Questa stagione politica delle larghe intese, per Beppe Grillo, è finita in un modo «ovvio».Il leader del Movimento 5 Stelle considera ora una sola strada, le elezioni anticipate, come ha spiegato nella sua prima uscita pubblica dall’inizio della crisi del governo di Enrico Letta. «Dobbiamo tornare a elezioni, mandare a casa tutta questa gente e rifare questo Paese con un Governo 5 Stelle», ha proclamato mentre partecipava a un corteo di protesta per la superstrada Rho-Monza prevista nel piano dell’Expo 2015. Per Grillo non c’è possibilità di dialogo, ancor più di prima, col resto delle forze parlamentari. «Mi chiedete dei morti», ha risposto ai giornalisti, scansando poi una domanda sul ruolo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che a suo parere potrebbe persino «seguire lo psiconano (suomodo di accennare a Silvio Berlusconi, ndr) agli arresti domiciliari ». Nemmeno sulla legge elettorale, che pure da sempre vuole cambiare a favore delle preferenze, ha aperto spiragli: «Vogliono fare un superporcellum per farci stare fuori, ma non glielo permetteremo; la cambieremo quando andremo al governo e la scriveremo nella Costituzione». È con gli elettori, a cui promette 10-15 nomi «per bene»da votare, cheGrillo ha mostrato di voler parlare, anche evocando la fine della sua esperienza se dalle urne il M5Snon ricaverà la forza parlamentare per formare un governo che vada a Bruxelles e «ridiscuta i patti» per euro e debito, «tolga finanziamenti» alla stampa e si occupi dei «problemi gravissimi del Paese». «Voglio – ha scandito – parlare coi 20 milioni di italiani che votano Pd e Pdl: se continuano a farlo, il Movimento se ne va. Dico loro: “Se non ci votate, io mi tiro fuori, siete voi che scegliete il Paese”». Parole che Grillo ha pronunciato a intermittenza, camminando per quasi un’ora e mezza aiutato dai carabinieri, in una sfida di nervi coi tanti giornalisti che lo hanno accerchiato in questa sua trasferta in Lombardia. Voleva parlare di quella superstrada Rho-Monza, di cui 500 cittadini che si sentono «inascoltati» chiedevano l’interramento suonandofischietti e pentolini,ma alla fine ha dovuto parlare di altro, con corollario di proteste dei suoi sostenitori contro la stampa. Una metafora dell’Italia, per l’ex comico, sia i problemi legati a «un’autostrada di 15 corsie che nemmeno in California fanno più», sia la voce dei cittadini. Invece, più che di autostrada, il comico-leader genovese ha dovuto occuparsi di politica nazionale. «Urlo? Urlo perché sono esausto», ha gridato alle telecamere, promettendo che le elezioni saranno un referendum sulla classe politica, su quella “casta” sulla quale ha costruito la sua fortuna elettorale.