«Ai malati di Stamina cellule di altre persone Una cura pericolosa»

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«Ha sempre dichiarato di agire senza fini di lucro, per uso compassionevole, ma di fatto la sua azione era tesa ad ottenere da ogni paziente o familiare somme fino a 50 mila euro». È una nota del procuratore di Torino, Raffaele Guariniello. Si riferisce a Davide Vannoni, presidente della Stamina Foundation, psicologo, «inventore » di un metodo basato sulle staminali. Secondo l’inchiesta torinese, la Stamina avrebbe chiesto dai 30 mila ai 50 mila euro da versare come donazioni perché «questi trattamenti in Italia sono fuori legge». Chi non pagava non riceveva cura. Agli atti le documentazioni dei bonifici: causale «contributo donazione». Molti pazienti, o loro familiari, si sono indebitati per poter usufruire delle infusioni del metodo Stamina. Nel pacchetto c’era anche l’offerta di mettere in «banca» le cellule prelevate: con 7.000-8.000 euro all’anno si tenevano da parte, congelate, per infusioni future. Le carte dell’inchiesta, formalmente chiusa nell’agosto 2012 con 12 indagati, vedono come protagonista Vannoni e alcuni medici. Le vittime sarebbero una settantina. Ieri, al quinto piano del Palazzo di giustizia di Torino, c’è stato un vertice. La richiesta di rinvio a giudizio è pronta, ma bisogna ancora ascoltare qualche persona e acquisire qualche carta per vedere se aggravare l’ipotesi di reato: all’associazione a delinquere, truffa, somministrazione di farmaci pericolosi, si potrebbe aggiungere l’omicidio colposo. E questo dopo le segnalazioni legate al decesso di pazienti. Agli atti, tra i vari documenti, spicca un video con una giovane donna affetta da Sla, paralizzata in un letto, che si alza e cammina dopo il trattamento. I depliant della Fondazione fatti circolare tra pazienti paraplegici, con numeri del genere: oltre mille casi trattati, recupero del danno dal 70 al 100% (72 recuperi su 90 ictus curati). La testimonianza di un paziente ricoverato nell’ospedale di Stato della Repubblica di San Marino, sentitosi male dopo la puntura lombare per il trattamento, che viene invitato a ritrattare, a scrivere che era «in stato confusionale». E ancora: 60 cartelle cliniche di pazienti trattati con il metodo Stamina esaminate dai periti del procuratore. «Non c’è prova di alcun miglioramento» è scritto. Stessa frase dopo l’esame delle 36 dei pazienti infusi agli Spedali Civili di Brescia. Il rapporto degli esperti, depositato lo scorso 4 dicembre, scrive: «assenza di qualsiasi oggettivo miglioramento delle condizioni dei pazienti », oltre a «una evidente trasandatezza nella compilazione dei dati clinici». E quel «decesso sospetto di un malato di atrofia muscolare multi-sistemica, patologia simile al Parkinson che solitamente non determina rischio di morte repentina» che ha allertato Guariniello. «Dalla trasmissione di virus all’insorgenza di tumori», i rischi delle infusioni Vannoni già elencati nell’inchiesta di Torino. Nono solo. «Il metodo Stamina farebbe presupporre l’uso di Siero Fetale Bovino nei terreni di coltura », dicono i verbali del tavolo tecnico 2012 composto da Istituto superiore sanità, Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Centro nazionale trapianti e carabinieri del Nas. Emergono timori su possibili «danni neurologici» e altri «effetti collaterali dopo infusione, da verificare nel tempo». Il timore è «Mucca pazza». Altra gravissima «pericolosità» evidenziata: «Sono infuse a un paziente le cellule prelevate da altro paziente o addirittura da altri 3 pazienti, senza alcun razionale biologico». Massimo Dominici, dell’università di Modena e Reggio Emilia, è il ricercatore che ha esaminato i campioni della Stamina Foundation prelevati dai Nas a Brescia. Lo scopo era «ottenere un differenziamento neuronale mimando» il protocollo descritto dal brevetto di Davide Vannoni ed Erica Molino. La conclusione: «Il razionale biologico è piuttosto scadente… e la dose infusa la si potrebbe definire omeopatica». A parte possibili virus e batteri. C’è poi un paziente con una doppia veste, quella di malato e quella di dirigente regionale della sanità lombarda, firmatario di documenti importanti per accreditare il laboratorio di Brescia che ospiterà il metodo. Lo scrive il rapporto, datato 9 luglio 2012, successivo all’ispezione al laboratorio di Brescia. Il malato in lista per le prime infusioni è un dirigente della Regione Lombardia, settore servizi sanitari. È Luca Merlino. Scrive il rapporto: «La collaborazione fra l’Ao Spedali Civili di Brescia e la Stamina Foundation si sarebbe instaurato a seguito di contatti con Fulvio Porta, coordinatore del progetto, e Luca Merlino, dirigente della Regione Lombardia che tra l’altro risulta avere stesso nome, cognomee data di nascita di uno dei pazienti in cura». Riavvolgiamo il film su Stamina. Si parte dai trattamenti in un sottoscala di via Giolitti a Torino dietro «donazione» di migliaia di euro a un laboratorio di un ospedale di Brescia, a inchiesta per truffa in corso, dove si cura gratis un paziente speciale. Al momento, nessun guarito. Altrimenti sarebbe già ripreso e intervistato da ogni tv del mondo. E Vannoni che grida al complotto.