Accuse e minacce di impeachment Berlusconi chiude la porta al Colle

Silvio Berlusconi

Una reazione durissima, da scontro istituzionale. Affidata a capigruppo, alti dirigenti del partito, allo stato maggiore di Forza Italia che hanno trasformato in note infuocate l’ira del Cavaliere, già esplosa più volte e ora tracimata: «Non ha più remore, passa sopra a tutto, e adesso non dovrei neppure più difendermi!», si è sfogato con i suoi. E così, il capo dello Stato invita Forza Italia a percorrere ancora il cammino delle riforme? La risposta è un sostanziale «se lo scordi », perché questa legislatura ha esaurito il suo compito e non resta che votare al più presto. Ma sono i toni con i quali Napolitano si è rivolto a Berlusconi, intimandogli di smetterla di gridare al golpe e non concedendo alcuna apertura su una soluzione della sua personale via crucis giudiziaria, a far esplodere il partito che accusa il presidente di essere ormai «di parte», di aver contribuito ad espellere dal Senato il Cavaliere, di non voler capire che la vicenda «è politica, non giudiziaria »: «Se non è stato un colpo di Stato, cosa è stato?», protesta Paolo Romani. L’uscita più dura è di Gregorio Fontana, non certo noto per i toni incendiari: «Io e i colleghi di Forza Italia presenti al Quirinale non ce ne siamo andati via durante il discorso del presidente Napolitano solo per rispetto del luogo in cui ci trovavamo», ma «a che titolo il presidente si sia appellato al senso di responsabilità altrui, quando lui stesso avrebbe avuto la possibilità di favorire un clima di dialogo e di pacificazione e s’è ben guardato dal farlo», non concedendo la grazia e, dopo le parole di ieri, dimostrando che «non esercita un ruolo di garanzia, non è un arbitro imparziale, e non è estraneo alla realizzazione del disegno politico-giudiziario e mediatico che ha portato alla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore ». Si capisce quanto torni di attualità il disegno confessato da Berlusconi ai suoi ancora pochi giorni fa: «Se Grillo lo farà, dobbiamo sostenere la procedura di impeachment contro Napolitano ». Perché il clima negli ambienti azzurri è agitatissimo: «Minaccia che si dimetterà? E lo faccia! Lo dice ma non lo fa mai, per noi sarebbe un bene», si sfoga più d’uno fra i falchi. Daniela Santanchè dà dell’«omertoso» a Napolitano, Renato Brunetta è tranchant: «Sostenendo il governo, travalica il ruolo assegnatogli dalla Costituzione», e le sue parole con cui sollecita riforme appaiono «anche irrispettose della sentenza della Corte, le cui motivazioni converrebbe attendere, salvo Napolitano non le conosca già o peggio voglia condizionarne la stesura». Insomma, è la conclusione minacciosa «come scrisse il 29 novembre del 1991 l’onorevole Napolitano, chiedendo le dimissioni del presidente Cossiga: “Si è totalmente smarrito il senso della misura al Quirinale”. Purtroppo siamo nella condizione di ripetere le sue parole di allora». Se non è l’annuncio di messa in stato di accusa, poco ci manca, visto che Sandro Bondi auspica che il nuovo Parlamento nomini un nuovo capo dello Stato e l’attuale senta in quel caso «l’obbligo di dimettersi». In ogni caso, come dice Paolo Romani, «mi sembra che non ci siano più le condizioni per votare il percorso di riforma costituzionale così come è stato disegnato». E questo anche perché «non è previsto nulla su quella che per noi è l’indispensabile riforma della giustizia», come dice Luca D’Alessandro. Ma anche perché, come aggiunge una colomba azzurra come Mariastella Gelmini, non si può invitare a fare la legge elettorale partendo da un accordo di maggioranza: «Se l’obiettivo è di arginare le crepe nella maggioranza temo, invece, che chiudere la legge elettorale all’interno di quel recinto, non porti a nessuna riforma e acceleri la disgregazione della compagine che sostiene il governo». Insomma «Napolitano non rispetta l’autonomia del Parlamento», conclude Annamaria Bernini. Guerra su tutti i fronti, dunque. Con un Berlusconi sempre più deciso ad andare fino in fondo per ottenere il voto il più presto possibile, forte come si sente di consensi popolari che, negli ultimi sondaggi Euromedia, danno la maggioranza al centrodestra e FI al 21%.