Alessandro Cecchi Pavone: “Vorrei sposare Massimo e avere un figlio con lui”

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Una lunga carriera in tv, le nozze eterosessuali poi, nel 2004, la dichiarazione pubblica di omosessualità. E , ora, per lui è il tempo degli affetti: «M i sposerei subito con il mio fidanzato: poi vorrei un bambino». Ma anche: «So che mi lascerà e che soffrirò: ma sopravviverò »

Succede agli uomini migliori. Diventare migliori con gli anni. Capita ad Alessandro Cecchi Paone. La macchina del tempo, nel suo caso, va nella direzione giusta. Sta diventando un uomo migliore dopo i cinquanta. Che vuol dire, per esempio, non difendersi più dalla propria affettività, anzi, considerarla un valore. 0 infischiarsene un po’ di più della propria vita e interessarsi a quelle altrui. Bar a Trastevere, alle sette della sera, davanti a una Coca Zero con ghiaccio e limone e un paracetamolo “perché ho mal di testa”. Cecchi Paone non è solo un uomo sudato e allegro in partenza per il Canada, è anche uno che accetta di misurarsi senza riserve con chi, con la scusa d’intervistarlo, gli chiede cose che nemmeno lui, forse, si è mai chiesto. Sincerità. Un puntiglio quasi feroce, il suo. Comincio da un verso dell’Ecclesiaste ascoltato la sera prima in tivù in un film per bocca di George Clooney. “Ogni cosa ha il suo tempo”. Per te oggi è tempo di… «Di dedicarmi di più alle piccole cose della vita quotidiana. Dopo trentasei anni di successo professionale. Una fortuna rara». Hai cominciato da enfant prodige. «A quattordici anni, con il primo tg in bianco e nero per ragazzi. Era la Rai sperimentale del grande Fichera». Eri un ragazzino tutto fervore e laicismo. «Collaboravo con il Wwf, facevamo pulizia delle spiagge e sorveglianza antibracconaggio. Mi misero davanti al microfono, non m’impappinai, mi chiesero di restare come conduttore». Un talento naturale. «Chiesi il permesso ai miei che me lo concessero, a patto di continuare a studiare con gli stessi ritmi. Da allora ho sempre studiato e lavorato». Un secchione di talento. Un successo dopo altro. «Ora non mi va di amministrare quello che ho fatto. Voglio da me cose nuove, mi sto chiedendo cosa, intanto mi godo il quotidiano, i sentimenti e gli affetti». Fatto di cosa il tuo quotidiano? «Voglio dedicarmi al mio ragazzo. Sono sempre stato uno attentissimo ai miei affetti, ai miei ragazzi di prima e alle mie due donne più importanti del passato, la mia ex moglie, Cristina, e la precedente, una ragazza persiana». La novità? «È che oggi la vita del mio ragazzo viene prima della mia». Dimmi di Cristina. «Abbiamo ancora oggi rapporti stret ti, anche se lei è tornata a Madrid. Abbiamo vissuto sette anni insieme ed è tuttora la donna più importante della mia vita. Quest’estate passeremo del tempo insieme a Positano, con i nostri fidanzati, come facciamo da sempre». Dimmi del tuo ragazzo? «Massimo Francese. È un brasiliano preso piccolissimo da un orfanotrofio di Belo Horizonte e adottato in Italia. Oggi voglio essere totalmente libero per assisterlo nel suo lavoro e nelle sue esigenze. Il contrario di quanto capitava prima con gli altri». Un’assunzione di responsabilità, quasi da modello socratico. «Una forma di adozione. La gente si spaventa a sentire certe cose, ma è solo uno dei modi di vivere l’omosessualità. Chi è colto sa che quella più anti ca, prevedeva che il maschio grande si facesse carico dell’educazione del più giovane». Terreno scivoloso… «Che la gente confonde con altre brutte parole. Stiamo parlando sempre di ragazzi maggiorenni, venticinque anni nel caso di Massimo. Sono sempre stato attratto dai più giovani, su cui esercitare il ruolo di tutore. Non ho figli e, da compagno o da insegnante nelle mie diverse scuole, questa è oggi la mia passione».

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