Anticipazioni Il tredicesimo Apostolo 2: Intervista a Claudio Gioè

stalin and hitler propaganda By on 8 gennaio 2014

thesis theme custom 404 Dopo essere stato “Prescelto”, Claudio Gioè è pronto per la “Rivelazione”. Basta giocare un po’ con il titolo della prima e della seconda stagione della fiction II tredicesimo apostolo per scoprire la dicotomia che lacera l’animo dell’attore siciliano: prete con poteri paranormali sul set, scettico convinto nella vita reale. A partire dal prossimo 13 gennaio, su Canale 5, Gioè vestirà di nuovo i panni di padre Gabriel Antinori che, dopo aver scoperto di essere il predestinato di un’antica profezia, dovrà nuovamente sconfiggere le forze oscure. Un ruolo impegnativo, soprattutto per un attore che fa della razionalità un pilastro della vita e che ai misteri del soprannaturale preferisce quelli nascosti della natura umana. Claudio, possibile che tutte le apparizioni demoniache e le manifestazioni di forze ultraterrene a cui il tuo personaggio assiste non abbiano scalfito il tuo scetticismo sul mondo del paranormale? «Sono una persona razionale e non ho mai provato curiosità per questo tipo di fenomeni. Ritengo più intrigante cercare di capire gli individui, indagare le mille sfaccettature degli esseri umani. Quelli sì che sono mondi al limite del sovrannaturale! Poi, è ovvio che tutti abbiamo « ascoltato aneddoti misteriosi o abbiamo assistito a eventi apparentemente inspiegabili. Ma non mi è mai capitato di g incontrare un demone o un fantasma». «Il pubblico è molto esigente» Essere scettici, però, non significa non avere fede. «Certo che no. Il confine fra fede e ragione non è mai così netto come si pensa e non è necessario che lo sia. Ognuno di noi, a un certo punto della vita, sente il bisogno di credere in qualcosa. La razionalità può arrivare solo fino a un certo livello, il resto è tutto da scoprire e da vivere». Il successo de II tredicesimo apostolo può essere definito un “miracolo” o c’è una spiegazione razionale? «Il punto di forza della nostra serie è il coraggio di affrontare un argomento piuttosto inconsueto, nel panorama televisivo e cinematografico italiano. Come altre importanti serie Tv americane, Il tredicesimo apostolo cavalca l’onda vincente del paranormale e lo fa con altrettanta qualità e mestiere, affidandosi alla regia di Alexis Sweet e a effetti speciali innovativi per lo standard delle fiction del nostro Paese. Il pubblico italiano è molto esigente e non si accontenta più di guardare storie che non siano realizzate con grande qualità». Perché questo coraggio è mancato finora? «Noi italiani tendiamo a a privilegiare prodotti che siano vissuti dal pubblico come rassicuranti e familiari. Unapproccio che spesso limita le potenzialità creative degli artisti che ci lavorano. Quando un progetto funziona, se ne producono subito altri simili in serie per non rischiare, soprattutto dal punto di vista economico. Invece, penso che dopo aver esplorato i mondi delle forze di polizia, del crimine e dei camici bianchi, sia giunto il momento di aprirsi anche a racconti di fantasia. La nostra storia, trattando anche altre tematiche, stimola una riflessione fra gli spettatori». «È una collega da sogno» Che cosa dobbiamo aspettarci dalla nuova stagione? «Il paranormale avrà un ruolo più marcato nella storia. Il mio personaggio e quello di Claudia Pandolfì si ritroveranno in una sorta di dimensione parallela, che non mancherà di attirare l’attenzione del pubblico. Come attori, la nostra sfida è restare credibili all’interno di un mondo in cui le regole della razionalità svaniscono. Poi, la loro conoscenza si farà molto più approfondita. La loro storia d’amore sarà svelata in modo molto delicato e romantico, così com’è giusto fare quando si raccontano questo tipo di situazioni. Il feeling che si è creato fra me e Claudia ha aiutato molto. Lei è una collega da sogno. Grazie alla sua positività e alla sua bellezza, ogni giorno andare sul set è stata una gioia». Niente scene di passione fra voi due sulla falsa riga di Uccelli di rovo, quindi? «No, il rapporto d’amore vissuto dai nostri personaggi assume toni meno morbosi di quelli di cui era protagonista padre Ralph».Che tipo di messaggio emerge? «La forza straordinaria dei sentimenti, capaci di determinare i destini di tutti noi. In quest’ottica, la serie è un vero e proprio inno all’amore». Un messaggio che trova terreno fertile in questo momento storico in cui la Chiesa ha iniziato a cambiare modo di comunicare con i fedeli grazie all’avvento di papa Francesco. «La Chiesa ha a che fare ogni giorno con le persone, caratterizzate da un’incredibile complessità. Il senso di colpa tipicamente cattolico che si lega a una storia d’amore di questo tipo fa parte di un atteggiamento punitivo che mi auguro la Chiesa abbandonerà a breve. Senza dubbio, le aperture volute da papa Francesco si muovono in questa direzione».

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