Alessia Marcuzzi: Grande Fratello e un bambino adottato

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E tornata al timone del Grande Fratello, frizzante e sorridente come sempre, Alessia Marcuzzi. Uno studio rinnovato, con passerella sopraelevata («Ho paura per via dei miei vestitini… cercherò di sequestrare i telefonini al pubblico», ha scherzato lei), una Casa nuova (dopo l’incendio del 13 dicembre), concorrenti ancora tutti da scoprire: la conduttrice affronta con entusiasmo la scommessa di riportare, dopo la pausa di due anni, il padre dei reality show ai fasti (e agli ascolti) delle prime edizioni. «Sono nate due meraviglie» Riflettori puntati, dunque su Alessia che, non dimentichiamolo, oltre a essere una conduttrice brava, preparata e professionale, è anche una mamma, impegnata attivamente nel sociale, tanto da allargare la famiglia (già allargata di suo) con un nuovo fratellino per Tommaso, avuto nel 2001 da Simone Inzaghi, e Mia, nata a settembre 2011, frutto dell’amore con Francesco Facchinetti, finito a settembre 2012. E non li trascura certo per il lavoro. Ma andiamo per ordine. «Ho fatto due figli sull’onda della passione, molto presto, dopo pochi mesi che stavo con le persone con cui mi ero fidanzata. E sono felice di questo visto che sono nate due meraviglie », ha detto di recente a Daria Bignardi, ospite a Le invasioni barbariche. Vive benissimo nella sua famiglia allargata, Alessia, che, appena può, riunisce tutti: ci sono i genitori della conduttrice; Tommaso e Mia; Simone Inzaghi con relativi genitori, la nuova compagna Gaia Luca riello e il loro bimbo Lorenzo; Francesco l’acchinetti e nonno Roby. Tommaso e Mia sono molto uniti, ciascuno a modo suo, come ha raccontato la conduttrice: «Lui la ama follemente, Mia è gelosissima di Tommaso. Se le chiedi come si chiama la mamma di Mia, lei risponde “Marnimi Alessia”. Se le domandi come si chiama la mamma di Tommaso, lei risponde “Poverino, non ce l’ha la mamma”. Ogni tanto la chiamiamo “666”, è una diavoletta». K di questa famiglia felice la parte, da qualche tempo, anche Ziad, ragazzino egiziano adottato a distanza. Lo ha postato su Facebook Il 23 dicembre 2011 alle ore 3 del mattino Alessia postava su Facebook: «Stamattina mio figlio Tommaso ha deciso di sostenere un bimbo a distanza con Save thè Children. Non sappiamo ancora il suo nome, ma siamo felicissimi ed emozionati. Buon Natale a tutti i bambini del mondo». Proprio in questi giorni vediamo Alessia protagonista di un video per l’associazione (che dal 1919 lotta per migliorare la vita dei bambini nei Paesi disagiati del mondo), in cui presenta il suo nuovo figlio. E “figlio” non è un termine esagerato. Perché, il rapporto che si crea, anche se l’adozione è a distanza, è veramente forte e profondo. Ce lo conferma Giancarla Pancione, Responsabile Donatori Individuali di Save thè Children, che Top ha contattato per capire meglio come funziona, per l’appunto, l’adozione a distanza. «Quando era in attesa di Mia» E che commenta così la Marcuzzi testimonial: «E da un po’ di anni che Alessia collabora con noi. Per esempio per la campagna Every One, per dire basta alla mortalità infantile. Noi le siamo grati per il sostegno che ci dà. Si è anche prestata a fare uno spot radio, anche quando era in attesa di Mia. E una persona che ci crede molto. Si emoziona veramente. E stato bello girare con lei il video che si vede in televisione». E poi ci spiega che tra gli obiettivi che l’associazione ha a cuore non c’è soltanto la cura dei bambini meno fortunati, ma anche che il donatore e il ragazzino o la ragazzina che gli viene affidato possano conoscersi. Che cosa fare per imitarla «Il donatore segue il bambino durante l’intero percorso della sua crescita, fino a quando termina le scuole, in linea di massima fino ai 16 anni. Appena attivata l’adozione, è possibile andare a trovarlo anche subito, ovviamente quando le scuole sono aperte», ci dice. Che cosa fare nel concreto per seguire l’esempio di Alessia? Per attivare il sostegno, si può chiamare il numero 06/48070075 o andare sul sito Internet di Save thè Children (www. savethechildren.it) e fare la donazione online. La quota mensile parte da un minimo di 25 euro e può servire a sostenere uno o più bambini. «Le donazioni», sottolinea la Pancione, «vanno al progetto e non al singolo, in modo che nessun bambino della stessa classe scolastica venga discriminato. Inoltre siamo noi ad affidare i bambini (c’è anche chi ne sostiene otto), a seconda della necessità: non facciamo scegliere in nessun caso il Paese, il sesso o l’età. Entro una settimana il donatore riceve la foto del bimbo adottato e scopre così la sua identità. E possibile scrivere e ricevere lettere (ovviamente i più piccoli faranno dei disegni) che verranno sempre controllate dagli operatori. Questo soprattutto perché vengono in contatto culture, in certi casi, molto diverse tra di loro. E, per esempio, una foto in costume da bagno può turbare un bimbo egiziano (in Egitto non sono ammesse). E capitato anche che un donatore raccontasse nei minimi particolari il suo sontuoso pranzo di Natale a un bambino del Mali, dove ogni giorno si rischia di morire di fame», racconta. «Cerchiamo di far conoscere la cultura del bambino al donatore: ultimamente abbiamo mandato via email le ricette dei piatti che mangiano in genere», conclude. E nel caso si dovesse (spesso per problemi economici) interrompere il sostegno? Basta una telefonata.