Alitalia tratta con Etihad,Unicredit e Percassi nuovi soci

Dopo la conclusione dell’aumento di capitale da 300 milioni, di cui ieri il consiglio di amministrazione ha confermato ufficialmente «il successo», Alitalia si prepara a voltare pagina. La ricapitalizzazione, che fa entrare come nuovi soci Poste Italiane (con 75 milioni di investimento), Unicredit (50 milioni) e Odissea di Antonio Percassi (15 milioni), sblocca 200 milioni di nuove linee di credito da parte delle banche. Ma l’operazione da 500 milioni complessivi serve a stabilizzare i conti della compagnia soltanto per qualche mese: la svolta e il rilancio possono arrivare solo con un partner internazionale e l’attuazione del nuovo Piano industriale, che prevede una drastica riduzione dei costi. Sul fronte delle alleanze in pole position c’è Etihad Airways, ma non è l’unica opzione sul tavolo. «Ci sono varie ipotesi», ha detto ieri l’amministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio, al termine del cda. E ha aggiunto: «Stiamo lavorando con il massimo impegno, le alleanze sono fondamentali. Etihad è all’attenzione di tutti i giornali. E’ presto per qualunque commento». Il 2013 però si chiude «con un risultato raggiunto, speriamo che il nuovo sia l’anno del rilancio». Già oggi sarebbe in programma una nuova conference call tra il numero uno della compagnia italiana e il ceo di Etihad, l’australiano James Hogan. Sul piatto un investimento da 300 milioni di euro, attraverso un nuovo aumento di capitale riservato, per una quota fino al 40%. Il vettore di Abu Dhabi diventerebbe così il primo azionista di Alitalia, dopo il passo indietro di Air France-Klm, che non ha aderito all’aumento di capitale e si è diluita dal 25 al 7% del capitale. Ma il gruppo franco-olandese, alle prese con il proprio piano di ristrutturazione, resta interessato ad Alitalia e, se il negoziato con gli arabi non dovesse andare in porto, potrebbe tornare alla carica in primavera. In ogni caso, l’opzione Etihad piace al governo, perché apre nuovi orizzonti per Alitalia, sia sul lungo raggio (soprattutto verso l’Est), sia sul medio raggio, in particolare sullo scacchiere europeo, grazie alle sinergie con la controllata Air Berlin. Un piano di rotte ben integrato con la low cost tedesca spaventa Lufthansa, che infatti ha già messo in guardia contro lo sbarco in Europa, per mezzo di Alitalia, dei temibili (e ricchissimi) concorrenti mediorientali. «Se son rose fioriranno», ripetono da Palazzo Chigi, ribandendo che «Alitalia è un asset strategico per il Paese». Nel frattempo c’è anche la questione della governance. Dopo le dimissioni integrali del consiglio di amministrazione alla luce dei nuovi assetti proprietari, ieri il cda di Alitalia ha delegato il presidente Roberto Colaninno a convocare l’assemblea ordinaria e straordinaria, che si terrà verosimilmente il prossimo 13 gennaio, per rinnovare il board e modificare lo statuto per l’adeguamento della governance, che si vuole più snella, con 7-9 consiglieri invece degli attuali 19. La società cerca un nuovo presidente, visto che Colaninno si è detto indisponibile a ricandidarsi, nonostante la sua Immsi abbia sottoscritto l’aumento di capitale per 28 milioni. Per il ruolo di amministratore delegato, Intensa Sanpaolo e Unicredit hanno già chiesto a Del Torchio di restare al suo posto. Il manager gode inoltre della fiducia di Atlantia, la holding della famiglia Benetton che controlla anche gli Aeroporti di Roma e che potrebbe proporre il nome di Giovanni Castellucci per il board. Castellucci, ceo di Autostrade e Atlantia, è il manager che ha fatto da apripista nella trattativa con Etihad, accompagnando un mese fa il consigliere economico del premier Letta, Fabrizio Pagani, ad Abu Dhabi per una serie di colloqui esplorativi. Ma tra i candidati per un posto nel nuovo consiglio ristretto ci sarebbe anche Massimo Sarmi, amministratore delegato di Poste Italiane, che non ha mai negato di voler giocare un ruolo anche operativo nella compagnia area in cui ha versato 75 milioni. La partecipazione all’aumento di capitale in ogni caso «dovrebbe rimanere limitata», valuta l’agenzia di rating Fitch, che ieri ha confermato il rating «BBB+» di Poste, con outlook negativo, che riflette però il giudizio sull’Italia più che il recente investimento in Alitalia.