Alluvione Sardegna il bilancio: Padre e figliomorti abbracciati Due bimbi tra le 16 vittime

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best place buy research paper online Anna Ragnedda, Maria Massa, Vannina Figus, Maria Frigiolini. Le donne che fanno meno notizia. Anziane. Impotenti di fronte alla furia della bomba d’acqua che si è scagliata sulla Sardegna. Morte nelle loro case, intrappolate dall’acqua. Anna Ragnedda aveva 83 anni. È morta nella sua abitazione di via Lazio, a Olbia. Aveva sei figli e viveva da sola, con l’aiuto di una badante. I poliziotti l’hanno trovata dentro il letto, da sola. Una figlia ieri era andata a trovarla, ma dopo un po’ era andata via perché sarebbe dovuta arrivare la badante a darle il cambio: quest’ultima forse non è riuscita a raggiungere l’anziana, per via del diluvio. Anna è morta annegata, inferma, senza l’aiuto di nessuno. Anche Maria Massa è deceduta nel suo appartamento di via Romania, sempre a Olbia, nel centro della città: quando si è accorta che la pioggia stava invadendo la sua casa, è scesa nel seminterrato per valutare l’entità dei danni. È stato il suo errore: lì è scivolata e ha battuto la testa, senza riuscire a riprendere i sensi. È morta annegata. Vannina Figus aveva 64 anni. Era insieme con il marito Piero quando la furia dell’acqua ha inondato la loro abitazione. Bastavano pochi gradini per mettersi in salvo. Piero ce l’ha fatta, lei no: è stata travolta e inghiottita dall’acqua e dal fango, nello scantinato allagato di casa, a Uras. Maria Frigiolini, 88 anni, è rimasta intrappolata dall’acqua nella sua casa di Torpè: era invalida. C’è ancora un disperso, Giovanni Farre, 62 anni, allevatore di Bitti, che nessuno ieri voleva dare per morto. Non i soccorritori, che hanno sorvolato il suo podere nelle campagne di Onanì anche con un elicottero dell’Aeronautica militare. Non il figlio Marco, che è stato issato su un albero proprio dal padre e che ieri sera, quando è tornato dopo essere stato al pronto soccorso San Francesco di Nuoro era ancora in stato di choc. È stato lui a chiamare aiuto, prima di perdere di vista completamente il padre.

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getting help writing business plan La piccola Morgana Il dramma di Patrizia e la figlia di 2 anni intrappolate in auto Mamma e figlia, intrappolate dalle lamiere di un’utilitaria sommersa dall’acqua. Sono morte così Patrizia Corona, 42 anni (foto), e Morgana Giagoni, la sua bambina di appena due anni. Un dramma nel dramma, questa tragedia che ha spazzato due vite. Perché alla guida di quell’auto, una Yaris, c’era l’agente di polizia di frontiera Innocenzo Giagoni, compagno di Patrizia e padre di Morgana. Il quale è riuscito a salvarsi ma non ce l’ha fatta ad aiutare loro. L’hanno trovato che farneticava, piangeva e si disperava. Al punto da finire sedato e in cura all’ospedale di Olbia, dove è ricoverato in uno stato di choc emotivo straordinario. Anche per loro è successo tutto in pochi minuti. Stavano rientrando a casa, la strada si è di colpo trasformata in un torrente e la Yaris è finita in un canale cittadino, fino a ieri innocuo. Originaria di Calangianus (Olbia-Tempio), Patrizia faceva la grafica pubblicitaria. Prima della nascita di Morgana, aveva un laboratorio a Olbia che stampava loghi per camici e tute. Per Morgana aveva lasciato tutto. Trascinato con il papà Il dolore del nonno che ha visto sparire il suo piccolo Enrico «Diceva nonno nonno… e io non potevo fare nulla… lanciavamo la fune ma loro non potevano prenderla, l’acqua era troppa, troppo violenta…». Al cimitero di Olbia nonno Paolo Mazzoccu guarda il nipote Enrico (foto sopra) nella piccola bara bianca e anche per lui, muratore sardo, diventa tutto difficilissimo. È morto il frugoletto di casa, due anni e mezzo, ed è morto suo figlio Francesco, 35, muratore anche lui. Un dolore immenso, anche perché era lì, a un passo da loro, e nulla ha potuto se non vederli sparire fra i flutti. «Francesco mi ha chiamato al telefonino chiedendo aiuto e io sono corso sul posto, alla Raica—sussurra —. Loro erano scesi dalla macchina cercando di mettersi in salvo su un punto più alto, vicino a un muro. Erano abbracciati, poi è arrivata un’onda che se li è portati via». Francesco l’hanno trovato alle due di notte, Enrico alle nove del mattino. Accanto alla salma ricomposta del bambino la nonna non si dà pace. «Perché, perché, come fa adesso tua mamma, per lei eri tutto…». Nonno Paolo scuote la testa: «Mia nuora è rimasta sola». Suo figlio lo ricorda così: «Non chiedeva molto a questo mondo: solo una casetta e una famiglia». La famiglia Passoni Weriston e i suoi annegati insieme nel seminterrato Una fine terribile, quella della famiglia brasiliana Passoni. Isael, 42 anni, sua moglie Mara Rodrigues, stessa età, e i figliWeriston (foto) e Laine Kellen, di 20 e 16 anni, sono annegati lentamente nel seminterrato che era diventato la loro casa di Arzachena. L’acqua spingeva da su e Isael non poteva aprire la porta. E così, un po’ alla volta, le stanze si sono riempite d’acqua e loro sono morti affogati. Tragico epilogo di una storia che inizia vent’anni fa, con la scelta dell’Italia per il loro futuro. Lui giardiniere, lei colf, entrambi al servizio di alcune ville della Costa Smeralda.Weriston sognava un ristorante di proprietà e per questo si era diplomato all’istituto alberghiero di Arzachena. In attesa di qualche occasione, aiutava papà Isael. Kellen, sua sorella, studiava invece all’Istituto tecnico per geometri e ragionieri di Palau. «Bravissima gente, molto umile e molto riservata», dice la vicina di casa che racconta di una famiglia molto religiosa. Ieri, nel giardino di casa, oltre allo zainetto pieno di libri di Kellen, c’erano ancora una Bibbia in portoghese e un vangelo. La coppia e la consuocera La cena tra amici mai raggiunta da Bruno eMaria Doveva essere una serata di festa, quella di Bruno Fiore (68 anni) di sua moglie Sebastiana Brundu (61) e della consuocera Maria Loriga (54, nella foto), tutti di Tempio Pausania. Viaggiavano a bordo del fuoristrada di Fiore, imprenditore delle cave in pensione, originario di Buddusò, la «capitale» sarda del granito, ed erano diretti a Olbia per una cena con amici. A raccontare quel che è successo, nel pomeriggio del ciclone è Raimondo Marras, loro amico, che li precedeva sulla statale. «Ho guardato lo specchietto retrovisore e li ho visti scomparire». Era crollato il terrapieno, lasciando sospeso nel vuoto il solo guardrail. Sotto c’erano cinquanta metri di vuoto e una fiumana di acqua e fango che scorreva impazzita verso valle. Un tragico volo per tre vite spezzate. Nella stessa voragine è finita anche una giovane donna di Tempio Pausania che è uscita miracolosamente viva dalle lamiere contorte della sua auto. E miracolato è stato anche un giornalista della Nuova Sardegna che transitava sulla stessa strada dietro il suv, fermandosi a un passo dal baratro.

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