Al Bano: Sapore di matrimonio con la Lecciso

Festeggiati il 20 maggio i suoi primi settantanni, Albano è in grande forma. Merito di una scelta di vita precisa: vivere in mezzo alla natura, nella sua Cellino San Marco, e mangiare cibi naturali. Scelta che gli dà anche l’energia per progettare le nozze con la compagna Loredana Lecciso, soprattutto per tutelare i loro due bimbi Jasmine e Albano Jr., come ha dichiarato a Vero: «I miei figli più grandi (Yari, Cristel e Romina Jr., avuti da Romina Power, ndr) hanno un documento che certifica che il loro papà e la loro mamma si sono sposati. Credo sia giusto che lo stesso avvenga per i più piccoli, che non devono apparire come figli di “serie bV La data però non è stata ancora fissata: «Mio padre sapeva fare di tutto» «Facciamo crescere i nostri figli e poi vediamo, per ora i tempi sono ancora lunghi. Quel che è certo, però, è che non penso a un matrimonio con fiori, carrozze e abiti eleganti. Sarà, se sarà, solo “inter nos”. Insomma, sarà qualcosa di intimo e fatto in casa», ha precisato il cantante pugliese. In sintonia, con le sue origini con tadine, di cui va fiero. «Non le rinnegherò mai, perché dalla terra nasce tutto. Con un gioco di parole dico che sono un “ConteDino”», dice. Come poi del resto lo era tuo padre Don Carme- Io… «Lui era un uomo rinascimentale, sapeva fare tutto, dal barbiere airimbianchino. Mi ha insegnato a fare i mestieri rurali, dal falegname al fabbro». Grazie ai suoi insegnamenti, hai costruito una tenuta immensa con frutteti, ulivi, viti… «È tutto frutto di una grande passione. Senza, quella terra sarebbe ancora invasa dai topi. Con i soldi che ho speso per portare in quella zona acqua, luce e linea telefonica potevo comprare un palazzone nel centro di Milano. Per realizzare questo sogno ho dovuto accendere dei mutui che sto ancora pagando. Ecco perché mi do da fare. Quello che guadagno lo investo, come mi ha insegnato mio padre. Faccio anche “il passo più lungo della gamba”». «Cantavo in catena di montaggio» Attraverso il cibo hai trovato il successo a Milano. Sei stato scoperto mentre facevi il cameriere in un ristorante… «Sì, ho cambiato tre ristoranti in tre anni. A quei tempi la mia famiglia viveva a Cellino con 800 mila lire all’anno e con un mutuo da pagare. Fu quella la molla che mi fece partire per Milano, dove prima ho lavoravo come cameriere per 25 mila lire al mese. Ne tenevo dieci per pagare la pensione in cui dormivo e il resto lo mandavo ai miei genitori». Quali emozioni provi quando ricordi il ragazzo che eri allora? «Provo tenerezza. Non mi faccio i complimenti per i sacrifici fatti, non mi hanno fatto soffrire. La passione per la musica mi aiutava. Quando infatti lavoravo in fabbrica, sempre a Milano, cantavo in continuazione, tanto che i colleghi mi dicevano in dialetto milanese, “Smettila terrone”. E io gli rispondevo: “Approfittatene ora, perché un giorno dovrete pagare per sentire la mia voce”. E così poi è stato». Nonostante il successo hai deciso di tornare a vivere nella tua Puglia, a cibarti dei frutti della tua terra… «A tavola bisogna elogiare la semplicità, come hanno insegnato San Francesco e tanti altri dopo di lui». Che tradotto in piatti, significa? «Niente salse e salsine, le odio. Basta un po’ di legna d’ulivo, una bella brace, delPottimo olio extravergine d’oliva, un buon vino, e ovviamente un orticello che si può coltivare anche sul proprio terrazzo, per avere sempre a disposizione prezzemolo, rosmarino, basilico e salvia. Vale a dire un supermarket in casa». Nella tua vita tu hai sempre mangiato tutto? «Quando ero piccolo, la cucina semplice di mia mamma mi aveva stancato. Pensavo che ci fosse un’alternativa. Poi, però, ho capito che quella era la più sana e gustosa e ho cominciato ad apprezzare anche cibi che prima rifiutavo, come i fagioli, i ceci, i piselli, le fave e la cicoria selvatica». Tu che hai girato il mondo, apprezzi anche la tavola straniera? Negli anni cosa ti ha colpito di più? «In tanti Paesi ho mangiato benissimo. In Spagna ho molto apprezzato la “fabada basca” (la fagiolata), che è un piatto un po’ pesante, ma che lì è necessario, dato che viene preparata nella zona vicina ai freddi Pirenei. In Portogallo mi hanno conquistato i “percebes”, che sono dei frutti di mare tipici della Galizia. In Russia mi hanno fatto impazzire la zuppa con le verze e la barbabietola. E una bontà unica come la Tom Yum Kung, una zuppa di gamberi speziata che ho mangiato in Thailandia. Quando sono stato in Giappone, poi, mi sono fatto sedurre da sushi, sashimi, tempura e tante altre prelibatezze». Durante una giornata “normale” come sono i tuoi pasti? «Comincio con una colazione “da re”, fatta di frutta di stagione, tre noci e una tazza di tè. Segue poi un pranzo “da principe”: ultimamente ho eliminato con dolore la pasta dalla mia dieta. Mangio soprattutto verdura cruda, pesce o carne alla griglia. La cena è “da poveraccio”: due bottiglie d’acqua, una mela e a volte anche una semplice insella con pomodoro, origano e olio. Se ci sono amici a tavola, però, non manca mai il buon vino». Immagino che tu ti voglia riferire ai vini che produci nella cantine della tua tenuta… «In effetti, sì… Con alcuni piatti può essere più adatto il bianco Felicità, con altri i rossi Don Carmelo (intitolato a suo padre, ndr), il Nostalgia o il Taras, che è un Primitivo in purezza»

1 Comment

  1. Rosy Fusillo

    19 novembre 2013 at 14:44

    Al Bano è un personaggio singolare e i suoi fan lo apprezzano proprio per questo. Le sue storie d’amore hanno fatto versare i classici fiumi d’inchiostro. Ma nonostante la sua “scorza” sono convinta sia un uomo dolce e premuroso e la classe sta in questo. Qualunque wedding planner vorrebbe celebrare un matrimonio con una persona così 🙂