Anni di abusi sulle ragazzine I filmati accusano il capo scout

Quando i poliziotti hanno fatto irruzione nel suo ufficio e lo hanno arrestato, lui, il capo scout di Civitavecchia, lo «zio» conosciuto da tutti, è rimasto senza parole. Quegli abusi sessuali compiuti sulle ragazzine che aveva il compito di guidare e proteggere, nella sua mente perversa erano solo gesti di affetto. Perché, forse pensava, con quelle giovani trascorreva moltissimo tempo, come testimoniano le foto postate su Facebook di vacanze sulla neve, avventure nei parchi, gite in barca a vela. È stata una lunga e penosa indagine quella portata avanti dagli investigatori della Polmare, guidati dalla dirigente Lorenza Ripamonti. Un’inchiesta nata solo grazie al coraggio di una delle vittime del pedofilo, che con la sua denuncia ha sottratto altre giovanissime vittime alle grinfie dello «zio». Lei, oggi ventenne, da quando di anni ne aveva solo dieci era diventata oggetto delle attenzioni dell’«orco»: un uomo del quale fidarsi, presidente e capo scout di una delle associazioni più conosciute e apprezzate di Civitavecchia. M.M.,pensionato di 61 anni, sposato e padre di famiglia, da oltre un decennio passava il proprio tempo con i ragazzini in divisa, guidando il gruppo in molte attività nautiche o nelle chiese, fino alle escursioni fuori porta. Era nella tranquillità del suo ufficio, ma persino in macchina o nei parchi, che molestava le giovanissime. Nella denuncia la ragazza ha raccontato agli agenti i dettagli del suo incubo: abusi sessuali subìti per sette anni, in ogni occasione possibile. A lungo paura e vergogna l’hanno fatta tacere, fino a quando non ha deciso di lasciare gli scout e raccontare tutto alla madre. Il passo successivo è stato quello di recarsi nel primo ufficio di polizia. Gli agenti non hanno avuto dubbi sul suo racconto e, con l’aiuto di una psicologa, hanno iniziato insieme con lei un percorso delicato per l’accertamento dei fatti. Durante l’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Alessandra d’Amore, sono state raccolte le testimonianze delle tante adolescenti che facevano parte del gruppo scout. Così è emersa una seconda storia di orrori. Un’altra ragazza racconta: anche lei, oggi adolescente, è rimasta vittima del sessantenne quando aveva fra gli 8 e i 12 anni. Di fronte all’evidenza dei fatti, la polizia ha fatto scattare la trappola: telecamere sono state piazzate nell’ufficio del presidente. Non ci è voluto molto per assistere alle ennesime molestie, in questo caso su una tredicenne. Le immagini, secondo gli investigatori, sono inequivocabili. «Era molto sorpreso quando lo abbiamo arrestato in flagranza — racconta Ripamonti, la dirigente della polizia marittima di Civitavecchia che ha seguito l’indagine fin dall’inizio —, forse si sentiva intoccabile, forse per lui quella era la normalità. Ora l’importante è tutelare le vittime e aiutarle nel loro percorso ». L’arresto è stato convalidato dal giudice per le indagini preliminari Giovanni Giorgianni che ha spedito in carcere il capo scout. Sconcerto e choc nella cittadina, dove il pensionato è molto conosciuto. «Sono senza parole, celebravo spesso la messa per gli scout e mi è sempre sembrata una persona normale », racconta Don Artur che fino a poco tempo fa si occupava del centro pastorale nautico della cittadina. Neanche lui immaginava che il gruppo nascondesse segreti inconfessabili.