Antonella Ferrari: L’attrice, all’opera anche in una giunta comunale, posa con le sue stampelle e ci spiega perché

Antonella-Ferrari

Da anni combatte contro la sclerosi multic i pia, ma la malattia non le ha mai procurato sconforto, contrariamente alle cattiverie della gente o alle ingiustizie di natura professionale. Antonella Ferrari, che abbiamo appena visto su Raiuno nella fiction Un matrimonio e in partenza con un nuovo tour teatrale con lo spettacolo autobiografico Più forte del destino, racconta a Top cosa ancora manca nella sua complicata, ma allo stesso tempo appagante, esistenza. «Sono impazzita dalia gioia. Ma…. Ti abbiamo appena vista su Raiuno nella fiction diretta da Pupi Avati, Un matrimonio… «E stata una grande emozione, per me, farmi dirigere sul set da un maestro come Pupi Avati. Ci eravamo conosciuti sei anni fa, dopo che gli avevo scritto una lettera. Già da allora Avati era impegnato con la stesura di Un matrimonio e quando mi ha confessato di avere in mente un personaggio su misura per me sono impazzita dalla gioia. Dopodiché, il progetto è stato più volte rimandato, fino a quando la Rai ha deciso di produrlo. A quel punto, Avati mi ha contattato per propormi il ruolo di Anna Paola. È stato molto deciso su questo, nonostante io abbia dovuto lottare contro alcune resistenze». Quali? «Sul mio nome e sulla mia disabilità. Ma poi il provino è andato talmente bene e questo esito felice ha avuto la meglio su tutto. Basti pensare che, al termine del mio monologo, avrei dovuto commuovermi e, alla fine, ha pianto anche Avati. Mi ha detto: “Lei, Ferrari, mi ha sedotto. E sedurre me non è così semplice”. E io sono quasi svenuta dalla contentezza. Mi ha colpito, inoltre, il fatto che Avati ci abbia tenuto a specificare che non ha scelto me per la disabilità, visto che anche Anna Paola lo è, ma per la mia bravura e per la mia capacità di emozionarlo con la recitazione». Anche la voce narrante della fiction, per tutte e sei le puntate, è stata la tua… «All’inizio Avati era un po’ preoccupato, aveva paura della mia erre moscia. Panico generale. Ma poi a lui è piaciuta e anche in quell’occasione mi ha ribadito quanto mi stimasse professionalmente ». «Ha il coraggio di dire di no…» Una bella rivincita nei confronti di chi aveva avuto qualche resistenza sul tuo nome per la tua disabilità… «Certo, una bella rivincita. Purtroppo, però, di persone come Pupi Avati in Italia ce ne sono poche, perché lui ha avuto il coraggio di prendersi la responsabilità delle sue azioni. Ha avuto il coraggio di dire no a chi gli chiedeva di prendere qualcun’altra, rispondendo loro: “Non me ne frega niente se è malata. Io voglio lei perché è brava”». In questo periodo a cosa ti stai dedicando? «Al teatro, dove artistica-, mente sono nata. Era da un po’ che mancavo in palcoscenico a causa della mia malattia. Poi, finalmente, a teatro sono riuscita a tornarci con Più forte del destino, tratto dal mio libro, che ha ottenuto talmente tanto successo da avere un suo adattamento teatrale. Da fine gennaio torno a girare l’Italia con questo spettacolo che racconta di me, della mia disabilità a colori. Uno spettacolo in cui non si piange, al massimo ci si commuove per alcuni momenti della mia vita». «Ecco che cosa c’è di irrisolto» Da dove prendi tutta questa forza? «Il lavoro dell’attrice mi dà ima forza incredibile, è una terapia. Ogni volta che salgo su un palcoscenico io rinasco. Quando faccio quello che amò fare, sono al settimo cielo. Ci sono stati momenti bui, periodi di forte scoraggiamento. Ma mai per la malattia, mentre per la mancanza di lavoro o le ingiustizie sì. Mia madre, non a caso, mi ripete sempre: “Non ti deprimi per un esame medico andato male, mentre lo fai a causa di una cattiveria detta da una persona?”». Fuori dal set che fai? «Ultimamente, per fortuna, lavoro tanto. Oltre a fare l’attrice ricopro il ruolo di assessore alla Pubblica Istruzione, Cultura e Tempo libero del Comune di Bresso (nel Milanese, ndr). Insomma, non ho mai un minuto libero. Mio marito (Roberto D’Agosta, ndr), scherzando, mi fa notare che per poter parlare con me farebbe molto prima a telefonarmi». In futuro come ti piacerebbe vederti? «Professionalmente parlando, al cinema. Magari diretta da registi che vadano ben oltre le apparenze. Mi piacerebbe, inoltre, condurre un programma tutto mio. Certo, mi manca un figlio: Dio non ce lo ha ancora dato e non so se ce lo donerà mai. Ecco, se c’è qualcosa di irrisolto nel privato è proprio questo figlio che non c’è».