AlBano: “Anch’io sò coa vuol dire vivere lontano da casa”

Albano.roma 19.02.06 - Studio 4 Dear  Domenica In

Ha debuttato nelle inedite vesti di conduttore, Al Bano, e ancora una volta il suo coraggio, la sua determinazione e la sua straripante carica di umanità sono stati premiati dal pubblico. Così lontani così vicini, il programma in quattro puntate sperimentato da Raiuno il venerdì sera, ha raccolto ascolti più che lusinghieri e grande affetto da parte dei telespettatori, che si sono appassionati alle toccanti storie narrate sul piccolo schermo dal cantautore pugliese e da Cristina Parodi. Al Bano, d’altra parte, sa bene che cosa significhi vivere lontano dai propri cari. E ripercorre con Vero gli anni giovanili, vissuti da emigrante in cerca di fortuna. «Dove c’è umanità, lìmi piace esserci» Hai già fatto televisione nella tua lunga carriera, ma stavolta ti sei cimentato con una bella scommessa, debuttando in una veste inedita «Dove c’è grande umanità, lì mi piace esserci. Anni fa, a proposito di televisione, mi proposero di partecipare come concorrente a Ballando con le stelle, ma rifiutai quella bella offerta: mi sarei sentito un elemento fuori posto perché non so ballare. Mi cimento solo in progetti in cui so di poter riuscire. E le storie di Così lontani così vicini sono quelle che vedevo attorno a me da bambino». Davvero? «Una mia zia, sorella di mio padre, aveva un marito che partì per PArgentina, promettendole di chiamarla non appena si fosse sistemato. La lasciò a Cellino con due figli e sparì per oltre quarantanni. Lo cercarono a lungo, ma lui nel frattempo si era rifatto una famiglia. Per puro caso un altro fratello di mio padre lo incontrò a Buenos Aires, lo avvicinò, gli chiese se fosse proprio lui. Si chiamava Evangelista, ma lui negò. In realtà, dopo alcune ricerche, capì che quell’uomo era proprio lui».La tua famiglia si è poi riunita? «No, mai più. Quando lui tornò a Cellino, intenzionato a riconciliarsi con mia zia, lei gli ha detto: “Dove hai passato Testate, lì vai a trascorrere pure P inverno !”». «Un programma fatto di emozioni vere» Quali soddisfazioni ti ha regalato questo programma? «Ho affrontato questa avventura con grande gioia, visto che si trattava* di un programma davvero molto interessante. Una sorta di regalo che abbiamo fatto a persone, a famiglie che il destino ha diviso. Situazioni di povertà, di difficoltà, che hanno portato parenti a separare le loro strade di vita. La magia di questa trasmissione è stata proprio quella di permettere a queste persone di ritrovarsi, abbracciarsi e conoscersi per la prima volta. Le lacrime a cui abbiamo assistito avevano tutti i sapori delPemotività». Trattando queste storie, il tuo pensiero è mai corso a tua figlia Ylenia? «No. Qui ci riferiamo a un “mondo di vivi”. Nel mio caso, invece, purtroppo la “donna con la falce” è arrivata nella mia vita e devo sopportare questa cosa». «Fare successo perla mia famiglia» Anche tu hai vissuto sulla tua pelle la lontananza dalla famiglia, quando hai lasciato la tua amata Puglia in cerca di fortuna al Nord. Che ricordi conservi di quegli anni? «È stata veramente dura! Mi dava forza solamente Fobiettivo che mi ero posto: fare successo nel campo della musica* leggera e poter dire ai miei genitori che ce Favevo fatta. Era quello il traguardo più grande che inseguivo alF epoca. Mi dava un’immensa gioia inviare ai miei i primi soldi che guadagnavo, per dimostrare loro che con il cuore e, sotto tutti i punti di vista, ero sempre vicino a loro, tutti i giorni. Quando venivano a Milano i miei paesani* e poi tornavano a Cellino, sognavo sempre di essere al loro posto e di fare anch’io quel viaggio di ritorno verso casa». «la nostalgia era proprio “canaglia”!» Sentivi tanta nostalgia? «Tantissima. Ogni volta che uno di’ loro tornava a casa, c’era una parte di me che soffriva di “nostalgia canaglia”. Era una nostalgia troppo forte, però dentro di me la voglia di coronare i miei sogni era così^rande che non riuscivo a cedere e a mollare tutto per tornarmene “in patria”. Tuttavia, con i miei genitori ci scrivevamo spessissimo. A quei tempi non c’erano i cellulari, e quelle lettere, scritte a mano con amore e dedizione, per me erano una vera e propria boccata di ossigeno». Da pochi giorni sono terminate le Festività, Che ricordi hai del periodo natalizio di quando eri piccolo? Che cosa significava per te la parola “sacrificio”? «Un significato importantissimo. E devo ammettere che ho provato molta più gioia allora rispetto a quando mi sono potuto permettere, tanti anni dopo, di comprarmi finalmente una bella auto. Anche affrontando le storie di Così lontani così vicini mi sono reso conto di quanto sono stato fortunato ad avere quella j famiglia, che è stata davvero la mia più grande ricchezza, la mia forza interiore, la mia \ fonte di saggezza e onestà». «Seguono la cultura i del risparmio» I Gli stessi valori che hai ^ trasmesso ai tuoi figli. «I più piccoli, per esempio, nonostante la loro giovane età, hanno già imparato a mettere qualche soldo da par- j te da destinare ai più ^ poveri. Hanno tutto e sanno bene che il loro Natale deve essere incentrato sul dare, non sul ricevere. La piccola Jasmine, poi, è molto accorta nello spendere e mi commuove. Spesso è proprio lei a dire di non voler un regalo se è troppo costoso». Che cosa ti aspetti da questo 2014? «Spero che finalmente possa assestarsi la situazione economica e morale del nostro Paese. Mi piacerebbe leggere un bel titolo su tutti i giornali del mondo. Normalmente campeggiano notizie di rivolte e di guerre. Io vorrei leggere, invece, che è scoppiata la pace in tutto mondo. Tutte le nazioni dovrebbero istituire un ministero della pace. Possibile che nessuno abbia mai pensato che sarebbe sacrosanto averne uno in ogni Stato? E occorrerebbe amministrarlo prevenendo tutti i vari focolai, proprio come fa un dottore per evitare le epidemie».