Anticipazioni Il Segreto: Alex Gadea e Megan Montaner ci riportano agli anni d’oro delle telenovelas

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Nel nostro panorama televisivo, che sempre più spesso ¡ offre programmi di qualità non troppo elevata o trasmissioni fotocopia, il genere che sembra non tramontare mai è quello di soap opera e telenovelas. Il collante che unisce gli spettatori di queste produzioni è il desiderio di evadere dalla quotidianità, di vivere una realtà diversa dalla propria, in una parola di sognare. Di fronte agli amori impossibili, al romanticismo, alle storie lacrimose, ancora oggi milioni di persone di ogni età e ceto sociale rimangono incollate alla Tv. Insomma, si tratta di un genere in cui “vince” la rappresentazione del quotidiano e di sentimenti universali come l’amore, l’odio, il tradimento. Dove a farla da padrone è il melodramma che, come disse il grande Luchino Visconti, «è stato l’unico genere capace di attraversare tutte le classi sociali».

se21Non a caso, mai come in questi ultimi anni Rai e Mediaset fanno a gara in queste produzioni. L’esempio più eclatante è II Segreto: proposto da Canale 5 in prima visione a partire dal 10 giugno 2013 in fascia pomeridiana, la telenovela spagnola che narra le vicende amorose di Pepa (Megan Montaner) e Tristan (Alex Gadea) ha ottenuto ascolti record sin dagli esordi, riuscendo a toccare uno share pari al 30 per cento. E a “battere”, in fatto di gradiménto, anche soap già rodatecome Cento Vetrine. Ma come si spiega questo “fenomeno” mediático, che nel dicembre 2013 ha spinto i vertici Mediaset a riproporre in replica tutte le puntate de II Segreto dal lunedì al sabato su Rete 4 alle 20.30? Per capirlo, abbiamo “disturbato” due esperti di media e televisione. «Il Segreto piace molto perché il pubblico riesce a identificarsi con facilità nei modelli che incarnano i personaggi, chiamati ad affrontare “drammi” universali, individuati da Vladimir Propp», spiega lo psichiatra Alessandro Meluzzi.

«Il linguista e antropologo russo, nel suo Morfologia della fiaba, studiò le origini storiche della fiaba, ricavandone una struttura proposta come modello di ogni narrazione. Anche ne II Segreto possiamo ritrovare questi archetipi universali, accettati da qualsiasi cultura. Ovvero l’antagonista, il mandante, l’aiutante, la principessa, il padre di lei, il donatore, l’eroe e il falso eroe. Inoltre, è girato in costume, e questo espediente colloca la narrazione in un tempo che va al di là del presente, dandogli valore. Anche Elisa di Rivombrosa, con Vittoria Puccini, era in costume e ha ottenuto grande successo», continua Meluzzi. «In realtà, fatico a pensare che gli spettatori de II Segreto appartengano a un pubblico generalista», dichiara Giorgio Simonelli, professore di Storia della Radio e della Televisione all’Università Cattolica di Milano. «Insomma, se è vero che, dati alla mano, la telenovela in onda su Canale 5 può contare su un nutrito numero di “fedelissimi”, è altrettanto vero che questi “fedelissimi” sono le persone che hanno vissuto il boom di soap e telenovelas degli anni Ottanta e Novanta. Di conseguenza, nel momento in cui oggi accendono la Tv per scoprire quali drammi dovranno affrontare gli abitanti di Puente Viejo, ! vengono spinte da un effetto nostalgia. Infatti, trent’anni fa, quando il genere debutto nel nostro Paese, gran parte del pubblico televisivo si era appassionato perché si trattava di una novità», aggiunge il professore.

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