Al Bano si lascia andare a un viaggio della memoria tra gioie e dolori

Albano.roma 19.02.06 - Studio 4 Dear  Domenica In

Con la grinta di sempre, Al Bano si prepara a debuttare da gennaio alla guida del nuovo programma di Raiuno Così lontani così vicini. Il cantautore pugliese si confessa a Top, tra scommesse professionali, gioie e dolori familiari, e ci accompagna in un lungo viaggio della memoria. Ricordando con noi il suo Natale da bambino, poi, anni dopo, quelli trascorsi da emigrante al Nord sino a quello di quest’anno. Parlaci del tuo prossimo programma in tv… «E davvero molto interessante. Una sorta di regalo che facciamo alle persone che il destino ha diviso. Si tratta di situazioni di povertà, di grandi difficoltà, che hanno portato i parenti a separarsi. La magia di questa trasmissione è proprio quella di permettere a queste persone di ritrovarsi, abbracciarsi e conoscersi per la prima volta. Le lacrime a cui assisteremo hanno tutte le sfumature dell’emotività. Ogni volta, ci sarà una lettera ad accompagnare la fotografia della persona che si cerca e, oltre un muro, si avrà la possibilità d’incontrare quel parente che si è cercato per tutta la vita. C’è solo un piccolo rammarico: purtroppo non canterò». Come mai? «Il programma è stato impostato in un certo modo che anch’io, naturalmente, ho condiviso. Nonostante tutto, però, continuo a lottare per poter cantare la sigla. Ho preparato un brano ad hoc, scritto da Maurizio Fabrizio e Avogadro, che è di una straordinaria bellezza e che sembra fatta apposta per quel programma. Si chiama Il mondo degli angeli e il sottotitolo è Bambini». «Ora so bloccare le lacrime…. C’è qualche storia che più delle altre ti ha toccato il cuore? «Sono tutte davvero ricche di emozioni e nessuna mi ha lasciato indifferente. Per motivi vari, vissuti diversi e particolari caratteristiche, ognuna di queste vicende mi ha colpito profondamente dal punto di vista emotivo. C’è per esempio la storia di sei fratelli fuggiti dal Vietnam e rifugiatisi in Italia. La loro madre ha poi avuto un’altra bambina che non poteva mantenere. Ebbene Maria, così si chiama una delle sorelle, dopo vent’anni di ricerche è riuscita a ritrovare sua sorella che viveva a Padova, mentre lei abitava a Verona. E l’aspetto più curioso è che questa ragazza, ogni domenica si recava a Verona cercando di scorgere in tutti i visi delle persone di origine orientale che incontrava un impulso, un brivido che le facesse capire che erano suoi fratelli. E, invece, ci è riuscita grazie alla nostra trasmissione». Sullo schermo ti vedremo anche commosso? «Tutte le mie emozioni si muovono dentro e io riesco a trattenermi. Ormai ho imparato a bloccare il rubinetto delle lacrime che invece di andare fuori, sgorgano dentro di me». «Ho rifiutato di fare Ballando» Hai già fatto tv nella tua lunga carriera, ma stavolta debutti in una veste inedita… «Dove c’è grande umanità, lì mi piace esserci. Anni fa, mi proposero di partecipare come concorrente a Ballando con le stelle. Ma rifiutai perché mi sarei sentito fuori posto, non so ballare. Mi cimento solo in progetti in cui so di poter riuscire. E poi le storie di Così lontani Così vicini sono quelle che vedevo attorno a me anche da bambino». Davvero? «C’era una mia zia, sorella di mio padre, che aveva un marito che partì per l’Argentina, promettendole di chiamarla non appena si fosse sistemato. L’ha lasciata a Cellino con due figli ed è sparito per quarantanni. L’hanno cercato tanto, ma lui si era rifatto una famiglia. Per puro caso, poi, un altro fratello di mio padre lo incontrò a Buenos Aires, lo avvicinò, gli chiese se fosse proprio lui, che si chiamava Evangelista, ma lui negò. In realtà, dopo alcune ricerche, capì che quell’uomo era davvero lui». Ma poi la famiglia si è riunita? «No, quando lui tornò intenzionato a riconciliarsi con mia zia, lei, per tutta risposta, gli disse: “Dove hai passato l’estate, lì vai a trascorrere pure l’inverno”!». Il tuo pensiero è mai corso a tua figlia Ylenia? «No, qui ci riferiamo al mondo di vivi. Nel mio caso (la figlia Ylenia scomparve vent’anni fa a New Orleans, il 6 gennaio 1994, ndr), invece, purtroppo la “donna con la falce” è arrivata e devo sopportarlo». «Sognavo di essere al posto loro» Anche tu hai vissuto sulla tua pelle la lontananza dalla famiglia, quando hai lasciato la tua amata Puglia, in cerca di fortuna al Nord. Che ricordi conservi di quegli anni? «È stata veramente dura! Mi dava forza il mio obiettivo: far successo nel campo della musica leggera e poter dire ai miei genitori che ce l’avevo fatta. Era quello il traguardo più grande che inseguivo all’epoca. Mi dava gioia inviare a casa i primi soldi che guadagnavo, per dimostrare che con il cuore e sotto tutti i punti di vista io ero vicino a loro. Quando venivano a Milano i miei paesani e poi tornavano a Cellino, sognavo sempre di essere al loro posto e di fare anch’io quel viaggio di ritorno. Ogni volta che uno di loro tornava a casa, c’era una parte di me che soffriva di “nostalgia canaglia”. Era troppo forte, però, dentro di me la voglia di coronare i miei sogni e così riuscivo a tenere a bada i sentimenti. Con i miei genitori ci scrivevamo spessissimo, all’epoca non c’erano i cellulari, e quelle lettere per me erano una boccata di ossigeno». Come vivevi all’epoca il tuo Natale da emigrante al nord? «Il Natale che trascorrevo da solo a Milano era qualcosa che mi bruciava dentro. Faceva freddo e c’era pure la nebbia, che in Puglia non avevo mai visto. Lì ho capito la differenza tra un Natale caldo di affetti e di spirito religioso e quello che vivevo lì. Ogni tanto il direttore del locale in cui lavoravo mi invitava a casa sua il giorno di Natale, sapendo che ero completamente solo. Ma mi sentivo comunque un estraneo che festeggiava il Natale in casa di altri. Non avevo certo i soldi per permettermi un treno per tornare a casa e poi il giorno di Santo Stefano il ristorante era aperto e io lavoravo. Ci stavo male, ma dovevo resistere. Mi dicevo che prima o poi quei sacrifici avrebbero dato i loro frutti e fortunatamente è stato così». «Non ricevevo alcun regalo» E il tuo Natale da bambino, invece, com’era? «Quando vivi povero in un mondo di poveri, dove tutti hanno le medesime condizioni, nemmeno te ne accorgi. Immaginavo che tutto il mondo fosse così. Ricordo gli spettacoli religiosi a cui assistevamo, la preparazione spirituale, la novena del nostro parroco». Che regali ricevevi? «A Natale non ricevevo alcun regalo e il vero dono per noi era il gusto di stare assieme. In ogni casa c’era un presepe fatto a mano, i meloni, le arance appese ai rami dei pini che facevano parte dell’allestimento del presepe e persino l’uva che riuscivamo a far stare fresca fino a quei giorni. Si leggeva anche la classica letterina a Gesù Bambino, carica di buoni propositi, e lì magari arrivavano cinque lire dal nonno, dal papà e dagli altri parenti. Il regalo vero e proprio, invece, arrivava all’Epifania. C’era sempre una calza carica di carbone e una con qualche regalino. Una volta ricevetti una bicicletta usata che mio padre aveva ridipinto. Per me la gioia fu come se avessi ricevuto in dono una Ferrari. Lì c’era tutto il sacrificio di mio padre che si era impegnato per regalarmi un sorriso. E devo ammettere che ho avuto più gioia allora che quando mi sono potuto permettere tanti, anni dopo di comprarmi una bella auto. Anche affrontando le storie di Così lontani così vicini, mi sono reso conto di quanto sono stato fortunato ad avere quella famiglia che è stata davvero la mia più grande ricchezza, la mia forza, la mia fonte di saggezza e onestà». Quest’anno come trascorrerai le feste? «Da quando manca mia figlia Ylenia, faccio finta di far festa. I miei figli più grandi sono già in Messico per trascorrere le festività con la loro mamma ed è giusto così. Io invece sarò a casa con tutta la mia famiglia numerosa». I tuoi figli più piccoli con quali emozioni attendono il Natale? «Ho insegnato loro a mettere qualche soldo da parte da destinare ai più poveri. Loro, d’altra parte hanno tutto, e sanno che il loro Natale deve essere incentrato sul dare, non sul ricevere. La piccola Jasmine (nata con il fratello Albano Jr. detto Bido dalla relazione con Loredana Lecciso, ndr), poi, è molto accorta nello spendere e mi commuove. Spesso è proprio lei a dire di non volere un regalo se è troppo costoso». Quali sono i tuoi auspici per il 2014? «Spero che finalmente possa assestarsi il nostro Paese. Mi piacerebbe leggere un bel titolo su tutti i giornali del mondo. Normalmente campeggiano notizie di rivolte e guerre, io vorrei leggere, invece, che è scoppiata la pace nel mondo. Tutte le nazioni dovrebbero istituire il ministero della Pace. E occorrerebbe amministrarlo prevenendo tutti i vari focolai, come fa un dottore per evitare epidemie». «La gente si rifiuta di vedere che…. Tu con Mission hai toccato con mano queste realtà così drammatiche… «Sì. bambini, anziani e donne che cercano riparo dalle pallottole che piovono su di loro ogni giorno e tentano di rifugiarsi in Giordania. Ho saputo che ad Aleppo le donne che lavoravano lì sono state prese, spogliate e fucilate in piazza.. E qui da noi nessuno ne parla. Mi hanno raccontato e ho viste con i miei occhi cose che la gente nemmeno sa. Non ci si rende conto della gravità della situazione in Siria. La verità è molto più cruenta di quello che crediamo o vediamo al telegiornale». Perché, secondo te, il riscontro del pubblico è stato così tiepido per Missioni «Oggi è come se la gente, con tutti i problemi che ha, si rifiutasse di vedere anche quelli degli altri. Io sono l’interprete che ha sempre cantato la speranza di un mondo migliore, la felicità, ma penso che il programma sia davvero molto bello»