“Aiuto, lo arrestano” E le Olgettine ancora a libro paga

di Gianni Barbacetto Milano Le Olgettine sono state il suo scudo protettivo, ma ora sono il pericolo più grosso. Silvio Berlusconi nel processo Ruby è stato difeso a spada tratta dalle ragazze delle notti di Arcore (prima dell’avvento di Francesca Pascale e Dudù). Ora però queste si stanno trasformando nella trappola che potrebbe addirittura portare al suo arresto: almeno secondo quello che scrivono i suoi giornali, che da giorni lanciano l’al – larme, rimbalzando le preoccupazioni che attribuiscono direttamente al capo. “È convinto che la Procura di Milano abbia già nel cassetto un mandato di arresto per il processo Ruby”, scrive il Giornale domenica 22 settembre. Gli fa eco il Foglio, che mercoledì 25 scrive del “non lontano spettro d’un provvedimento restrittivo che, sussurrano i suoi avvocati, potrebbe arrivare dalla Procura di Milano, e ancor prima che la Giunta per le elezioni sia chiamata a votare la sua espulsione dal Senato”. Bis del Foglio il giorno successivo, con un titolo in prima pagina: “Aria di arresto per Berlusconi”. A sentire direttamente l’avvo – cato Niccolò Ghedini, le cose non stanno così: “Intanto noi non sussurriamo: parlo per me, per il mio collega Piero Longo e per il professor Franco Coppi. Per il resto non so: sa, di avvocati il presidente ne ha tanti…”. Certo, la Procura di Milano si è molto occupata di Berlusconi e sta continuando a occuparsene. Le vicende ancora aperte si chiamano Ruby 3, ma anche Mediatrade. Questo è il nome che è stato dato al processo sulla compravendita a prezzi gonfiati dei diritti tv che prosegue, per gli anni successivi al 2003, il processo Mediaset, nel quale è già arrivata la prima condanna definitiva per frode fiscale. PROCESSO noiosetto, quello Mediatrade, da cui Berlusconi è uscito prosciolto già in udienza preliminare. Ora sono arrivati, dopo sette anni di paziente attesa, i documenti provenienti da Hong Kong, le carte della rogatoria che l’ex senatore Sergio De Gregorio dice di aver a lungo bloccato, per fare un favore al capo, che ci avrebbe messo del suo incontrando l’ambasciatore cinese a Roma. Quando le migliaia di pagine di quei documenti saranno lette e analizzate, potranno al massimo portare a riconsiderare la posizione di Berlusconi, che – in astratto – potrebbe rientrare come imputato nel processo. Ma da qui a un arresto la strada è lunga. Anche fosse poi provato che l’ex presidente del Consiglio si è dato da fare, insieme a De Gregorio, per bloccare la rogatoria e inquinare le indagini, sarebbe difficile convincere un giudice che esistono oggi esigenze di custodia cautelare per una vicenda che si è svolta nel 2006-2007. In ogni caso, Milano sta procedendo per il reato di frode fiscale. Per eventuali corruzioni o interventi illegittimi sulle indagini all’estero sarebbe competente la procura di Roma. Più delicato il capitolo Ruby. Il processo di primo grado si è concluso con la condanna a sette anni per Berlusconi, ritenuto colpevole di concussione e prostituzione minorile. Ma insieme alla condanna, le tre giudici hanno chiesto alla procura di procedere (ecco il Ruby 3) a carico di una lunga serie di testimoni che avrebbero detto il falso. Tra questi, molte ragazze (Eleonora e Concetta De Vivo Marysthell Polanco, Raissa Skorkina, Roberta Bonasia, Michelle Coincecao, Barbara Faggioli, Lisney Barizonte, Joana Visan, Cinzia Molena, Marianna Ferrara, Manuela Ferrara, Miriam Loddo, Joana Arminghioali, Francesca Cipriani). Sono venute in aula a dire sotto giuramento che le feste di Arcore erano solo cene eleganti. Ma hanno anche ammesso di aver ricevuto regali, auto, case e una paghetta di 2.500 euro al mese che continuano a incassare ancora adesso. UN IMPUTATO che paga i testimoni viene di norma messo a sua volta sotto indagine: ecco dunque dove potrebbe scattare una nuova imputazione per Berlusconi. E, in astratto, addirittura un provvedimento di custodia cautelare: per il rischio d’inquinamento delle prove (e che cosa inquina più di un imputato che spinge i testimoni a mentire?); e per il pericolo di reiterazione del reato (i pagamenti alle ragazze continuano). Da qui nascono le preoccupazioni di Berlusconi. “Mi arreste ranno, la sinistra vuole che vada in galera”, riportava ieri il Corriere della Sera. In realtà il Pd sembra più preoccupato per la tenuta del governo. Quanto ai magistrati, il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati ha più volte dimostrato di considerare la custodia cautelare in carcere come l’ultima delle strade da percorrere, dopo che siano esaurite tutte le alternative. Nel caso che ha coinvolto il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, che avrebbe dovuto essere arrestato ed entrare in cella dopo un’ennesima condanna per diffamazione, Bruti non ha esitato a mettersi contro gran parte dei suoi sostituti e l’intera sezione della procura che si occupa di esecuzione della pena: ha imposto una nuova interpretazione delle norme, con gli arresti domiciliari anche per chi (come Sallusti) non li aveva richiesti. Difficile che questa linea della procura di Milano sia ribaltata per un imputato-condannato rilevante e politicamente delicato come Berlusconi. Ma quello che a lui serve, in queste settimane, è tenere alto il livello di adrenalina nel dibattito politico, per tentare di non essere escluso dal Senato. Perché arrestato forse no, ma, una volta perso lo scudo parlamentare, potrà essere interrogato, perquisito, intercettato… Troppo rischioso, per chi già oggi è coinvolto in molte indagini e domani chissà. E se poi qualche Olgettina dovesse tradire?