Alfano confida in Berlusconi per salvare partito e governo

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Silvio Berlusconi dopo essersi visto a pranzo con Adriano Galliani e Fedele Confalonieri per discutere del futuro del Milan è tornato a concentrarsi sulle questioni politiche. Ha risposto a numerose telefonate e pare stia valutando di fare un appello all’unità del partito in vista del consiglio nazionale di sabato prossimo che dovrà sancire il definitivo passaggio dal Popolo della libertà a Forza Italia. La principale preoccupazione in questo per lui delicatissimo momento è tenere unito il partito, evitare che si possa dividere. Tuttavia la sua linea è netta: i ministri si devono dimettere in caso di mia decadenza da senatore. Cosa che l’ala governativa non è disposta a fare perché sarebbe un salto nel buio. Obietta Fabrizio Cicchitto: «Non darebbe a Berlusconi alcun vantaggio e darebbe al centrodestra tutte le responsabilità delle conseguenze economiche e finanziarie di questo gesto». E a questo riguardo lo stesso Cicchitto fa notare che ci sono «più di 30 senatori e più di 20 depurati che confermano la loro volontà di ribadire la fiducia al governo per ragioni che vanno bel al di là di una questione di poltrone». Infatti sulla scelta di aprire la crisi di governo il dissenso tra le due componenti è così radicato da non rendere possibile al momento alcun avvicinamento. «Nel 1994 la nascita di Forza Italia riuscì a riempire il vuoto dovuto alla scomparsa dei partiti democratici che avevano retto le sorti del Paese fino ad allora — argomenta un deputato alfaniano—oggi invece il ritorno a Forza Italia rischia di creare un vuoto nel campo dei moderati, di essere cioè un fattore di destabilizzazione ». L’incomunicabilità tra i due fronti è totale. Nonostante questo, però, lo stesso Angelino Alfano confida che il Cavaliere possa avere un ripensamento sul governo, scelga il profilo da statista e faccia prevalere l’esigenza di tenere unito il partito. E lo stesso Berlusconi, viene fatto trapelare dai cosiddetti lealisti, spera che il vicepremier possa tornare indietro. E così corre voce che l’uomo dei numeri, Denis Verdini, stia a sua volta lavorando per l’unità in nome della leadership di Berlusconi. Tuttavia, le mosse di Verdini vengono guardate con sospetto dall’ala governativa che vi coglie il tentativo di rompere il proprio fronte; vengono, insomma, lette come pressioni per spingerla fuori del partito e fare conquistare ai falchi i posti di comando. «Stanno alzando il tiro contro di noi, non vogliono affatto mediare perché il loro obiettivo è di buttarci fuori», confida un ministro che preferisce restare anonimo. Del resto, che il clima sia «pessimo », come ammette un pontiere come Paolo Romani, lo si desume dallo scambio polemico tra Daniele Capezzone e Cicchitto. Il primo rivolge all’ex capogruppo una serie di domande che riguardano i rapporti tra Pdl e il governo a proposito della legge di stabilità e la decadenza di Berlusconi: «Non si può sostenere Letta, a prescindere», puntualizza Capezzone. Ma Cicchitto replica con durezza: «Nella sua nuova veste di pm Capezzone mi sottopone a uno stringente interrogatorio, ma io nella mia vita ho sempre ho fatto marameo ai pm autentici, figurarsi a quelli acquisiti, a quelli fasulli, a quelli fanatici». Lo scambio polemico non si ferma qui prosegue scegliendo immagini calcistiche. «Ma cosa accade all’amico Cicchitto? — si domanda Capezzone —. Tra le ipotesi in campo, i bookmaker ne selezionano una. Con la Roma in testa al campionato, è in trance agonistica, e si crede Gervinho: dunque, vola sulla fascia. Ma al centro non trova Totti, bensì il duo Formigoni-Giovanardi. Auguri». Controreplica di Cicchitto: «Qualche volta, anche se assai di rado, anche i pm diventano spiritosi».