe. Con un ingegnere comunale in casa, forse si sono sentiti rassicurati. Oppure, il responso di chi ha svolto i sopralluoghi li ha tranquillizzati. Ma ieri mattina gli scricchiolii avvertiti già la sera prima sono diventati dei rumori sinistri e l’intero stabile ha cominciato a «ballare» e a contorcersi su se tesso. Poi, il tonfo. Le urla. La polvere. La puzza del gas fuoriuscito dalle condutture spezzate. Il sospetto, che sembra più di un sospetto, soprattutto dopo la nota ufficiale del Comune che precisa di non aver autorizzato alcun lavoro nello stabile, è che nei locali del piano terra si possa aver esagerato nelle opere di ristrutturazione per ospitare una pizzeria (i lavori quindi sarebbero quelli eseguibili con la procedura Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività), andando a «toccare» qualche muro portante. Senza nemmeno aver prima predisposto — dice un responsabile della Protezione civile di Potenza — gli accorgimenti necessari richiesti in una zona sismica di primo grado quale è Matera. Abbastanza, secondo la procura, per aprire un fascicolo per omicidio e disastro colposo. Nella speranza che i magistrati non facciano ciò che fecero a Foggia. Cioè nulla.