Angelina Jolie racconta il suo ultimo film e il ruolo che preferisce nella vita

Angelina Jolie

Era da un po’ che Angelina Jolie non compariva in un film, e di conseguenza in pubblico. In occasione degli incontri con i giornalisti a Londra per la presentazione del nuovo film Disney Maleficent (al cinema dal 28 maggio), di cui è protagonista, appare subito che l’attrice non ha perso un briciolo della bellezza, del calore umano e dell’intelligenza che la contraddistinguono. Risponde con stile a domande sulla sua famiglia, sul debutto da attrice della figlia Vivienne e sulla possibile fine, un giorno, della sua carriera nel mondo dello spettacolo. Ormai dovrebbe essere abituata alla frenesia dei tour promozionali. «Mi agito se devo tenere un discorso. Al contrario, quando si tratta di parlare del mio lavoro sono piuttosto rilassata». Chi o che cosa è stato l’ago della sua bussola morale? «Ho avuto una madre meravigliosa che mi ha insegnato molto. Era una persona dolce e generosa, attenta ai bisogni degli altri e pronta a donarsi. Ho ereditato la consapevolezza da lei e in particolare dalle sue origini native americane [discende infatti dagli indiani Irochesi, ndr]. Il vero cambiamento è arrivato in età adulta, quando ho cominciato a viaggiare. Visitando la Cambogia, sono venuta a conoscenza di fatti riguardanti la guerra di quel Paese che prima ignoravo e di conseguenza ho cominciato a domandarmi quante altre cose non sapessi. Ho attraversato una vera e propria fase del “cos’altro non so?”. È stato allora che mi è venuta voglia di viaggiare. Sono andata in Sierra Leone e da quel momento in poi la mia vita non è più stata la stessa». Immagino che siano molte le organizzazioni che le chiedono di abbracciare la loro causa. «Ho scelto di collaborare con l’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, perché considero i rifugiati le persone in assoluto più vulnerabili. Ci sono bambini bisognosi di istruzione, donne violentate, malati di cancro. Oltre alle ragioni, sempre diverse, che hanno spinto queste persone alla fuga. L’esperienza nei campi profughi mi ha fatto capire che i rifugiati non ottengono l’interesse e il rispetto che meriterebbero. E che io potevo essere utile prestando la mia voce a chi non ce l’ha. Mi sono occupata di scolarizzazione e ho cominciato a collaborare con il politico inglese William Hague a programmi di prevenzione della violenza sessuale nelle aree di conflitto, perché ho conosciuto troppe donne vittime di stupri di guerra. In Bosnia ho incontrato una donna costretta ogni giorno a vedere, dove va a fare la spesa, l’uomo che 1′ ha violentata. È ingiusto che sia lei a portare il peso del disonore». Nel suo prossimo film ha deciso di raccontare una storia di tutf altro genere: la vita di Louis Zamperini. Può spiegarci i motivi di questa scelta? «il mondo in cui viviamo è così frenetico e fuori dal nostro controllo che basta guardarsi intorno per sentirsi scoraggiati. Molti giovani oggi hanno perso la speranza e la forza per andare avanti. La storia di Louis, tratta dal libro di Laura Hillenbrand, magnifica scrittrice e grande donna, è stata un’ispirazione per molti, me compresa, perché dimostra che ognuno di noi ha dentro di sé le potenzialità per crescere e diventare una persona migliore. Louis [aviatore americano per due anni rinchiuso nei campi di prigionia in Giappone, ndr] grazie alla forza di volontà, alla fede e all’amore della famiglia, ha saputo affrontare le sfide della vita riuscendo a diventare un grande uomo. Contiene un messaggio universale di fiducia. Volevo fare un film che non si limitasse a ricordare gli orrori del mondo, ma proponesse un esempio positivo». La giovinezza è un tema ricorrente nei film Disney. Qual è il suo atteggiamento nei confronti degli anni che passano? Rimpiange di non essere più una ventenne oppure si preferisce adesso nel ruolo di madre? «Con l’avanzare dell’età mi sento sempre più a mio agio con me stessa. Adoro l’idea di invecchiare e adoro essere madre. Più invecchio, e di conseguenza imparo, più mi sento donna. Considero l’invecchiamento una sorta di evoluzione». Non è stanca di sentir parlare dei “Brangelina” lei e Brad Pitt come un tutt’uno, la coppia per eccellenza? «Io sono una persona, nella vita e nel lavoro. Quando sono sul set, soprattutto in veste di regista, sono Angie: lavoratrice, mamma, amica. La mia non è un’esistenza normale, me ne rendo conto. Ma anche se vivo in modo fuori dal comune, so bene di essere una persona normale». Lei è molto impegnata sul fronte della pace. Come si è sentita a partecipare alle imponenti scene di battaglia presenti in Maleficient? «In realtà ce ne una sola, con immaginarie creature fatate, dove i cattivi vengono messi in fuga senza alcuno spargimento di sangue, perché il film è pur sempre per bambini. Guardandolo si capisce che in realtà in quella battaglia io e le fate stiamo proteggendo il nostro regno». È difficile passare da un mondo all’altro? «In realtà no. La mattina mi sveglio e faccio la mamma. Leggo il giornale, telefono per avere notizie delle attività dell’Unhcr. È questa la mia vita e quello che mi interessa fare. Poi vado al lavoro, che spesso riguarda questioni in cui credo. A volte invece è puro divertimento. In Maleficent ho avuto addirittura la possibilità di trascorrere del tempo con i figli. Non mi ero neppure resa conto di mancare dallo schermo da quattro anni finché non me l’hanno fatto notare». La vedremo dirigere suo marito Brad in un film? «Non lo so. Ma sarebbe bello farlo». Ma tornerete a lavorare insieme? «Ci sto pensando. Ho scritto qualcosa, qualche anno fa». Gli altri figli sono stati gelosi di tutto il tempo che ha trascorso con Vivienne sul set di Maleficent? «No, erano lì anche loro. Pensano sia buffissimo che Vivienne impersoni Aurora bambina. Scommetto che saranno proprio loro i fan numero uno del film. Anche Za- hara e Pax hanno fatto un carneo nella scena del battesimo. Ho sempre considerato quel preciso momento della storia come uno dei più importanti e iconici. Quando mi sono trovata a ricrearlo nella storia di Disney, ho voluto condividere l’esperienza con i miei figli. Così avranno vissuto un momento speciale a cui ripensare quando saranno grandi e avranno dei bambini. Inoltre, avevo proprio bisogno della loro presenza. La mia performance di attrice ne ha tratto giovamento. Mi sentivo libera di fare qualunque cosa, purché li facesse ridere». Come riesce a educare i suoi figli in un ambiente così poco normale? «Scegliendo di non vivere a Hollywood e facendoli viaggiare molto insieme a noi. Li portiamo a visitare parti diverse del mondo e alcuni di loro vengono con me quando parto per una missione Onu. Trascorriamo molto tempo in Cambogia. Voglio che conoscano realtà diverse. Non neghiamo loro i lussi che abbiamo avuto la fortuna di avere, ma ci assicuriamo anche che siano in grado di farne a meno alloccorrenza e che abbiano coscienza di corri’è il mondo che li circonda». Ha mai tempo per se stessa? «Può sembrare strano, ma a volte è proprio quando mi reco in una zona di frontiera o di guerra che trovo il tempo per riflettere. Non perché siano esperienze tranquille, ma per 1 arricchimento spirituale che regalano. Mi piacciono questi momenti. Il mio cuore è con i rifugiati. Grazie al cinema però posso ancora raccontare storie come quella di Louis che parlano di guerra e umanità. Quando sentirò di poter essere più utile ed efficace in altri modi non esiterò a cambiare vita». Come si sente a essere considerata un modello? «Sono orgogliosa delle scelte che ho fatto e di chi sono in questa fase della vita. La sera quando vado a dormire so di aver agito per ragioni giuste e di aver dato il massimo come madre e come persona. Se questo significa diventare, in qualche modo, un modello, ne sono felice». Ha qualche difetto? «Certo! Il peggiore è che non so stare senza fare niente. Come madre, devo imparare a rimanere a casa e godermi la famiglia. Vivo con la costante sensazione di dover fare qualcosa e questo non è sempre un bene». Quando si guarda indietro, che cosa pensa di Angelina ventenne? «Mi piace. Ha la mia approvazione. Per realizzare appieno se stessi è necessario vivere tutti i lati della propria personalità. È possibile che molti si siano fatti idee diverse su di me, essendo stata sotto i riflettori per tanto tempo. Ma non credo di essere mai stata una cattiva persona».