Anticipazioni Che Dio ci Aiuti 3, prima puntata Giovedi 25 Settembre

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Ce la meritiamo, una che in America sarebbe modello Frances McDormand, la geniale attrice moglie di un fratello Coen (Joel, regista di, tra gli altri, II grande Lebowski e Fargo), appena vista in anteprima a Venezia nella serie Sky Olive Kitteridgel Una che in Italia si chiama Elena Sofia Ricci, e passa con disinvoltura dalle serie televisive di grandissimo successo nazionalpopolare (vedi / Cesaroni), al cinema, dove ogni volta raccoglie riconoscimenti (vedi premio Kineo a Venezia, per Allacciate le cinture di Ferzan Òzpetek), al teatro, dove è nata artisticamente? È rimasta una donna “vera” Nel dubbio, in un Paese che non sempre valorizza i suoi cervelli, godiamocela tutta, magari anche mentre rientra a casa dal set di Che Dio ci aiuti 3 e saluta di pancia il marito («Amor mio!»), prima di fare da assistente alla poltrona per la figlia più piccola, Maria, di dieci anni («Sì tesoro, te la tengo io la mano mentre papà ti leva il dente»). Il tutto senza neppure una sfumatura di quella “fiction” che caratterizza alcune sue colleghe, ansiose di dimostrare di essere “una di noi”. «Papa Francesco mi piace molto» Elena Sofia, nei panni di Suor Angela, quest’anno si è trasferita sul set di Fabriano, nelle Marche, nuova location della serie, prima ambientata a Modena: «Un piccolo gioiello di città dove, dopo tre secondi, ti conoscono tutti e tutti sono affettuosissimi», racconta.

«A Roma, invece, sono talmente abituati al cinema che quando arrivi con le roulotte, ti guardano come guardano il marziano di Flaiano dopo un po’ che è sbarcato in città… con sufficienza, rassegnazione. A Roma scocci!», ride. Interpreti una suora da ormai tre anni, dunque sei senz’altro autorizzata a dire la tua su questo Papa che raccoglie unanimi consensi e affetto. «Papa Francesco mi piace moltissimo e anche alcuni miei amici, che non sono cattolici, gli riconoscono un carisma eccezionale. Ha una grande capacità di comunicare l’amore cristiano». «Sono favorevole alle nozze gay» Tu sei cattolica? «Sì, di recente ho anche ricevuto il sacramento della cresima, che non avevo fatto da bambina… Mi sono resa conto che meditare sulle parole del Vangelo, avvicinarmi a una dimensione spirituale era un bisogno che covavo dentro da moltissimo tempo e che-dio-ci-aiuti-2che tanti sentono più di quanto non siano disposti ad ammettere. Credo che anche il grande successo di una serie televisiva come Che Dio ci aiuti, con la sua semplicità e leggerezza, risponda a questa domanda». In famiglia, come hanno vissuto questo tuo percorso di fede? «Mio marito quando ci siamo conosciuti era più osservante di me e ci siamo sposati in chiesa. Poi abbiamo percorso un cammino all’inverso, nel senso che adesso è lui il più scettico dei due, mentre io mi sono avvicinata in maniera più profonda alla fede. Mia madre, invece, mi guarda come una pazza, lei è un osso duro! A parte gli scherzi, tutti, anche le mie figlie (Emma di 18 anni, nata dalla relazione con l’attore, regista e sceneggiatore Pino Quartullo, e Maria, di 10, avuta dal marito Stefano Mainetti, ndr), nutrono grande rispetto per questo mio cammino».

Come ti poni rispetto alle tematiche sulle quali la Chiesa ha posizioni piuttosto precise e considerate rigide? Per esempio, in Italia è stata giudicata incostituzionale la legge che vietava la fecondazione eterologa, che il Vaticano non appro- va. «Ho le mie idee e sono favorevolissima alla possibilità di accedere alle tecniche di fecondazione assistita! Così come sono favore vole alle nozze tra omo sessuali. Anche papa Francesco ha fatto capire che la Chiesa non può bocciare tutto tout court, deve avvicinarsi alla differenza, cercare di capire e accogliere. Ho una figlia di 18 anni e le insegno l’uso del preservativo. Poi certo, discutiamo sulla sessualità responsabile e vissuta con affettività, perché capisco bene che sul piano spirituale la Chiesa ha un suo messaggio di profondità da diffondere, ma penso che dovrebbe rivedere alcuni principi alla luce di una società in continuo cambiamento». Però, sei una donna tosta tanto quanto la tua Suor Angela! «Infatti anche lei ha un rapporto molto “carnale” e viscerale con Dio. Per intenderci, tipo Don Camillo (il celebre personaggio letterario creato dallo scrittore e giornalista Giovannino Guareschi, e interpretato da Fernandel nel ciclo di film a lui dedicato, ndr). Non a caso, le ragazze ne sono conquistate e continuano a bussare alla porta del convento di Suor Angela in cerca di consigli». «Mia figlia? Che Dio l’aiuti!» Ti capita mai che le tue figlie ti “rimproverino” per il tuo lavoro, che senz’altro ti tiene lontana dalla famiglia più di quanto potrebbe accadere a una madre qualsiasi? «Per fortuna no! Anzi, la grande non vede l’ora che esca di casa. Tra l’altro, anche lei vorrebbe diventare attrice». Pensi che sarà avvantaggiata, dal momento che è figlia tua e di Pino Quar- tullo? «È proprio il caso di dire… che Dio l’aiuti! Le aspettative nei suoi confronti potrebbero essere più alte, insieme ai pregiudizi.

Credo che sarebbe più contenta se avesse una mamma casalinga e un papà idraulico. Per quanto mi riguarda, mi limito a constatare che ha talento. Studia danza da sempre, pianoforte e tecnica vocale. Non ha ancora fatto nulla, perché sono profondamente contraria al lavoro minorile, ma in futuro non la ostacolerò di certo. Ora studia al liceo classico, quest’anno deve sostenere gli esami di maturità. Anche la piccola disegna molto bene, ama fare fotografie e ha interessi artistici. Lo considero inevitabile, dal momento che sono cresciute con intorno gente che suonava, cantava, recitava». «Faccio slalom tra Tv e cinema» Ti rendi conto di essere uno dei pochi casi, in Italia, di attrice che non si è fatta ghettizzare in un solo settore, che sia la televisione o il cinema? «E ne sono felice, perché sono allergica alle ghettizzazioni e alla ripetitività. Il mio mestiere vive per costruire personaggi, che hanno la mia fisicità, ma devono differenziarsi tra loro. Sono specialista nello slalom tra teatro, cinema e Tv». A proposito di correre il rischio ripetitività… Non provi nessuna nostalgia per I Cesaroni, dove hai interpretato il ruolo di Lucia Liguori per cinque stagioni? «Voglio molto bene a tutti I Cesaroni, ma il mio personaggio non ha più niente da dare». Vuol dire che Lucia resta a New York insieme alla figlia Èva, interpretata da Alessandra Mastronardi? «Sì, me ne resto a New York… non è male!».