Anna Maria Franzoni, dicono i giudici: “Ora dovrà elaborare la tragedia, stare in famiglia l’aiuterà a rifarsi una vita”

Sono non felice. Quasi ci credo. Finalmente posso riabbracciare i miei figli”. Inizia così, con poche parole di gioia, la seconda vita di Annamaria Franzoni dopo che il tribunale di Sorveglianza del carcere di Bologna ha deciso di concederle la detenzione domiciliare nella sua casa di Ripoli Santa Cristina, nel Bolognese. Una richiesta avanzata dai legali della “mamma di Cogne”, condannata per l’omicidio del figlio Samuele nel 2002, per far stare la donna vicino al figlio più piccolo Gioele, di appena 11 anni. Proprio quel figlio che insieme alla cognata è andato a prenderla per portarla a casa e che appena l’ha vista ha iniziato a urlare: «C’è la mamma. È arrivata». Per poi entrare con lei, mentre si nascondeva sotto grandi ombrelli colorati per sfuggire ai riflettori, dalla porta laterale dell’abitazione in cui la stavano già aspettando anche, il marito Stefano Lorenzi e il figlio Davide.

AMICI E PARENTI SONO AL SUO FIANCO «Nessuno di noi parlerà» ripetono entrambi e allo stesso modo replica Elisabetta Armenti, grande amica di Annamaria Franzoni da sempre al suo fianco. «Chi le vuole bene non dirà più una parola. Le starà solo vicino». Una decisione quella di concedere i domiciliari alla Franzoni arrivata dopo un breve periodo di riflessione dei giudici del tribunale chiamati a valutare la perizia psichiatrica e criminológica effettuata dal professor Augusto Balloni, che approvava un ritorno della “mamma di Cogne” a casa dai suoi figli messa in dubbio solo dal sostituto procuratore generale Attilio Dardani.

ADESSO HA BISOGNO DELLA SUA FAMIGLIA Quello stesso professore che nella sua perizia ha scritto nero su bianco che la Franzoni avesse bisogno della sua famiglia per tornare a una vita normale. «Non credo sbaglierà più. Non è più sola adesso» ha dichiarato «e non c’è più il rischio che il fatto si possa ripetere. Spero una cosa: che Annamaria Franzoni venga dimenticata. Questo sarebbe per lei il più grosso regalo. Se lei fosse lasciata tranquilla e orientata verso una dimenticanza, credo che ne gioverebbe. Ma soprattutto mi auguro che questa decisione, molto meditata, giovi soprattutto a Gioele, che è nato senza colpa e ha subito tutta questa situazione. La Franzoni dovrà riuscire a buttarsi il passato alle spalle ed elaborare la tragedia, trovando nel profondo le sue risposte». Un percorso, quello di Annamaria, iniziato in carcere dopo la condanna a 16 anni in via definitiva e che continuerà anche fuori con sedute di psicoterapia che dovrà affrontare un giorno alla settimana con lo stesso specialista che l’ha seguita e aiutata in carcere. Per lei saranno previste visite settimanali dell’assistente sociale e potrà uscire di casa solo 4 ore al giorno per necessità legate alla famiglia. Non potrà invece, tornare a Cogne: i giudici le hanno proibito di entrare nel Comune della Valle d’Aosta dove fu commesso l’omicidio del figlia.

LEI SI E SEMPRE DICHIARATA INNOCENTE Tutto mentre la donna continua ad affermare con decisione, come ha fatto dal giorno della morte del piccolo Samuele, di essere stata condannata ingiustamente. «Sono state dette cose terribili su me e su mio figlio» continua a ripetere. «Non solo ho subito la perdita violenta del mio bambino, ma sono stata anche condannata per un delitto che non ho commesso. Negli ultimi 12 anni ne ho passate di tutti i colori ma ora potrò vedere i miei figli e vederli crescere». Il primo regalo di questa nuova vita sarà quello di assistere all’esame orale di maturità del figlio più grande Davide a cui Annamaria aveva chiesto di poter essere presente: un desiderio che ora potrà vedere avverato in quello che per lei sarà il primo passo verso una vita normale. ■ di Floriana Rullo