ACortina crolla un pezzo di Dolomiti

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Il distacco, il crollo, il boato, la polvere. È 0accaduto l’altra notte, poco dopo le 23, nei pressi di Cortina d’Ampezzo, nel cuore delle Dolomiti bellunesi. Dalla sommità del Sorapis, a quota 3150, si è staccata una lama di roccia larga 300 metri e alta 400. Duemila metri cubi sono precipitati a valle senza coinvolgere persone o costruzioni ma mettendo in fuga un buon numero di animali selvatici, in primo luogo una cinquantina di camosci. Così hanno riferito i Forestali che ieri hanno sorvolato a lungoin elicottero l’area della frana per verificare l’eventuale minaccia di altri imminenti distacchi di roccia. Secondo i geologi si tratta di un fenomeno del tutto normale, non collegato né a terremoti, né all’attività in quota dell’uomo. La dolomia del Sorapis è fratturata e il ciclico alternarsi di gelo e disgelo, acqua e siccità prolungata, temperature altissime e molto basse, hanno innescato il distacco. Va aggiunto che nei giorni scorsi nella conca di Cortina e nell’area adiacente le piogge sono state torrenziali e ad alta quota, verso i tremila metri, il termometro è sceso sotto lo zero. Nelle fessure occupate dall’acqua si è formato del ghiaccio che ha dilatato ulteriormente gli spazi proprio perché rispetto all’acqua il suo volume è maggiore. «Crolli di questo tipo sono frequenti sulle Dolomiti» ha affermato il geologo Antonio Brambati dell’Università di Trieste. «Per capirlo è sufficiente osservare i detriti di falda che si sono accumulati ai piedi delle pareti di questemontagne. Siamo appena passati dall’estate all’autunno e le espansioni e le contrazioni della roccia sonocomuni». L’altra notte è avvenuto il distacco, tanto clamoroso quanto inatteso, perché il tempo degli eventi geologici come le frane è estremamente più dilato rispetto a quello umano. I due rispettivi ritmi non sono comparabili. Da qui la grande preoccupazionedegli abitanti e i sopralluoghi dei tecnici sul Sorapis, in particolare nella zona del Ciadin del Laudo. Col passare delle ore il volume della frana si è via via definito:prima mille metri cubi, poi 1500, infine 2000. Il crollo dell’altra notte ha riportato sul palcoscenico della cronaca uno “storico” distacco avvenuto il 26 luglio del 1939 nella conca di Cortina. In dettaglio sul Pomagagnon. Lo ha descritto Emilio Comici nel suo libro “Alpinismo eroico”. Il capitolo ha per titolo “La falciata della morte”. Comici aveva appena salito quella parete con Osiride Brovedani, un industriale triestino che sarebbe diventato famoso per aver messo a punto la formula della Pasta Fissan, e stava rientrando a valle. Ecco la descrizione di quella frana dacui il celebre alpinista e il suo compagnodi cordata si salvarono per il rotto della cuffia: «Eravamo seduti a chiacchierare quando le nostre orecchie vennero colpite da un orribile rumore. Volsi istintivamente la testa in su e vidi una cosa spaventosa: proprio sopra di noi, circa 400 metri più in alto, la cresta della montagna per una lunghezza di 100 metri, si staccava. Tutta quellaenorme fetta di roccia io l’ho veduta allora inclinarsi versoil fondocome se si abbassasse un ventaglio immenso. Poi questo ventaglio si allungava verso la grava annerendosi e prendeva la forma di una falce misteriosa, mentre verso il cielo la nuvola bianca e rossigna del polverone assumeva la forma apocalittica della Morte. Mi levai d’un balzo gettando un urlo verso il compagnoe consalti all’impazzata,mi precipitai verso la parete vicina. Durante quella breve corsa la frana era già piombata sul ghiaione con un fracasso terribile. La raffica di vento e di polvere mi aveva già investito, sentivo i sassi fischiare e battere intono a me… Correndo attendevo che il primo sasso mi colpisse e avevo paura, paura che fosse doloroso… Trovai un angolo nella roccia che rientrava un poco e mi addossai in piedi in quel piccolo vano. Attraverso la polvere che copriva come nebbia tutto il ghiaione, scorsi Osiride Brovedani a terra che annaspava. Mi chinai e lo trassi vicino.