Alice Gruppioni: Un pirata della strada falcia la vita a una sposina italiana, lo strazio del marito

«Stavamo passeggiando sul lungomare di Venice Beach, a Los Angeles, quando airimprowiso un folle a tutta velocità ha investito Alice», racconta sconvolto Christian Casadei, rimasto vedovo dopo sole tre settimane di matrimonio. «Ho cercato di salvarla, ma sono caduto a terra e lei è stata centrata in pieno». L’automobilista, dopo aver tentato la fuga, si è consegnato alla polizia.

«Una tragedia, non c’è niente da aggiungere: stavamo passeggiando, eravamo felici, in luna di miele, e all’improvviso è cambiato tutto. Non ci posso ancora credere». Sono state queste parole di Christian Casadei, 38 anni, il marito di Alice Gruppioni, 32 anni, la giovane di Pianoro, in provincia di Bologna, travolta da un’auto pirata sul lungomare di Venice Beach, a Los Angeles, lo scorso 3 agosto mentre si trovava in luna di miele con il neosposo. Alice è stata ricoverata in ospedale ed è morta per le ferite dopo alcune ore; oltre a lei, unica vittima, altre 11 persone sono rimaste ferite nell’impatto, di cui una è proprio Christian che però non ha riportato contusioni gravi. «Ho cercato di togliere Alice dalla tra ie tto ria di quell’auto impazzita», ricorda Christian, «io sono caduto e lei è stata presa in pieno. Ho cercato di aiutarla, di rianimarla, ma non c’è stato nulla da fare. Del nostro amore non si può dire altro che rimarrà un sogno dal quale non ci sveglieremo mai» «È ancora vivo, ma ha perso sua moglie. È morto per metà», ha com m entato l’amico Pietro Gianessi, 33 anni, socio di Casadei nel laboratorio di architettura Cvg, a Cesena, ancora incredulo per la tragedia di Alice. «Era felicissimo. Con Alice formavano una coppia stupenda. Si erano conosciuti due anni e mezzo fa a una festa e da allora non si erano più lasciati». Un grande amore quello di Alice e Christian spazzato da un’auto che come una scheggia impazzita si è avventata sui passanti, travolgendoli: «Non so perché l’ho fatto», avrebbe detto Nathan Campbell, 38 anni, che dopo essere inizialmente fuggito, si è presentato alla polizia di Los Angeles ammettendo di essere il responsabile della folle corsa con l’auto. Campbell, nato in Colorado e che probabilmente viveva nella sua auto, si trova ora in stato di fermo incriminato per omicidio colposo; non è chiaro se al momento dell’incidenté si trovasse sotto l’effetto di alcol o droghe, l’unica cosa certa è che la cauzione è stata fissata a un milione di dollari. Ma nessuna cifra, così come nessuna condanna, potrà riportare in vita Alice. Descritta come una persona molto generosa, sempre pronta ad aiutare gli altri, bella come una modella, Alice spiccava anche sul lavoro, nell’azienda di famiglia che produce radiatori per il riscaldamento, il Sira Group, guidata dal padre di Alice, Valerio Gruppioni, 51 anni, noto per essere stato vicepresidente del Bologna Calcio negli anni ’90. «Vi chiedo di rispettare questo momento di dolore enorme e profondo che circonda la nostra famiglia. Vi ringrazio per l’affetto e la vicinanza di tutti». È questo il messaggio che si legge in un biglietto lasciato sul campanello di casa, dove la famiglia di Alice si è chiusa nella sua disperazione. «Mia sorella era il diamante della nostra vita. L’amavano tutti e lei amava tutti. E quando uno perde il diamante, perde tutto», ha commentato la sorella minore di Alice, Carlotta, 28 anni, che insieme all’altra sorella Naike, 34 anni, erano molto legate. «Da questo brutto colpo non so come si riprenderanno, le tre sorelle erano unitissime », spiega Vincenzo, cognato di Alice. «Se qualche volta avevo un problema con Naike, Carlotta e Alice mi chiamavano subito ». E a poche ore dalla tragedia Naike, assieme a una zia e al padre di Christian sono partiti in direzione Los Angeles, per conere sul luogo dove Alice ha trovato la morte, e dove ora, acéanto a lumini e fiori, si moltiplicano messaggi per questa dolce ragazza: «La città degli angeli piange per Alice», si legge in uno dei biglietti, «le nostre preghiere vanno a lei, alla sua famiglia e a tutti i feriti», è scritto in un altro. «Alice era l’immagine della gioiosità, entusiasta e molto semplice», ha ricordato Monsignor Paolo Rubbi, 68 anni, che poco meno di tre settimane fa aveva celebrato il suo matrimonio con Christian. «In questi ultimi mesi li ho frequentati spesso per la preparazione del matrimonio: due ragazzi m olto seri, ma anche molto semplici e che, soprattutto, volevano veramente sposarsi. Alice era una ragazza che sembrava fortissima, ma era anche sensibile ed emozionabile. Ho incontrato un paio di giorni fa la mamma e la sorella che mi hanno parlato del loro viaggio. Quello che è successo è una tragedia». Una tragedia arrivata subito dopo la grande gioia della nozze: «È stata una bellissima festa», racconta l’amico Gianessi che lo scorso 20 luglio insieme ad altre centinaia di invitati aveva preso parte alla cerimonia da favola. «Erano raggianti». Felici, giovani e innamorati appaiono Alice e Christian nelle foto delle nozze: lei incantevole, con un sorriso smagliante in abito bianco, lui sorridente in un elegante completo scuro. L’immagine della loro felicità nel giorno del matrimonio troneggia nelle foto pubblicate su Facebook, a cui fanno seguito gli scatti della luna di miele con foto per ogni tappa: dalla California a Las Vegas, fino al Grand Canyon dove i due neosposi si abbracciano stretti e felici ignari del destino che li attende da li a pochi giorni a Venice Beach. E proprio su Facebook negli ultimi giorni sono nate tre comunità in memoria di Alice, «R.I.P. Alice Gruppioni», «Riposi in pace Alice Gruppioni», «Dedicato ad Alice Gruppioni », dove tanti sono i pensieri, i ricordi e i saluti per questa giovane donna la cui morte ha scosso anche coloro che non la conoscevano. «Tutto va troppo lento e troppo veloce allo stesso tempo», postava Alice lo scorso 2 luglio sulla sua pagina, come troppo veloce è stata la sua morte, e troppo lento, per chi l’ha amata, sarà lo scorrere del tempo per superare lo choc.