Andrea Pizzocolo, Confessioni deliranti: Giocando con le donne a volte perdo la testa…

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«I miei sono svaghi erotici, in quell’occasione sono andato in tilt e la cosa è finita male», ha detto agli inquirenti Andrea Pizzocolo, al momento deirarresto per l’omicidio di una giovane prostituta romena, avvenuto nel mese scorso. E mentre l’uomo preannuncia un misterioso memoriale dal carcere, ora si sospetta che sia un serial killer sadico, necrofilo e autore di video terrificanti.

«Credo che chiederemo il rito abbreviato e una perizia psichiatrica. Lui oggi sta scrivendo un memoriale, osservazioni alle accuse che gli sono state mosse. Ma il contenuto non lo conosco nemmeno io». Angelo Farina, 44 anni, è il legale che, di turno in una notte maledetta, fu incaricato d’ufficio a rappresentare la difesa di Andrea Pizzocolo. Ossia il ragioniere che nel giro di una manciata di ore sarebbe diventato per tutti il mostro di Arese. Una storia cominciata il 7 settembre, quando nelle campagne lodigiane viene trovato il cadavere di Lavinia Simona Ailoaiei, prostituta romena che si vende per 500 euro a incontro su Internet col nidi Dora, 18 anni. Ha un asciugamano sul volto e fascette autobloccanti sul collo. E stata strangolata. Dall’asciugamano in poche ore gli inquirenti risalgono ad un motel della zona. E da lì al cliente, che si presenta in numerosi alberghi della Lombardia con il nome falso di Francesco Giorgio Galparoli. Ma la ragazza non è morta a Lodi. Il delitto è avvenuto molto più in là, in una pensione vicino a Busto Arsizio. Pizzocolo l’ha uccisa. L’ha trasportata nel secondo hotel. E qui ha oltrepassato ogni più malata fantasia, facendo sesso col cadavere. Lui ammette. Dice: «Era un gioco erotico». E quanto alla parte finale: «Ho perso la testa, sono andato in tilt». Nella sua Suv Hyundai c’è però un video, girato con tre microcamere, una delle quali nascosta nell’orologio. Riprende il delitto e i rapporti sessuali dell’uomo con il cadavere di Lavinia. A casa, di filmati autoprodotti con diverse prostitute (e con tanto di montaggio finale), Pizzocolo ne ha molti altri. Ha un hard disk criptato. Una boccetta di etere. E, si dice, cinque conti correnti. Infine, per numero di motel ed escort di lusso, una vita piuttosto dispendiosa rispetto allo stipendio di 1.800 euro mensili come contabile in un’azienda di Pero. Omicidio. Necrofilia. Un video con delitto. Ce n’è abbastanza per suscitare allarmismi. Lui non parla più, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Gli inquirenti visionano i film e chiedono aiuto ai cittadini: «Chi sa qualcosa di lui, parli». Non passa molto tempo che un’altra prostituta risponde all’appello: Gabriela. Racconta agli investigatori che esattamente un mese prima dell’omicidio di Lavinia, anche lei aveva rischiato grosso con Pizzocolo, presentatosi ancora come Giorgio. L’avrebbe portata in un albergo chiedendole invano di vedere un pomo. «Durante questi momenti lui ha continuato a fumare, ho notato che si è composto una sigaretta artigianale nella quale insieme al tabacco ha mischiato della polvere bianca, presumo che fosse droga». Poi «ha cambiato umore, è diventato aggressivo e mi ha chiesto con irruenza di vedere il film pomo. Gli ho risposto con tono alterato che non ero intenzionata a vedere questo genere di film. Lui, a questo punto, sempre più arrabbiato mi ha detto: “Ti faccio vedere come si gioca con una donna” ». Ed è a quel punto che sarebbero sbucate ancora una volta le fascette autobloccanti, piazzate però a mani e caviglie: «Io ho iniziato a urlare e lui per farmi stare zitta mi ha dato due pugni che mi hanno stordita. Sono rimasta nella stanza del motel per circa due ore e mezza. Nonostante fossi stordita per i pugni presi mi sono resa conto che Giorgio mi aveva sollevata di peso e trasportata fino alla macchina, mettendomi alFinterno del bagagliaio. Ha chiuso il portellone ed è ripartito». A Telelombardia la ragazza ha raccontato ancora: «Ogni tanto scendeva dall’auto, apriva il bagagliaio e mi picchiava. Solo verso le tre del mattino mi ha fatto cadere dall’automobile, io sono rotolata, ho strisciato sulla strada, poi un ragazzo mi ha vista e mi ha aiutata». A riscontro del racconto di Gabriela, rammenta l’avvocato Farina, ci sarebbe il numero di telefono fornito che corrisponderebbe a quello del ragioniere di Arese. E chi è allora Andrea Pizzocolo? Oggi che a San Vittore divide la cella con un detenuto per reati « sessuali, lo chiamano «dead man», uomo morto, dando a intendere la famigerata vendetta degli altri carcerati verso gli stupratori. Tanto, racconta il suo legale, che è stato pesantemente minacciato da due romeni. Ma fino a ieri Pizzocolo era semplicemente, per gli amici, «Pizzo». Una figlia di cinque anni avuta da una compagna brasiliana, per cui era uomo e padre premuroso. E che non lo ha abbandonato. Va a trovarlo in prigione, lei, assieme alla madre del ragioniere. Gli ex compagni della scuola superiore, l’istituto Mattei, sono stupefatti. Uno, che oggi fa l’avvocato, lo ricorda con un aggettivo dannatamente dissonante: «Adorabile». Un altro, impiegato di banca, come un «bonaccione». Un ragazzo come tanti. Socievole, amante della musica, Vheavy metal, subito pronto a darsi da fare dopo il diploma distribuendo porta a porta i cataloghi di un mobilificio. Nessuno che rammenti un solo segnale di violenza. «Pizzocolo è incensurato», prosegue l’avvocato Farina, «fu fermato una volta in aeroporto con dell ’hashish, ma fu considerata a uso per ha ammesso di averlo commesso sotto l’effetto di cocaina ». Su di lui pesa anche l’ombra di essere un commerciante di snuff movies (video amatoriali in cui la vittima viene uccisa), categoria finora appartenenente alle leggende metropolitane. L’ultima volta che se n’era sentito parlare fu due anni fa. Stessa provincia, ma stavolta a Cinisello Balsamo. Vittima, sempre una prostituta romena, Gianina Viorica Ganfalianu. Stesso tipo di morte: strangolata con un cappio intomo al collo, formato da un filo di plastica. La trovarono nel garage di un muratore di 44 anni, Antonio Giordano, separato, che diede la stessa giustificazione: gioco erotico finito male. E anche in quel caso, infine, verranno trovate altre due prostitute, una ghanese e una italiana, sfuggite alle torture. Si parlò di snuff, ma alla fine il caso fu circoscritto: Giordano non era un serial killer e non c’era alcuno snuff Col rito abbreviato Giordano è stato condannato in primo grado a vent’anni. Ora si fanno tante chiacchiere su Pizzocolo, sospettato a sua volta di essere un serial killer, ma l’avvocato Farina è cauto: «All’intemo degli altri filmati a sfondo sessuale sequestrati a Pizzocolo non mi risulta, allo stato, che siano state riscontrate violenze. Non è ancora chiaro se l’hard disk fosse protetto da una password o fosse criptato in maniera più complessa. Quanto ai conti correnti dovrebbero essere tre e non cinque, su cui poggiano carta di credito, bancomat e una ricaricabile. Non so dire se contengano importi consistenti. Ma pochi mesi fa il padre di Pizzocolo è morto. E posso immaginare che abbia ereditato qualcosa ». O che nella sua mente si sia rotto qualcosa… Sulla vicenda pesa un dubbio atroce, riguardo alle famigerate fascette autobloccanti usate nello strangolamento di Lavinia. Si tratta di fascette che una volta strette possono solo essere tagliate per liberare la presa. Pizzocolo ha sostenuto che si sia trattato di un incidente. Aveva con sé una lama, un coltello, una forbice per tagliarle? «Agli atti del sequestro », conclude il legale «di cose taglienti non c’è traccia».

Per la morte di Yara, il Dna lo ha già scagionato Andrea Pizzocolo era stato sospettato di essere anche l’assassino di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra (Bergamo) uccisa il 26 novembre 2010. Ma l’analisi del Dna ha escluso qualsiasi coinvolgimento del ragioniere di Arese. Intanto, però, sul fronte del delitto di Yara ci sono novità. L’assassino della ragazzina potrebbe essere un pedofilo cinquantenne, Lorenzo B., originario di Padova, adesso rinchiuso in un carcere francese a Bourges, per aver molestato una giovane via chat. La pista padovana è spuntata grazie alla denuncia di una donna, la cui figlia, ora quindicenne, nel 2010 era stata adescata dall’uomo tramite Facebook. Dal racconto della donna emerge che il pedofilo, appassionato di ginnastica ritmica (sport praticato dalla vittima) voleva a tutti i costi avvicinare qualche minorenne bergamasca. In particolare sembra che il padovano conoscesse Yara e che avesse maturato un’ossessione nei suoi confronti, al punto da crearsi diversi profili Facebook con falsi nomi per tentare di avvicinarla. Adesso spetta agli inquirenti verificare se il Dna di Lorenzo B. è compatibile con quello di Giuseppe Guerinoni, papà naturale del killer della ragazzina.